MUSICA SPACCAMUTANDE

musica spaccamudande

Siccome Artemisia mi sta contagiando con  i sui “giochini”, accetto di di buon grado questo suo ultimo divertimento perché la vita bisogna godersela fino in fondo.
Qualcuno ha detto che si vive una sola volta… balle ! E se io voglio viverne più di una ?
Allora sceglierò attraverso i miei gusti personali la musica “spaccamutande”, quella da eccitazione pura, da orgasmo garantito, da appagamento sessuale, per essere alla fine una soluzione ideale ad ogni ossessione quotidiana. Il giusto sfogo per liberarsi di tutte le tossine che ci stanno intorno.
E allora partiamo…

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KAMASUTRA – Ma quante sono le posizioni del sesso?

kama-sutra-4Khajuraho – Tempio del Kamasutra (particolare)

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Lo so, la domanda contiene un errore di forma. Era più giusto dire: quante sono le posizioni erotiche?  Oppure: quante sono le posizioni dell’atto sessuale? o nel fare all’amore? Tutto vero ma, ci siamo capiti… Continua a leggere

LA SANTITA’ NON CI APPARTIENE… MEGLIO IL SESSO

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Lo sai che mi fai delle foto così belle che non sembro neppure io…   DICI ?   E a tale proposito lo sai cosa  ha detto una mia amica?  COSA  TI  HA  DETTO?  testuali parole: “se tuo marito scopa come fa le foto, è un uomo da conoscere”!  INTERESSANTE… E  TU  COSA  LE  HAI  RISPOSTO?  non allargarti troppo… le ho detto che fai solo delle belle foto…   APPUNTO, ALLORA  ME  LA  FAI  CONOSCERE, COSI’  LE FACCIO  UN  PO’  DI  FOTO…   balle!!!   BALLE???   si balle!!! conosco voi maschietti, una foto tira l’altra…   MAMMA  MIA  CHE  FIDUCIA… E’  PIU’  BELLE  DI  TE?   perché tu riduci tutto alla bellezza?    Continua a leggere

L’ EROTISMO DI OBERDAN BACIRO di Lelio Luttazzi (Einaudi)

