IL COSTO DELLA VITA

Dopo la tragedia di ieri a Milano, mi tocca ribloggare per la terza volta un post che scrissi nel settembre del 2013, in occasione dell’uscita del libro di Angelo Ferracuti “Il costo della vita – storia di una tragedia operaia”, perché siamo sempre alle solite: si muore sul lavoro. All’epoca di quella recensione, la tabella dei decessi si fermava al 2011 e mi tocca aggiornarla: 790 nel 2012; 660 nel 2013 (sempre decrescenti, poi l’improvviso rialzo); 1152 nel 2014; 1246 nel 2015; 1018 nel 2016 e 864 a fine novembre 2017 (complice anche la tragedia di Rigopiano). Numeri pazzeschi, ma se andate a leggere quell’articolo vi verranno i brividi, e non mi stancherò mai di ripostarlo, perché non è possibile tutto questo:

Link post del 2013

il-costo-della-vita-angelo-ferracuti

 

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PILLOLE DI SALAME – part. 3: musica da paura

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Ma la musica può fare paura? Può creare un fenomeno di annientamento mentale o nello stesso tempo unire lo spirito collettivo? Può disperdere o isolare qualcuno a livello etereo? Può fare davvero paura all’individuo quando le sue melodie si fanno pesanti, o al contrario farlo esaltare e caricarlo di adrenalina? E il “sistema”?  Ha paura della musica quando diventa un rito universale trasformando le coscienze, e soprattuto, quando le unisce in un movimento culturale?  Tutto è possibile, soprattutto quando si vuole disperdere le potenzialità espressive della libertà. Provate a chiedervi perché a un certo punto dentro alla “nazione” hippie e successivamente intorno alla furia iconoclasta del punk è comparsa l’eroina al posto della marijuana o dell’hascisc?

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