NADINE SHAH – Holiday Destination

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Quando qualche anno fa scoprii questa interprete britannica, con origini mezze pakistane e mezze norvegesi, mi venne un tuffo al cuore: straordinaria! (dissi). Ebbi la stessa sensazione di quando ascoltai per la prima volta P.J. Harvey. Quella sorta di cantautorato rock innovativo, diverso dai soliti cliché; acido, distorto, sperimentale e nello stesso tempo, ipnotico, adulto, mai banale, denso di contenuti: dal sociale al politico, all’introspezione feroce, per quanto femminile: sensuale, melodica.  Quest’insieme di termini, nonostante gli ossimori, non bastano per descrivere o per far capire l’espressività o la complessità della struttura musicale di questa trentunenne proveniente da Whitburn, sulla costa dell’Inghilterra nordorientale, perché soltanto con un ascolto attento, si riesce a percepire tutta la gamma cromatica di un talento così importante.

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IL PERDONO E IL DISGUSTO


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Settimana scorsa mi sono imbattuto nelle dichiarazioni del presidente della Juventus Andrea Agnelli, il quale diceva che Luciano Moggi, per i fatti di Calciopoli, andrebbe perdonato. Ora, siccome mi sono riproposto di non parlare mai di calcio sul mio blog, se non in senso trasversale e letterario, sorvolo su tutte le disquisizioni che si potrebbero fare in merito, anche perché  questo sport è sostanzialmente una zona franca dove, il tifoso, chiude gli occhi su tutto pur di difendere la sua squadra del cuore, così come sta facendo il sopracitato presidente per aggraziarsi i suoi ultrà. Il problema è quello che ha detto subito dopo, e cioè: “noi siamo il paese del cattolicesimo e del perdono, quindi possiamo perdonarlo, no?”.  Questa affermazione terrificante dimostra in senso lampante che qui da noi si può fare quello che si vuole: rubare, uccidere, stuprare, violentare bambini, guidare ubriachi o drogati, commettere qualsiasi abuso edilizio o fiscale, imbrogliare i poveri risparmiatori, gli elettori, fare il politico e fottersene di tutti per i propri tornaconti personali, ecc, ecc, ecc… Potrei andare avanti all’infinito ampliando il discorso su una legge elettorale dove non esistono le preferenze ma mi fermo per non andare fuori tema, perché il tema è proprio la mancanza di un ideale di giustizia che fa rabbrividire. Il senso è proprio quello: “fai quel cazzo che vuoi, tanto sarai sempre perdonato”, non è casuale infatti che il diretto interessato a risposto che non vuole essere perdonato ma addirittura elogiato, come a dire: visto come sono stato bravo a imbrogliarvi tutti... Si perché, il concetto è proprio quello che ho già espresso: il furbo, è sempre meglio di un onesto. Continua a leggere

MA QUALE LAVORO CI ASPETTA ?

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Si… le ferie son finite e si ritorna al nostro pane quotidiano: il lavoro. Ora, sulle nostre miserie e sulle nostre nobiltà si potrebbe dire di tutto: su chi lavora per necessità o chi invece ha un’occupazione nata dalle sue passioni e dalle sue potenzialità. Ma la domanda vera è, quale lavoro ci aspetta ? Recentemente al Festival cinematografico di Venezia il regista Terry Gilliam (l’autore di Brazil L’esercito delle 12 scimmie, per intenderci) ha presentato il suo ultimo lavoro: The Zero Theorem, ambientato in un futuro distopico-fantascientifico dove, gli abitanti della Terra, accettano qualsiasi condizione pur di lavorare, incentrando la metafora dell’insieme sopra i significati di amore e caos. Un’altra notizia che mi ha sconvolto è che quest’estate alla City di Londra un ragazzo di ventidue anni è morto perché aveva lavorato tre giorni di file senza fermarsi, ma purtroppo si è fermato il suo cuore, e leggendo le interviste ad altri ragazzi che pur di emergere o semplicemente pur di avere una occupazione stabile, si sottomettono a regimi di orari pazzeschi dentro ad una competizione senza limiti, beh… sinceramente non riesco ha darmi delle risposte. Se poi alle loro spalle calcolo che c’è sempre qualcuno ipocrita o perverso, o semplicemente noncurante delle conseguenze per sfruttare l’attuale situazione mondiale, solamente per profitto… allora, conoscendo il mio carattere, m’incazzo e basta, pensando al futuro dei nostri nipoti. Qualcuno mi risponderà che  il mondo è sempre stato così (che nelle fabbriche cinesi c’è un altissimo tasso di suicidi), che una volta era anche peggio, pensando alle condizioni di lavoro dei nostri nonni e bisnonni, delle nostre nonne e bisnonne.  Ma il punto è proprio questo: noi abbiamo lottato per cambiare queste situazioni e per migliorare la nostra vita, e ora sta andando tutto a puttane. Qualcun’altro potrà obbiettare che è già tanto se lavori, vista la drammatica quotidianità. Però c’è un limite a tutto, c’è la qualità della nostra esistenza intesa come un valore irrinunciabile. Probabilmente, seguendo la metafora del film di Gilliam, se l’evoluzione della specie si fonda nelle dinamiche di amore e caos, e il conseguente equilibrio nasce proprio da queste inevitabili forze contrapposte, bisognerebbe porsi un’altra domanda: che cosa ci procura veramente gioia ?  Io vi lascio un bel kit-antistress: invece che giocare a freccette, dovete solamente centrare il bersaglio con la testa; altro che pausa-caffè…  Buon lavoro a tutti !!!

