CHI HA PAURA DEI LIBRI?

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Chi ha paura dei libri? Già… questa domanda potrebbe essere articolata in così tante maniere da produrre molteplici risposte a seconda delle situazioni. Si è vero, il mercato è cambiato, i giovani sono diversi, internet ha preso il sopravvento, sovvertendo il sistema impadronendosi delle strutture, delle analisi sugli avvenimenti ma, soprattutto della verità. Ecco la verità, quella scritta sulle pagine della Storia. Intendiamoci, anche le Case Editrici possono omettere un fatto e girarlo a loro piacimento, però il mondo del web è un far-west senza controllo, in cui il bene e il male sono direttamente proporzionali al loro utilizzo, relegando la carta scritta a un ruolo da comprimaria, ricca di fascino e di nostalgia. Ma allora, chi ha paura dei libri?

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DANTE STRONA – Per non gridare alle pietre

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La pietre e il tempo

Lasciate i Morti nel cuore
della terra,
lasciate i Morti nel cuore
di chi li ama:
non ricucite i Nomi sul panno
nuovo di bandiere
perché il vento nelle piazze
riaccenda assurdi bagliori.

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CAO YUXI – “Oriens” un buco nero dove perdersi e ritrovarsi

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Io non so se in questi giorni l’Italia sta per entrare in un buco nero senza punto di non ritorno; lascio agli specialisti le speculazioni o le divagazioni sul nostro futuro, e come sempre mi affido all’arte, per lasciarmi alle spalle giorni di parole dove si è sentito di tutto. Metaforicamente tutto ritorna e si presta alla perfezione per qualsiasi immaginazione, ecco che l’installazione dell’artista cinese Cao Yuxi proposta al Today Art Museum di Pechino contiene qualcosa di spettacolare. “Oriens” significa “perla orientale” e rappresenta l’immersione totale della nostra percezione sull’inizio e la fine fine e poi ancora l’inizio della vita, proprio per ricordarci che niente di noi ha termine, come se il moto circolare dell’esistenza fosse racchiuso nell’energia che ci circonda, attraverso il ripetersi di quiete e violenza, paura e mistero, bellezza e poesia.

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NEL 2016 ARRIVERA’ L’UOMO DELLA SABBIA?

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Ci sono canzoni che in base alla performance dell’interprete cambiano, non tanto il senso stesso del testo, ma proprio la maniera di trasmettere il significato emotivo dell’insieme. È anche vero che lo stile: pop, rock, metal o jazz, influisce moltissimo sulle derivazioni del nostro cervello, per cui, ognuno di noi è portato in primis, a scegliere il genere con cui ci si abbandona di solito, non tanto per sognare o al contrario, per svegliarsi, ma per sentirsi protetto dalle mura amiche dove solitamente si rifugia. Però, bisogna riconoscere che l’explois di un cantante, può far diventare un singolo già di successo in un “opera d’arte”, o perlomeno, immedesimarsi totalmente con la sua connotazione simbolica, da trasformarla in capolavoro.
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L’ULTIMO PASTO DELLO STERMINATORE

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Questo venerdì presso la sede del Gruppo Acàrya di Como alle ore 21, terrò una serata insieme ai miei amici del collettivo “Esilio di sicurezza”, intitolata  L’ULTIMO PASTO DELLO STERMINATORE – Un viaggio visionario dentro a William Burroughs in occasione del centenario della sua nascita. Chiaramente lo scopo della performance vuole andare al di là della figura di questo eccentrico e controverso personaggio, perché attraverso la sua biografia; i suoi scritti; i suoi romanzi spesso illeggibili o perlomeno “particolari” nella loro costruzione o de-costruzione letteraria; le sue interviste; le sue parole, arriveremo all’importante concetto di “parola” e agli attacchi che sta subendo in questo nuovo millennio dall’imperversare di un prodotto chiamato “immagine”, a danno appunto della “parola” scritta. Continua a leggere

QUESTIONI DI VITA E DI MORTE (part. 2)

E’ sempre difficile decidere della vita di un essere vivente, ma quando esiste un accanimento terapeutico non c’è possibilità di scelta. Proprio oggi ho dovuto far sopprimere la mia gatta ormai malata da tempo. Già protagonista di un mio post: http://www.antoniobianchetti.wordpress.com/2013/05/27/lultima-donna/ , ormai da quattordici anni creava quella presenza in una casa in cui, inevitabilmente, ci si affeziona in maniera complice e si viene condizionati dai suoi comportamenti.
E’ fin dall’infanzia che ho sempre avuto gatti in casa e ritengo  abbiano una dignità e una personalità eccezionali: al di là della loro anarchia di non farsi mai comandare, hanno la capacità di essere autonomi e di farsi voler bene nello stesso tempo,  soprattutto quando capiscono che sono in punto di morte: quando vivono all’aperto spariscono e non c’è verso di trovarli, mentre in casa cercano l’angolo più nascosto e inaccessibile per vivere da soli il loro ultimo attaccamento alla vita, senza disturbare, senza farsi compatire. Continua a leggere