JOKER – L’ossessione del bene e del male

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Il titolo esatto doveva essere: “Joker – Original Motion Picture Soundtrack – Music by Hildur Gudnadottir” ovvero “L’ossessione del bene e del male“, ma capite, era troppo lungo.  Jim Morrison diceva che il rock era un fottuto mezzo per spacciare poesie, e io potrei aggiungere che un Barman appassionato di musica, potrebbe utilizzare una colonna sonora per spacciare la recensione di un film; giusto perché parlo spesso di musica e poco di cinema.
Entrare nei solchi di una colonna sonora è come entrare nel film stesso: veder ripassare tutta la pellicola nella propria mente, in una sorta di suddivisione delle scene quasi al rallentatore, e in questo caso, accentuate dalla tragedia di un uomo attraverso la potenzialità delle note stesse, oltre al dramma da cui si genera tutta la sceneggiatura. Tanto per rimanere in tema con questo lungometraggio, si vive in un sdoppiamento della personalità. come se il protagonista di una fiction diventasse reale, giusto il tempo per coinvolgere quella parte del presente che abbiamo sotto gli occhi, in cui effettivamente sono troppe le menti che vacillano.

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Letteratura e fantascienza

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Per un appassionato come me di Fantascienza, voglio consigliarvi un articolo interessante di Jonathan Lethem, già ottimo scrittore, in cui si apre una discussione sul valore letterario della fantascienza, troppo spesso marginalizzata nella letteratura di genere, facendo un excursus sulle dinamiche sia commerciali e sia storiografiche della   scrittura alternativa.
Questo è il link  
Chiaramente sono tanti i motivi che orbitano intorno a questo argomento, soprattutto pensando al fatto che, in un periodo particolare come il nostro, probabilmente troppo affollato di idee riciclate (la qualità comunque non manca), è sempre difficile riuscire a concepire una nuova genesi, anche se nell’universo tutto è possibile.

BLACK MIRROR – quinta stagione

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Essendo fin dalla prima stagione un fan accanito di questa splendida serie ideata da Charlie Brooker, non potevo sottrarmi anch’io da una valutazione di quest’ultima stagione: la quinta,  ritornata all’iniziale struttura di soli tre episodi (come sappiamo tutti autoconclusivi). Questa volta però le storie sono molto più vicine a noi come narrazione, anche se l’ambientazione fantascientifica delle prime serie, era sempre sul confine dell’accaduto o del “sta per accadere”, tanto l’intromissione della tecnologia ha ormai preso il sopravvento sulle nostre vite.

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CAO YUXI – “Oriens” un buco nero dove perdersi e ritrovarsi

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Io non so se in questi giorni l’Italia sta per entrare in un buco nero senza punto di non ritorno; lascio agli specialisti le speculazioni o le divagazioni sul nostro futuro, e come sempre mi affido all’arte, per lasciarmi alle spalle giorni di parole dove si è sentito di tutto. Metaforicamente tutto ritorna e si presta alla perfezione per qualsiasi immaginazione, ecco che l’installazione dell’artista cinese Cao Yuxi proposta al Today Art Museum di Pechino contiene qualcosa di spettacolare. “Oriens” significa “perla orientale” e rappresenta l’immersione totale della nostra percezione sull’inizio e la fine fine e poi ancora l’inizio della vita, proprio per ricordarci che niente di noi ha termine, come se il moto circolare dell’esistenza fosse racchiuso nell’energia che ci circonda, attraverso il ripetersi di quiete e violenza, paura e mistero, bellezza e poesia.

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ANNIENTAMENTO di Alex Garland

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Quando seppi della trasposizione cinematografica della trilogia dell’ Area X (Annientamento; Autorità; Accettazione) di Jeff VanderMeer, istintivamente ebbi dei dubbi per come si potessero adattare in un’ora e mezza, le complessità di tre libri così particolari e originali, soprattutto pensando alle difficoltà intrinseche e filosofiche sempre ostiche da tradurre in una realtà fantascientifica. Un conto è la letteratura, un conto è la figurazione sul grande schermo. Però, pensando al talento di Alex Garland, già sceneggiatore di film particolari quali “28 giorni dopo e “Sunshine, e regista dello splendido Ex-Machina: una delle più belle pellicole di science-fiction degli ultimi anni, allora, le speranze erano passate al rialzo, consapevole della sua bravura.

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BLACK MIRROR – quarta stagione

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Quando si è fans sfegatati di una serie televisiva come questa, che ritengo una delle più innovative degli ultimi anni, diventa inevitabile parlarne sia in senso critico che in senso immaginifico, proprio per il carico di passione verso una fantascienza intelligente coltivata fin da quando ero un fanciullo: libri e lungometraggi a iosa, per non parlare del genere di telefilm autoconclusivi come questi e di cui ho già parlato nel recensire la prima, la seconda e la terza stagione di Black Mirror.

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ARRIVAL – di Denis Villeneuve

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L’arrivo di una razza extraterrestre sul nostro pianeta ha da sempre affascinato scrittori e registri di ogni genere, facendoli divagare sempre nelle ovvietà che portavano a scontri apocalittici, o a mostri inimmaginabili, o a derive pericolose riconducibili alla nostra stessa natura guerrafondaia, perché in fondo, se la  paura è di finire come noi stessi abbiamo trattato le culture dell’Africa, dell’Australia o peggio ancora, delle Americhe, allora, questa colpa che ci portiamo dentro, ha una radice radicata negli abissi della psiche umana, e non nello spazio profondo. Non è il caso di “Arrival”, straordinaria pellicola del canadese Denis Villeneuve che cerca di superare i classici filoni della fantascienza con un’idea intelligente, carica di filosofia e poesia, pur mantenendo intatta tutta l’adrenalina e la suspense che una trama di questo tipo deve asservire per coinvolgere lo spettatore.

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