Letteratura e fantascienza

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Per un appassionato come me di Fantascienza, voglio consigliarvi un articolo interessante di Jonathan Lethem, già ottimo scrittore, in cui si apre una discussione sul valore letterario della fantascienza, troppo spesso marginalizzata nella letteratura di genere, facendo un excursus sulle dinamiche sia commerciali e sia storiografiche della   scrittura alternativa.
Questo è il link  
Chiaramente sono tanti i motivi che orbitano intorno a questo argomento, soprattutto pensando al fatto che, in un periodo particolare come il nostro, probabilmente troppo affollato di idee riciclate (la qualità comunque non manca), è sempre difficile riuscire a concepire una nuova genesi, anche se nell’universo tutto è possibile.

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BLACK MIRROR – quinta stagione

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Essendo fin dalla prima stagione un fan accanito di questa splendida serie ideata da Charlie Brooker, non potevo sottrarmi anch’io da una valutazione di quest’ultima stagione: la quinta,  ritornata all’iniziale struttura di soli tre episodi (come sappiamo tutti autoconclusivi). Questa volta però le storie sono molto più vicine a noi come narrazione, anche se l’ambientazione fantascientifica delle prime serie, era sempre sul confine dell’accaduto o del “sta per accadere”, tanto l’intromissione della tecnologia ha ormai preso il sopravvento sulle nostre vite.

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CAO YUXI – “Oriens” un buco nero dove perdersi e ritrovarsi

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Io non so se in questi giorni l’Italia sta per entrare in un buco nero senza punto di non ritorno; lascio agli specialisti le speculazioni o le divagazioni sul nostro futuro, e come sempre mi affido all’arte, per lasciarmi alle spalle giorni di parole dove si è sentito di tutto. Metaforicamente tutto ritorna e si presta alla perfezione per qualsiasi immaginazione, ecco che l’installazione dell’artista cinese Cao Yuxi proposta al Today Art Museum di Pechino contiene qualcosa di spettacolare. “Oriens” significa “perla orientale” e rappresenta l’immersione totale della nostra percezione sull’inizio e la fine fine e poi ancora l’inizio della vita, proprio per ricordarci che niente di noi ha termine, come se il moto circolare dell’esistenza fosse racchiuso nell’energia che ci circonda, attraverso il ripetersi di quiete e violenza, paura e mistero, bellezza e poesia.

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ANNIENTAMENTO di Alex Garland

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Quando seppi della trasposizione cinematografica della trilogia dell’ Area X (Annientamento; Autorità; Accettazione) di Jeff VanderMeer, istintivamente ebbi dei dubbi per come si potessero adattare in un’ora e mezza, le complessità di tre libri così particolari e originali, soprattutto pensando alle difficoltà intrinseche e filosofiche sempre ostiche da tradurre in una realtà fantascientifica. Un conto è la letteratura, un conto è la figurazione sul grande schermo. Però, pensando al talento di Alex Garland, già sceneggiatore di film particolari quali “28 giorni dopo e “Sunshine, e regista dello splendido Ex-Machina: una delle più belle pellicole di science-fiction degli ultimi anni, allora, le speranze erano passate al rialzo, consapevole della sua bravura.

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BLACK MIRROR – quarta stagione

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Quando si è fans sfegatati di una serie televisiva come questa, che ritengo una delle più innovative degli ultimi anni, diventa inevitabile parlarne sia in senso critico che in senso immaginifico, proprio per il carico di passione verso una fantascienza intelligente coltivata fin da quando ero un fanciullo: libri e lungometraggi a iosa, per non parlare del genere di telefilm autoconclusivi come questi e di cui ho già parlato nel recensire la prima, la seconda e la terza stagione di Black Mirror.

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ARRIVAL – di Denis Villeneuve

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L’arrivo di una razza extraterrestre sul nostro pianeta ha da sempre affascinato scrittori e registri di ogni genere, facendoli divagare sempre nelle ovvietà che portavano a scontri apocalittici, o a mostri inimmaginabili, o a derive pericolose riconducibili alla nostra stessa natura guerrafondaia, perché in fondo, se la  paura è di finire come noi stessi abbiamo trattato le culture dell’Africa, dell’Australia o peggio ancora, delle Americhe, allora, questa colpa che ci portiamo dentro, ha una radice radicata negli abissi della psiche umana, e non nello spazio profondo. Non è il caso di “Arrival”, straordinaria pellicola del canadese Denis Villeneuve che cerca di superare i classici filoni della fantascienza con un’idea intelligente, carica di filosofia e poesia, pur mantenendo intatta tutta l’adrenalina e la suspense che una trama di questo tipo deve asservire per coinvolgere lo spettatore.

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BLACK MIRROR – terza stagione

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Di questa splendida serie televisiva ideata e sceneggiata da Charlie Brooker ve ne ho già parlato: sia della prima stagione che della seconda, autentici capolavori d’intelligenza creativa, autentici specchi della nuova società prossima ventura. Ma se i nuovi specchi dell’era moderna sono quelli dei monitor che ormai circondano la nostra vita, come potremmo regolarci con i nostri sentimenti? Difficile rispondere… ma è proprio inseguendo queste ipotesi, che il critico televisivo inglese, propone degli interrogativi i quali lasciano il segno. La bellezza di questi episodi, sin dagli esordi, è tutta racchiusa nella loro sintesi: tutti autoconclusivi, nello stile dei celeberrimi “ai confini della realtà”, quasi a proseguire quell’eredità importante che ha cambiato per sempre le regole del piccolo schermo legate al colpo di scena finale. Non è casuale che negli anni ’80,  in Inghilterra proseguirono con un’altra serie tradotta in Italia con il titolo “il brivido dell’imprevisto”, in cui, ogni episodio, lasciava sempre lo spettatore con quel senso di smarrimento e di attesa fino all’ultimo minuto: dove si svelava con una sorpresa letale, tutto il gioco della trama. Un po’ come fece prima Alfred Hitchcock in America, e poi, sempre negli Stati Uniti, a varie riprese, fino al 2007, con la messa in onda dei “master of science-fiction”, titolo probabilmente non azzeccato, forse troppo pseudo-documentaristico, perché i bassi ascolti non lasciarono il segno sulla loro programmazione, eppure vi lascio il link del primo episodio intitolato “Una fuga perfetta” perché è assolutamente da vedere, talmente è fatto bene nella sua drammaticità: un capolavoro d’intuizione e suspence, dal risvolto terribilmente psicologico.

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