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A PROPOSITO DI ELEZIONI

 

In realtà oggi nevica… in fondo, non sempre è tutto pulito come sembra. Ma a proposito di elezioni, con i miei amici discutiamo spesso che per potersi recare alle urne, bisognerebbe superare un esame, come per la patente, o per aprire un esercizio, o meglio ancora per diplomarsi, anche perché c’è troppa gente in giro la quale non sa neanche tenere in mano una penna… figuriamoci se deve mettersi a pensare. Meditate gente, meditate…

IL SEGNO DEL COMANDO – Da Scillipoti a Schettino (e oltre…)

Questi ultimi giorni, dopo la tragedia della Concordia, ho letto e sentito molte opinioni sul comportamento del Comandante Schettino e sugli accostamenti alla italianità; in poche parole ci hanno associato, semplificando, alla codardia. Non ci siamo (!) E’ vero che il comportamento di questa persona è ingiudicabile di fronte alla tragedia, ma al contempo c’è stata un’ infinita serie di persone (dal Commissario di bordo e altri comprimari anonimi fino al Comandante della Capitaneria di Porto) che hanno dimostrato che c’è tutta un’ altra figura di italiani: quella delle persone semplici e responsabili, che danno tutto. E questo è il punto della questione, il problema italiano è che spesso, le persone messe al “comando” non sono all’ atezza della situazione, perchè raccomandati,  amici del politico, amici del banchiere, amici del prete, amici dell’ amico. Senza nessuna preparazione professionale adatta alla carica che presiedono, perchè la loro convenienza è anche la convenienza di un altro, il quale pensa di detenere il “potere” circondandosi di burattini, o come si dice oggi, di “yes man”. E’ un problema antico. E spesso queste persone hanno la presunzione di essere i migliori; poi si vedono i risultati…  E’ questa la differenza fra gli italiani  e le altre nazioni di una certa importanza: il segno del comando.  Ha avuto ragione Crozza, quando nella sua satira di martedì scorso diceva: “… a proposito di comandanti, ma vi ricordate soltanto un anno fa, che ce né stato un altro, il quale diceva che non c’era la crisi, che andava tutto bene, che era tutto a posto. E intanto la nave…”   Già !  la nave: noi affondiamo e i comandanti scappano. Non fidatevi mai di chi vi dice che va tutto bene; confidate solamente delle persono umili, semplici, proprio come voi, che stanno intorno a voi.

L’ HANNO CHIAMATA L’ ULTIMA ERESIA – La scelta di Lucio Magri

Settimana scorsa si è tanto parlato del “suicidio assistito” di Lucio Magri, come di una sorta di “ultima eresia”. Lui, l’ eretico per eccellenza della politica italiana, come se l’ essere diversi, innovativi o se vogliamo, “contro”, e io aggiungerei: intelligenti, debba per forza far sembrare una persona un eretico.
Perchè in Italia se non si è “democristiani” ci si trasforma inevitabilmente in un alieno ? Già democristiani… e giù tanti discorsi sul fatto che la vita non ci appartiene e così via… tutte stronzate ! La vita è solo nostra e solo noi possiamo decidere cosa fare di essa, come scegliere di morire, punto. L’ unico rammarico è  la scomparsa di un personaggio che per la mia crescita culturale e politica rappresentava, insieme a Lucio Libertini, uno dei pochi a cui far riferimento, specialmente oggi dove il parlamento si è trasformato in una barzelletta, tra l’ altro molto costosa. Peccato… è rimasto un grande vuoto difficilmente colmabile in questa quotidianità che ci circonda. Ma la sua scelta va rispettata, e come tale dobbiamo accettarla, in silenzio, come il silenzio scelto da lui senza clamori.
Siamo noi che vogliamo sempre urlare e sempre dopo, sempre…