ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

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Cavoli… ho perso troppo tempo ed ho accumulato tantissime recensioni da fare, soprattutto musicali, e devo recuperare, al più presto; tutti questi mesi perduti non si possono dimenticare con il sorso di un bicchiere, perché c’è tantissima roba di cui parlare e di ottima qualità………..
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LA POTENZA DELL’IMMAGINE – Banksy: wall and piece

Banksy_NapalmUno dei più efficaci artisti inglesi è questo Banksy: famosissimo per le immagini della sua street-art, sempre a cavallo  fra ironia e sarcasmo, denuncia e rivolta anarchica. Ogni suo disegno è uno schiaffo al sistema “delicatamente” lanciato sempre attraverso la presa per il culo
banksy-mona-lisa-bumIl muro è sempre stata, salvo qualche rara eccezione, la sua tela ideale,
cosmo e microcosmo dove liberare la sua divertente fantasia.
banksy-wallMa la sua autentica eccentricità è che non si conosce il suo vero volto,
non si sa chi sia,
e dentro a questo anonimato si è costruito tutta la sua leggenda,
tutta la potenza della sua immagine.
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MUSICA ESTIVA 6 – Alabama Shakes

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Chiariamoci subito le idee… il nome “Alabama” presente nell’identificazione del gruppo non centra niente con le sonorità del southern-rock. In questo sound  l’unica cosa che potrebbe richiamare il sud è il colore della pelle di Brittany Howard, la vulcanica frontwoman di questa band, perché di rock sudista qua non ne troviamo neanche una nota ma, abbiamo soul, tanto tantissimo soul, rivestito con un rock’n’blues d’altri tempi e tanta passione per le sonorità degli anni ’60, come se viaggiassimo dalle parti di Memphis vicino agli studi della Stax. Una frenetica cavalcata in automobile che dal Tennessee ci porta direttamente fino alla frizzante aria dei locali di San Francisco in California, dove è nata la leggenda di Janis Joplin: sono questi i nomi che ci ricordano gli Alabama Shakes. Quello che colpisce è il bilanciamento molto compassato delle sonorità con l’irruenza dell’esecuzione della vocalist, la quale si lascia andare senza freni inibitori inventando delle performance ritmiche e cariche di adrenalina, resuscitando l’anima  di Otis Redding dentro a un tormento dannato che ridona slancio alla “musica del diavolo”. Niente di nuovo dunque ? Si… niente di nuovo, però è tanta la bellezza di queste canzoni che si rimane senza fiato: undici tracce da brivido le quali compongono il loro primo album ufficiale “Boys & Girls” pubblicato proprio l’anno scorso nel 2012. Un debutto sostanzialmente notevole per la qualità sciolinata senza tregua nei solchi di composizioni che emergono si per la rilettura del passato, ma che s’impongono soprattutto per la freschezza di un’esecuzione perfetta e sofferta al tempo stesso, dove chiaramente la sofferenza è un’iconografia degna di chi sente la musica pulsare nelle proprie vene come un’esigenza vitale o un pane quotidiano di cui non si può fare a meno. Continua a leggere

WOVENHAND – The Laughing Stalk

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Quando incontrai per la prima volta David Eugene Edwards leader allora della sua prima band: gli 16 Horsepower, mi venne un tuffo al cuore, perché erano anni che non ascoltavo qualcosa del genere. Era proprio l’anno 2000 e il disco in questione era Secret South: un insieme di violenza, letteratura e musica di un’originalità devastante che mi ferirono in maniera irreparabile, e da allora la cicatrice non si è più rimarginata. Purtroppo questo gruppo finì relegato nel filone dell’alternative country, perché canzoni come Clogger, Cinder Alley Splinters, se le avessero pubblicate i Rolling Stones o i Led Zeppelin, ora eravamo qui a eleggerle all’immortalità, o perlomeno un certo tipo di stampa, le avrebbe citate nei capisaldi monumentali della storia della musica. Invece, scritte da un gruppo conosciuto soltanto nella cerchia degli appassionati di un certo tipo di rock, si sono perse nel marasma di questi caotici anni. Poi, terminata l’avventura dei 16 Horsepower, David, nato in Colorado da madre indiana d’America e padre Pastore protestante, forma il progetto Wovenhand dove riporta quel misticismo a metà fra tribalismo biblico e spiritualità religiose, nel furore demoniaco della sua musica d’autore, e da allora non si è più fermato. Questo The Laughing Stalk è il suo settimo album, ed è sicuramente uno dei più convincenti dopo capolavori come: “Consider The Birds”  e  “Ten Stones”, e dopo lavori interlocutori quali: “Mosaic” ” The Threshingfloor”, perché riesce in maniera  trascinante a far  convivere la potenza delle sue note con i suoi sermoni da predicatore pazzo. Non è casuale che le origini miste dei suoi genitori si integrano con la sua personalità a cavallo sempre fra due mondi, riuscendo a dare nell’essenzialità nei testi, quella carica poetica e adrenalinica mischiata ad un’ apocalisse sonora che ben si concilia con le sue visioni pescate dalla Bibbia e dalle leggende native. Continua a leggere