CAR SEAT HEADREST – Teens of Denial

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Devo fare un passo indietro, per riparlare di questo gioiellino del 2016 che avevo messo nei migliori dischi dell’anno, ma che, liquidato con una scheda veloce, può essere passato inosservato ai più; eppure, è un vero e proprio capolavoro, una di quelle perle appoggiate nell’affollato mondo musicale di oggi e lasciate brillare finché luce vivrà. Purtroppo in questi anni 2000 succede spesso che ottimi album vengano liquidati velocemente per il continuo sovrapporsi di continue proposte, e le case discografiche non investono più come si faceva in passato su nomi o gruppi, tenendoseli stretti e lavorando promozionalmente su di loro. Ormai con la rete non conviene più e il risultato è un abbassamento qualitativo, soprattutto per la mancanza del supporto tecnico di produzione, almeno nei fattori di costruzione di un album vero e proprio. Inizialmente gli artisti si fanno conoscere con lavori autoprodotti, per poi pubblicare una volta venuti alla ribalta con l’etichetta di turno che li vuole lanciare, ma anche in questo caso le nuove scelte di mercato sono legate a un mordi e fuggi continuo, ripetitivo, insistente, vorticoso, che fa bruciare le tappe a chiunque, pronti ad essere sostituiti da un nome successivo, tanto, sia le incisioni approssimative che la relativa pubblicità ha appiattito la proposta generale. Ormai è tutto regolato dai social-network e come tali hanno cambiato la fruizione o il modo di concepire l’ascolto musicale. Non è assolutamente vero che una volta si faceva musica migliore, casomai non esiste più una “scena” che rappresenti un movimento, ma una volta avvenuta una rivoluzione è normale che ci sia la degustazione dell’avvenuta apertura mentale che dura tutt’ora, almeno in quelli che vogliono masticare a colazione musica e qualità.

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THE CLEAN – Getaway

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Delle uscite discografiche di questo inizio d’anno, una che mi ha colpito in maniera interessante, e che vale la pena parlarne, è questa ristampa dei The Clean: gruppo non molto conosciuto, ma nome di spicco della scena neozelandese, la loro nazione d’origine. Già attivi dagli anni ’80, riuscirono ad imporsi con degli album notevoli e che raggiunsero il loro apice con “Vehicle” nel 1990. Seguirono poi altre uscite discografiche fino al  2009 con ottimo “Mister Pop”, tanto per rimarcare la loro innata propensione nel continuare a credere, oltre alla loro voglia creativa, che non esistono età per vivere la musica.
Gruppo di culto dell’indie-rock, sono riusciti a farsi notare in campo mondiale con un sound particolare, il quale miscela Velvet Underground e Violent Femmes, sporcando il loro rock con una psichelelia orecchiabile intrisa di pop quanto basta per alternare melodie e divagazioni chitarristiche, perché, nati da una matrice post-punk, via via si sono evoluti mantenendosi sempre in equilibrio tra le frizzanti esplosioni della giovinezza, e le ballate più ariose della maturità, sempre colorate di quel tocco garage che non guasta mai.

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ARRIVAL – di Denis Villeneuve

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L’arrivo di una razza extraterrestre sul nostro pianeta ha da sempre affascinato scrittori e registri di ogni genere, facendoli divagare sempre nelle ovvietà che portavano a scontri apocalittici, o a mostri inimmaginabili, o a derive pericolose riconducibili alla nostra stessa natura guerrafondaia, perché in fondo, se la  paura è di finire come noi stessi abbiamo trattato le culture dell’Africa, dell’Australia o peggio ancora, delle Americhe, allora, questa colpa che ci portiamo dentro, ha una radice radicata negli abissi della psiche umana, e non nello spazio profondo. Non è il caso di “Arrival”, straordinaria pellicola del canadese Denis Villeneuve che cerca di superare i classici filoni della fantascienza con un’idea intelligente, carica di filosofia e poesia, pur mantenendo intatta tutta l’adrenalina e la suspense che una trama di questo tipo deve asservire per coinvolgere lo spettatore.

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Luca Stricagnoli

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Questo talentoso performer originario di Varese si è fatto conoscere tramite i social-network, acquisendo via via un enorme successo per la qualità delle sue esecuzioni e per l’uso particolarissimo della sua chitarra. Non è casuale che il suo incontro con il liutaio Davide Serracini è stato quel classico colpo di fulmine che poi lo ha portato a sperimentare tecniche diverse e sempre più nuove, utilizzando tre tipi di chitarre: una standard, una baritona e una 7 corde, fino a raggiungere tonalità simili fino a quelle dell’arpa o a quelle di un pianoforte, proprio per la particolare risonanza del suono. Fondamentalmente, la tecnica già portata avanti dallo statunitense Andy McKee, e da altri fingerstyle, è stata assimilata  da Luca Stricagnoli, per poi evolversi in maniera sorprendente.
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BLACK MIRROR – 3 stagione

