FOURTH CORNER di Trixie Whitley

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Un altro grande album pubblicato nel 2013 è questo Fourth Corner della bravissima Trixie Whitley, il quale rispolvera in soul-blues d’altri tempi e di rara bellezza, in cui, 15 tracce, diventano via via lo struggente percorso di un’intima sofferenza sublimata con il canto. L’alternarsi delle canzoni è un percorso che attraversa parole e melodie trasudate in prima persona e costruite con il coraggio che unisce la voglia di vivere di una venticinquenne, con l’esperienza assorbita nelle dinamiche familiari. Lei è infatti figlia del chitarrista Chris Whitley, scomparso qualche anno fa e probabilmente il suo viaggiare (lei è belga di nascita e statunitense di adozione) l’ha forgiata, fortificando la sua personalità, al punto di annoverare già alla sua giovane età collaborazioni con importanti musicisti e produttori d’eccezione: Daniel Lanois su tutti, che la scelse per il suo progetto “Black Dub” di qualche anno fa. Continua a leggere

THE BIG MANGO – Land Of Kush

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In attesa che il 2015 ci porga un nuovo capolavoro, mi sembra giusto parlare di alcuni album usciti in questi anni precedenti e che, avendoli comprati subito dopo, non ho inserito nei vari dischi migliori come appunto faccio ogni volta, alla fine dell’anno stesso, ma che, rappresentando la bellezza personificata, è giusto andarli a riprendere. 
Land Of Kush 
è la creatura di un musicista sui generis chiamato Osama (Sam) Shalabi, egiziano, originario de Il Cairo, il cui titolo di questo lavoro si riferisce: “The Big Mango” è infatti uno dei tanti soprannomi che hanno dato nel corso del tempo a questa città, ma nello stesso tempo vuole evocare una sorta di sensualità e di dolcezza legata alla musica mediterranea con l’unione socio-politica di fatti capitati proprio in quei luoghi durante la cosiddetta “primavera araba”. Continua a leggere

ILLUSION di Ibrahim Maalouf

 

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album-vari-Ibrahim-Maalouf-IllusionsRiapriamo le danze, anzi, riprendiamoci un po’ di felicità e tiriamoci su di morale con qualche gioco di “illusioni” che in fondo, portando sempre allegria, non fanno mai male, anzi, accompagnano lo stupore vestendolo di gioia se l’illusione è legata al gioco di prestigio di un mago, perché Ibrahim Maalouf mago lo è da sempre, quando, presa in mano la tromba, ha incominciato a stupire per la varietà delle sue note, per la sua ricerca sempre a metà strada tra la fruibilità dell’ascolto e la qualità di un jazz variegato attraverso, etnica, modernità e sperimentazione. Continua a leggere

L’ ULTIMO DISCO DEI MOICANI di Maurizio Blatto

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Dopo tre post dedicati alla fantascienza e uno all’arte, devo per smisurata passione incominciare a parlare di musica, e degli album usciti quest’anno, che ho acquistato e che mi sono (più o meno) piaciuti. Utilizzo un ponte, per così dire, letterario, parlando di questo libro uscito nel 2011 per i tipi di Castelvecchi, scritto da Maurizio Blatto, uno dei “grandi” partigiani che resistono intorno alle multinazionali o al contrario, nell’epoca dello scaricamento facile,  continua a rivendere  vinili  per la gioia dei collezionisti come me e quelli come me, o se volete, degli appassionati della grande musica riprodotta su supporto , quella che non si è ancora suicidata nell’ appiattimento dell’ MP3
Il libro è un insieme di storie e aneddoti che un commerciante come lui ha raccolto nel corso degli anni, e che testimoniano come in campo musicale esista molta superficialità, soprattutto in Italia, dove i “malati che l’ascoltano degnamente”  s’incazzano spesso per come sia trattata, soprattutto quella di qualità o di nicchia, o peggio ancora, per come viene marginalizzata. Vi farete un sacco di risate e così, fra un divertimento a l’altro, potete incominciare ad ascoltarvi il vostro artista preferito e finalmente rilassarvi… sempre sorridendo, magari leggendo di quella persona che entra nel negozio di Maurizio Blatto e dice: “…scusi, ce l’ha l’ultimo disco dei moicani ?!!

Vi lascio anche un video (di Salt & Lemon) dove il nostro protagonista parla della sua creatura, e dove incomincerete a ridere ma, badate bene, alcuni  passaggi del monologo (soprattutto nelle immagini), per me, sono come una religione…  il gesto perfetto (!)