Qualcuno di voi più malizioso potrebbe supporre che la recensione di questo libro (e chiaramente anche il suo precedente acquisto) derivi dalla innata curiosità maschile verso “certe tematiche” che, inevitabilmente, attirano e seducono da quando sono nati gli uomini (e le donne). Se poi in copertina vengono messe, non un paio, ma ben tre paia di gambe femminili, beh… il gioco è fatto, non si può che cadere nella trappola, o almeno, nella voglia di sfogliare queste pagine.  In realtà (magari non ci crederete) sono stato attirato dal nome dell’autore: Lelio Luttazzi appunto. Io me lo ricordo appena, ma negli anni ’60 era una sorta di re  italiano dello swing; fu lui a sdoganare il jazz al grande pubblico televisivo nel nostro paese insieme ad Arbore e Boncompagni. Protagonista delle trasmissioni del sabato sera insieme a Mina, Sylvie Vartan e altre soubrette dell’epoca. Autore di famosissime canzoni e di duetti dal vivo che, per la televisione di allora, erano sicuramente innovativi, soprattutto per l’ironia e la sagacia con cui venivano proposti. Fu fatto fuori (artisticamente intendo) insieme a Walter Chiari per una mai chiarita (e scusate il gioco di parole) storia di droga, che in quel mondo girava ormai da tempo, solamente perché il successo per uno che osava fino al limite, a quel tempo (e non solo a quel tempo), dava fastidio e come sempre suscitava invidie. Tra l’altro, la stessa sorte è capitata anche a  Daniele Luttazzi (in realtà non c’è parentela ma lo pseudonimo del cognome è stato scelto da Daniele Fabbri, questo il suo vero nome, per omaggiare appunto il grande Lele), uno dei comici più abrasivi degli ultimi anni che, con i suoi monologhi, ha fatto tremare politica e religione senza mai nascondersi, senza mai tirarsi indietro (come ho già detto, se in questo paese la vera opposizione l’ha portata avanti chi faceva satira, qualche domanda dovremmo pur farcela). Comunque, stesso destino dicevo, o se preferite, la solita storia: chi da fastidio al sistema dev’essere messo a tacere. Ma veniamo al libro in questione. Con queste premesse e con le tematiche narrate, forse, le mie aspettative erano diverse e probabilmente, quest’ insieme di variabili, ha contribuito a dare una valutazione complessiva appena sufficiente al romanzo, o perlomeno, bisognerebbe dargli due valutazioni. Innanzitutto questo manoscritto è stato ritrovato dalla moglie e pubblicato postumo dopo la morte di Luttazzi avvenuta nel 2010 (era nato a Trieste  nel 1923) e fa parte di quel filone satirico che ha caratterizzato il personaggio, anche se questo è  forse l’unico suo romanzo, perché le sue opere narrative erano sempre state concepite come sceneggiature televisive o cinematografiche, e in effetti, visto da questa angolatura, si presta molto. Sostanzialmente la storia è l’iniziazione sessuale del protagonista Oberdan Baciro che, dall’infanzia fino all’adolescenza e oltre, insegue disperatamente “quell’oscuro oggetto del desiderio”, all’interno di una serie di gag e situazioni al limite del credibile, perché in fondo, sintetizza le storie di tutti i maschietti di questo mondo, con la sola differenza che questo Oberdan è proprio uno sfigato. Non gliene va mai bene una, e quando la cosa sta per mettersi come uno penserebbe, succede sempre l’inevitabile. Insomma, lo si legge con il sorriso sulle labbra: ogni tanto si ride di gusto, ogni tanti ci si annoia, e ogni tanto si rimane incuriositi dall’ambientazione circoscritta nell’Italia fascista degli anni ’30 fino all’inizio della seconda guerra mondiale. E in effetti da questo punto di vista viene messo in evidenza il puritanesimo e il bigottismo (di facciata) solitamente nostrano, accentuando il situazionismo di quei tempi che, per il povero Baciro, assume toni paradossalmente divertenti, per lui e per il suo “chiodo fisso”.
Due valutazioni dicevo, perché se lo leggiamo dal punto di vista della scrittura, qualcosa andava corretto (anche se sono da elogiare i dialoghi in dialetto triestino che rendono molto credibile e comico lo svolgersi delle vicende); se invece lo guardiamo dal punto di vista satirico, lo si brucia in poche ore come una commedia leggera, e si rimane soddisfatti. In fondo, fra desideri, erezioni e illusioni quanti di noi farebbero il tifo per Oberdan Baciro ? Beh… penso proprio tutti !
Concludo con due battute dell’altro Luttazzi, perché in fondo diceva che gli uomini hanno solo due sentimenti: arrapato e affamato. Per cui, donne, date un’occhiata al vostro partner: se non è in erezione, fategli un toast !  
E la seconda... da una statistica è risultato che il 50% degli italiani ha una relazione extraconiugale. Sapete che cosa significa ? Che, se non siete voi, è vostra moglie !
E Oberdan Baciro aggiungerebbe qualcosa? Nulla…  lui era solamente arrapato, perché da mangiare, allora, non c’era neanche il pane, figuriamoci un toast. E le relazioni extraconiugali? Beh… lasciamo perdere. Ciao… buona lettura.

LIALA AVEVA RAGIONE – Ma… quante sono le sfumature del sesso ?

