PILLOLE DI SALAME – musica per vicini rumorosi

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Come vi avevo preannunciato, dopo il disco di Cave avevo bisogno qualcosa di forte, per riportare l’umore sopra altri livelli. Di conseguenza, giusto il tempo per iniziare questa mia rubrica, il volume si deve alzare a costo di svegliare tutto il condominio. In fondo, se il salame metaforizza qualcosa di paesano in questa nostra società che, a tutti i costi, vuole uniformarsi appiattendo qualsiasi cosa per genuflettersi alle multinazionali, non ci resta la ricerca di quei prodotti i quali conservano ancora il fascino del gusto, e potremmo aggiungere l’aggettivo, “genuino”, proprio perché qualcosa di buono è rimasto. Così come in musica, perché nella marea di proposte avvenuta nel 2019, la selezione della qualità d’ascoltare ci può tenere svegli a suon di decibel con gli amplificatori regolati al massimo.

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E allora partiamo per questo primo viaggio diviso in 4 parti a seconda della particolarità dei nostri vicini, perché, loro malgrado, dovranno sopportarci come noi sopportiamo loro.

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JAMBINAI – Onda

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In questi ultimi anni, si è sentito molto spesso parlare di “musica etnica” o di “world music”, come se etichettare un genere fosse necessario a tutti i cosi, dimenticando che anche la nostra, o quella americana, fa parte di un angolo di mondo, e non deve necessariamente essere quella che si è appropriata di termini in cui tutte le altre le girano intorno. D’accordo che bisogna indirizzare l’ascoltatore, e fin qui va bene, ma poi bisogna parlare di musica come parte di noi e delle nostre stesse emozioni, senza distinzioni. Ecco che questo ensemble sudcoreano può introdurre l’argomento proprio a suon di note, facendo parlare gli strumenti, anch’essi originali, ma che fanno parte di quel patrimonio importante dei popoli. Jambinai è il loro nome, i quali, miscelando le sonorità delle loro origini, riescono a trovare un varco per quello che chiameremo più semplicemente folk-apocalittico intinto di post-rock, giusto per essere più sinceri con noi stessi, senza circoscriverli dentro ad ambiti particolari, ed elevandoli insieme allo loro magia per un sound originalissimo.

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HANS MAGNUS ENZENSBERGER – Mausoleum

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Foto di Tatsuo Suzuki

“…Se dunque la vera Terra possiede nell’universo schiere di
sosia, lo stesso vale ovviamente per tutte le sue possibili
varianti.
Ogni attimo reca infatti con sé nuove diramazioni, deviazioni
alternative. Qualunque sia la nostra scelta, noi non
sfuggiamo al nostro fato. Eppure, nel complesso dell’universo
la fatalità non può far leva, perché l’infinito non
esige alternative ed ha posto per ogni cosa…”

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PILLOLE DI SALAME – musica da mordere

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Concludiamo questa carrellata di ottimi album pubblicati nel 2016, con quelli da mordere, sia nel bene che nel male, perché ognuno di noi ha la sua reazione di fronte al proprio credo. In fondo, la musica è una comunione vissuta intensamente, come tutta l’eucarestia che precede il rito dell’ascolto: una celebrazione che inizia dal corpo fino al raggiungimento dello spirito. Ma la messa non finisce con il segno della croce, continua imperterrita, in ogni momento della giornata, e non si stanca mai d’incontrare i nostri stati d’animo: li rigenera, li porta al vero miracolo degno di esser ricordato.
Solo una curiosità: il titolo di questa rubrica era riferito a un ricordo della mia adolescenza, in cui, mi è rimasta in mente la sequenza di un film di fantascienza molto ironico, dove, si anticipava l’avvento degli anni 2000 con un cibo sostituito dalle pillole. La trovata stava nel fatto che il protagonista ad un certo punto pronunciava la frase: “oggi ho voglia di qualcosa di nostrano, mi prendo delle pillole di salame”. Non mi ricordo il titolo di questa pellicola ma non importa, non fateci caso, ognuno di noi porta dentro di sé i suoi ricordi nei cassetti della memoria, anche i più stupidi.

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PILLOLE DI SALAME – musica per stupire

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La musica qualche volta è anche un gioco di prestigio: non perché possa avere necessariamente un trucco nascosto (anche se qualche volta ce l’ha), ma sostanzialmente perché deve sorprendere e stupire, soprattutto quando è fatta con classe. Rimane dentro all’ascoltatore non tanto un effetto illusionistico, ma la consapevolezza di trovarsi di fronte un professionista coi fiocchi, il quale, oltre ad ammaliarci con la sua arte, crea intorno ad essa un effetto visivo, gustativo, olfattivo e addirittura tattile; si perché, quando le vibrazioni degli strumenti che usa per provocarci un’emozione, sono talmente intrisi della loro anima da sembrare vivi, allora, intorno alle loro note si crea tutto un mondo dove perdersi e ritrovarsi. Poi lo spettacolo finisce, ma la musica rimane: inalterata, viva, fremente  e pulsante, docile al nostro palato, fresca nell’ipotesi di poterla addirittura toccare, pronta per stupirci di nuovo…
Ci sarà stato qualcosa del genere in questo 2016?

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GLI ULTIMI BOTTI: “Big Ups” – “Parquet Courts” – “Earth” – “Rival Sons” – “Hookworms”

Se l’atmosfera delle feste vi da così fastidio, allora potete sfogarvi con uno di questi dischi, usciti quest’anno: hard-core; punk; stoner; hard-rock e psych-shogaze, tanto per rimanere in ebollizione il tempo necessario prima di stappare il classico spumante di fine anno. Come ultimi botti vanno proprio bene…

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BIG  UPS
“Eighteen Hours Of Static”
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SEABROOK POWER PLANT – “1 e 2”

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Lo so! La prima domanda che vi gira per la testa è: “…ma che nome ha questa band ?…” Insomma, è anche vero che i due fratelli che la compongono insieme a Tom Blancarte al basso, si chiamano appunto  Seabrook, e per la precisione: Brandon Seabrook al banjo e Jared Seabrook alla batteria. Ma in realtà il riferimento maggiore è relativo alla famosa Centrale Nucleare di Seabrook nel New Hampshire a nord di Boston e a sud di Portsmoouth; nota alle cronache per l’acerrima opposizione della popolazione locale e per le battaglie degli ambientalisti. Un territorio statunitense questo molto nuclearizzato in cui il regista Manoj Shyamalan ha ambientato il film “E venne il giorno”, dove appunto la natura si ribella all’uomo rilasciando una tossina che innesca un irrefrenabile istinto al suicidio.  A questo punto la disquisizione delle metafore si spreca, perché oltre al riferimento omonimo e oltre a un testo che letteralmente si traduce in Centrale Elettrica Seabrook, in senso traslato si potrebbe riscrivere in: “Motopropulsore Seabrook”, sempre con la doppia valenza significativa.
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