ROBERTA DAPUNT – Sincope

roberta dapunt sincope

Quando sentii per la prima volta Roberta Dapunt leggere le sue poesie all’interno di un festival letterario, rimasi colpito immediatamente dallo spessore dei suoi componimenti, a tal punto da farmi sospirare tra me e me: “…finalmente un poeta…” (!)  Si perché, quando ci sono delle aspettative legate a una passione personale e si ascolta una sequela infinita di personaggi molto lontani dalla concezione artistica vera; se all’improvviso appare l’autenticità senza nessuna pretesa di esserlo, con una quieta esplosione di intima bellezza, e di profondità talmente vicino a noi da trasportarci nei suoi abissi, nelle sue solitudini, nei suoi chiarori, nel suo mondo semplice e nello stesso tempo immenso, allora, possiamo senza alcuna remissione dichiarare che la vera poesia esiste davvero.

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Ascolta & Leggi: Pavolv’s Dog con Il Fosso, un racconto inedito di Silvia Giusti e Paolo Beretta

Anche dei piccoli momenti collettivi danno origine alla creatività della bellezza: complimenti agli autori…

almerighi

A volte le sorprese non mancano, questa è estremamente piacevole, un bel racconto con poesia scritto a quattro mani da Silvia Giusti (lapoetessarossa) e Paolo Beretta (uncielovispodistelle) che, entrambi, ho avuto il piacere di incontrare personalmente lo scorso 14 giugno a Como, ospiti tutti di Antonio Bianchetti (ilbarman) e di Vincenzo Petronelli. Grazie.

Premessa

Quando succedono cose che non ci aspettiamo, siamo colti, talvolta, da un misto di stupore e impotenza. Siamo esseri umani, fragili e sognatori. Chi scrive, chi si diletta a scrivere, trae spesso ispirazione da tali accadimenti.
Non racconteremo dunque i fatti, ma attraverso un esercizio nella tecnica dello straniamento, racconteremo di un vissuto (a margine della serata), per farne paradigma.
E un ringraziamento.

IL FOSSO

E’ una serata dedicata alla poesia con la presentazione di un libro. E’ presente l’autore e l’amico che lo ha invitato. Non c’è niente di strano in questo gruppo di…

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FONTAINES D.C. – Dogrel

fontaines-dc-Dogrel

Il termine “Dogrel”, prende il nome da un modo di esprimersi tipicamente irlandese, che vuole sottintendere una poesia di strada, semplice, diretta, magari scritta male e dallo scarso valore letterario ma, è proprio questo il punto, con un’autoironia tipica di questa terra, questi cinque ragazzotti della periferia di Dublino, lo hanno fatto loro come esigenza del dire e raccontare, d’altronde, se a un gruppo di amici piace andare in giro per i bar a bere e scrivere versi, il risultato è una serie di liriche dall’impatto corrosivo e tagliente, adatte proprio per essere musicate, adatte proprio per essere bevute.  Con queste premesse, il disco d’esordio dei Fontaines D.C. è non solo, una sorpresa per gli addetti ai lavori, ma per tutto il panorama irlandese delle nuove generazioni, che aspettava da anni una band in cui rispecchiarsi e ubriacarsi degnamente.

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poem-

scusate, ma questa poesia ci sta benissimo nel mio blog… Complimenti all’autore Matt Targat e al traduttore Flavio Almerighi…

 
Fa male provare ad aprirlo.
Così, ho fatto come sempre,
sono andato al pub a leggere un libro.
Questa volta ero nel libro.
Il bar era pieno, così sono rimasto in piedi nell’angolo
e ho preso una birra scura.
Il rumore delle molte conversazioni
sbiadì, come succede sempre quando leggo,
ma quando ho toccato il libro sembrava elettrico.
“Eccomi,” pensai. ”
Sto per leggere la mia storia”. Ma non potevo farlo. Ho aperto il libro a pagina 62.
Diavolo, ho persino fatto una foto.
Ma non ho potuto leggere la mia breve storia.
Non potevo nemmeno andare oltre la seconda riga.
Non sono sicuro del perché. Non so cosa sia successo.
Molto probabilmente leggerò tutti gli altri e non leggerò mai il mio.

mtaggartwriter

It hurt to try and open it.
So, I did what I’ve always done
and went to a pub to read a book.
Only this time, I was in the book.
The bar was full so I stood in the corner
and ordered a dark beer.
The noise from the many conversations
faded, as they always do when I read,
but when I touched the book it felt electric.
“Here I am,” I thought. “About to read my own story.”
But I couldn’t do it. I opened the book to page 62.
Hell, I even took a picture.
But I couldn’t read my short story.
I couldn’t even get beyond the second line.
I’m not sure why. I don’t know what happened.
I’ll most likely read all the others and never read mine.

-M. Taggart

book view

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Le copertine più belle degli album 2018

le più belle cover degli album del 2018

Anche per quest’anno appena trascorso ho voluto selezionare quelle che secondo me, sono le cover più belle degli album 2018. Suddivise in diversi “fogli”, non dico per tematica, ma per gusti estetici che le accomunano, ho poi fatto una scelta successiva, quasi ad arrivare alle tre più belle. Difficilissimo, lo so, ma, giocare non costa nulla, e se volete farlo anche voi, servitevi senza problemi, magari riusciamo insieme a fare una classifica, altrimenti servitevi da bere e lustriamoci gli occhi davanti a tutta questa bellezza, profumi  e aromi compresi ………

P.S. il nome dell’artista e il titolo dell’album vanno da sinistra verso destra e così di seguito

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The Bonnevilles – Cascina Bellaria – Sezzadio (Al) – Live 15/09/18

Andatevi a sentire le derivazioni acide di un rock blues tanto caro alle sonorità della Fat possum, dove la venatura punk della loro spontaneità è una gioia per chi predilige questo tipo di musica. Loro si chiamano “The Bonnevilles” e sono assolutamente d’ascoltare. Un grazie a Massimo che, com il suo “Bamboo Road”, gestisce uno dei più bei blog attualmente in circolazione: schitarrate e letture che puzzano di america con il loro ritmo inarrestabile. Ogni tanto si sconfina (come in questo caso) ma le scenografie easy rider vanno bene per tutte le latitudini…

Bamboo Road

The Bonnevilles

Non parlo quasi mai dei concerti ai quali assisto in quanto reputo quasi inutile scrivere di artisti nella loro versione live quando parli già dei loro dischi, anche perchè in questo ambito abbiamo ormai raggiunto in generale un ottimo livello (non ricordo di aver visto negli ultimi anni un concerto mediocre). In questo caso invece dei loro dischi non ne ho mai parlato (come di molti altri artisti) forse per mancanza di tempo, ma meritano anche se suonano musica di nicchia. Il genere si avvicina a quello che prediligo, ovvero un rock blues rozzo, malsano e di derivazione punk. Il duo, composto da Andrew Mc Gibbon Jr. (chitarra e voce) e Chris Mc Mullan (batteria), ricorda gruppi come The Black Keys e The White Stripes degli esordi ma anche sonorità care ai North Mississippi AllStars, Cedric Burnside (nipote di R.L.) e Lightin’ Malcolm, Left Lane Cruisers, per citarne alcuni e…

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