L’ altro giorno commentavo con un mio comune amico l’ultima edizione della Fiera del Libro di Como, e nel parlare più o meno della crisi (compresa quella dei libri), rimanevamo sorpresi di come molti espositori abbiano cercato di metterci una pezza sfruttando il caso editoriale dell’anno: le famose “cinquanta sfumature di… eccetera, eccetera”, della scrittrice inglese E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard). La sorpresa stava nel fatto che di questo successo, e di questo tipo di libri, c’erano, non dico delle pile intere, ma delle vere e proprie piramidi. Ora, a parte il fatto che  il commerciante deve arrivare alla fine del mese come tutti, e quindi sfrutta le occasioni che gli capitano per guadagnare; però c’è un limite a tutto. A me è bastato leggerne alcune pagine in rete ,  per dedurre che questa  scrittrice, non solo non è capace di scrivere, ma non ha neanche molta fantasia, infatti, è molto bella la critica che ne ha fatto Beppe Severgnini, intitolando i sopracitati “romanzi”  in  “cinquanta sfumature di noia”. Che il sesso attiri da sempre la curiosità morbosa di maschietti e femminucce è ormai cosa nota però, la qualità deve sempre essere qualità, altrimenti un opera deve essere catalogata nella narrativa di genere, e non fatta passare per capolavoro letterario. Cosa volete farci, viviamo in un epoca dove tutto è dozzinale, e dove tutto è strutturato per dover piacere a tutti i costi.  Ah… !  mi vengono in mente il periodi della mia adolescenza (e questa non è nostalgia o “retromania”) quando andava di moda la saga di Emmanuelle; mi ricordo che i film non erano un gran che, ma i libri (che erano letteratura di genere) almeno erano scritti bene, e se qualcuno voleva curiosare nell’erotismo al femminile, almeno trovava di che soddisfarsi. Mi ricordo che parlai ad una mia amica de “L’antivergine”  (il secondo libro di Emmenuelle Arsan), chiaramente con l’intento di cuccarla con una “indecente” scusa letteraria (perché sapevo che le piaceva scrivere), e lei per nulla sorpresa mi rispose: ma secondo te, questa ne capisce di erotismo al femminile ?  (ne capiva, ne capiva… beata lei); e così presi la palla al balzo chiedendole di scrivere qualcosa. E lei accettò la sfida. Così io tutto gongolante, già mi pregustavo, che ne so, qualcosa tipo: Le notti licenziose di Stefany, Le calde avventure di una liceale o Il diario segreto di una giovane ninfomane, invece, questa arrivò con La saga di Emanuele: le avventure di un giovane sfigato cui non andava in porto niente (lo so, mi prendeva in giro), ed io a quel punto, integerrimo le chiesi: ma come può saperne una donna di erotismo al maschile ? (ne sapeva, ne sapeva… beata lei), e la risposta fu un grandissimo sorriso. Il problema che i racconti erano anche divertenti, ed io finii solamente per farmi quattro risate senza concludere niente. Così dovetti rimediare con qualche altra amica più disponibile anche se meno esperta, soprattutto nello scrivere (!). Cosa volete farci, quelli della mia generazione che sono passati da Le età di Lulù alla “nostra età”, dalle Histoire d’ O  alle tristi storie di questi giorni, si devono sorbire questi immeritati successi  di qualcuno o qualcuna che riesce con un’idea per nulla originale, a fare una terno al Lotto. E’ vero, il sesso “tira” sempre, infatti continuando con il filone si sono già mosse le altre case editrici che, con simil-coprtine e titoli intriganti, stanno buttando sul mercato altre storie, altri colori che ci faranno chiedere quante sono le sfumature della nostra intimità. Probabilmente aveva ragione Liala, in fondo lei, con le sue storie “rosa”, aveva il suo pubblico e tale rimaneva. Io, noi invece, siamo qui, saremmo qui a chiederci se poi in fondo queste “sfumature” sono davvero cinquanta… Non preoccupatevi, ci sarà sempre qualcuno che vi dirà: cinquanta !!??  ooooooh !!!!     Io ne conosco duemilecinquecento !!!!!!!!!!