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Di questa splendida serie televisiva ideata e sceneggiata da Charlie Brooker ve ne ho già parlato: sia della prima stagione che della seconda, autentici capolavori d’intelligenza creativa, autentici specchi della nuova società prossima ventura. Ma se i nuovi specchi dell’era moderna sono quelli dei monitor che ormai circondano la nostra vita, come potremmo regolarci con i nostri sentimenti? Difficile rispondere… ma è proprio inseguendo queste ipotesi, che il critico televisivo inglese, propone degli interrogativi i quali lasciano il segno. La bellezza di questi episodi, sin dagli esordi, è tutta racchiusa nella loro sintesi: tutti autoconclusivi, nello stile dei celeberrimi “ai confini della realtà”, quasi a proseguire quell’eredità importante che ha cambiato per sempre le regole del piccolo schermo legate al colpo di scena finale. Non è casuale che negli anni ’80,  in Inghilterra proseguirono con un’altra serie tradotta in Italia con il titolo “il brivido dell’imprevisto”, in cui, ogni episodio, lasciava sempre lo spettatore con quel senso di smarrimento e di attesa fino all’ultimo minuto: dove si svelava con una sorpresa letale, tutto il gioco della trama. Un po’ come fece prima Alfred Hitchcock in America, e poi, sempre negli Stati Uniti, a varie riprese, fino al 2007, con la messa in onda dei “master of science-fiction”, titolo probabilmente non azzeccato, forse troppo pseudo-documentaristico, perché i bassi ascolti non lasciarono il segno sulla loro programmazione, eppure vi lascio il link del primo episodio intitolato “Una fuga perfetta” perché è assolutamente da vedere, talmente è fatto bene nella sua drammaticità: un capolavoro d’intuizione e suspence, dal risvolto terribilmente psicologico.

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Le più belle copertine di dischi del 2016

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Sono tato pungolato lo so… perché sapete, quando si apre un locale anche l’immagine è importante, anzi, scusate il gioco di parole, ma prima di tutto è tutto. La grafica è una delle mie passioni e allora tuffiamoci nelle migliori copertine di dischi del 2016, le quali possono abbellire le pareti di questo bar, perché quando gli artisti decidono di vestire bene un prodotto, lo fanno sempre nel migliore dei modi. Non è casuale che la fortuna del “vinile” è stata proprio le bellezza delle sue confezioni, dove si è sbizzarrita la fantasia degli addetti ai lavori , trasformando un involucro contenente un semplice disco, in un’opera d’arte. Purtroppo con l’avvento del CD si è persa questa dimensione immaginifica dove gli appassionati trovavano uno stimolo in più per godere della propria musica. Ma al di là di questo, la bellezza intrinseca delle cover è rimasta indelebile nelle schiere di chi coltiva un’emozione. In sintesi il 2016 è stato un anno in bianco e nero, per via di tutte le dipartite che ci sono state in questo campo, ma alla fine la fa da padrone sempre il “colore”, e come tale ci fa sempre ritornare a sorridere.

Ho selezionato 50 tra le più belle immagini utilizzate per abbellire la musica che preferiamo, e il risultato è veramente un’esplosione di creatività.
Cliccate qui sotto e godetevi quest’orgia cromatica dalla bellezza sconvolgente

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I MIGLIORI DISCHI DEL 2016 per il Sourtoe Cocktail Club

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Tutti gli anni lo ripeto, come consuetudine, queste sono sostanzialmente le  mie scelte, derivate dai miei acquisti, variegate poi dal mio stato d’animo. Infatti, noterete dei generi musicali diversi, ma che coesistono perché l’emozione profondissima emanata dalle loro tracce, non ha eguali con qualsiasi altra bellezza. Alla fine un genere solo mi stanca, e pur mantenendo un equilibrio di fondo, preferisco alternare coloriture diverse per sentirmi vivo, sempre pronto a soddisfare i miei molteplici stati d’animo.
La musica che viene incisa e buttata sul mercato di questi anni 2000 è di un’enormità produttiva sconsiderata, la quale finisce per confondere le idee degli appassionati e non solo. Io preferisco distillare quelle poche energie creative vere, nate non da una banalità ricorrente o addirittura asfissiante, ma dalle idee autentiche generate dalla passione e dalla voglia di suonare, e in senso più ampio dalla voglia di vivere.
Sentirsi artisti, è anche questo.
Poi come sempre succede, quando l’istinto prende il sopravvento sulla ragione, tante scelte sono frutto di emotività disparate, ma che poi alla fine, riflettendoci sopra, non sono poi così errate dal contesto iniziale e col senno di poi, risultano giuste. Ecco per esempio che per un esperto attento, tra le mie scelte ho escluso il celebratissimo album di Nick Cave: “Skeleton Tree”, di cui mi sono ripromesso di parlarne in un apposito post, e lo farò tra breve. Come invece, d’altro canto, ho inserito all’ultimo momento un disco scoperto tramite il blog di un “malato” come me, proprio all’ultimo momento, e che pubblicamente ringrazio per la sua sapienza. Anche questa è la bellezza della rete.
Concludendo vi lascio la mia lista senza nessuna classifica preordinata: 20 dischi, tutti a pari merito, di cui seguono le schede per ognuno.
Buon ascolto

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DAVID BOWIE – Blackstar
LEONARD COHEN – You Want It Darker
HERON OBLIVION – Heron Oblivion
KEVIN MORBY – Singing Saw
HAWKWIND – The Machine Stops
LUCINDA WILLIAMS – The Ghost of Highway 20
BLACK MOUNTAIN – IV
PJ HARVEY – The Hope Six Demolition Project
IMARHAN – Imarhan
AGNES OBEL – Citizen of Glass
THE DWARFS OF AGOUZA – Bes
CAVERN OF ANTI-MATER – Void Beats / Invocation Trex
FANTASTIC NEGRITO – The Last Days of 
Okland
IBRAHIM MAALOUF – 10 Ans de Live
CAR SEAT HEADREST – Teens of Denial
MONO – Requiem For Hell
KING CREOSOTE – Astronaut Meets Appleman
THE MIKE ELDRED TRIO – Baptist Town
KADHJA BONET – The Visitor
WORKIN’MAN NOISE UNIT – Play Loud

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