CHI HA PAURA DEI LIBRI?

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Chi ha paura dei libri? Già… questa domanda potrebbe essere articolata in così tante maniere da produrre molteplici risposte a seconda delle situazioni. Si è vero, il mercato è cambiato, i giovani sono diversi, internet ha preso il sopravvento, sovvertendo il sistema impadronendosi delle strutture, delle analisi sugli avvenimenti ma, soprattutto della verità. Ecco la verità, quella scritta sulle pagine della Storia. Intendiamoci, anche le Case Editrici possono omettere un fatto e girarlo a loro piacimento, però il mondo del web è un far-west senza controllo, in cui il bene e il male sono direttamente proporzionali al loro utilizzo, relegando la carta scritta a un ruolo da comprimaria, ricca di fascino e di nostalgia. Ma allora, chi ha paura dei libri?

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“ARPAD WEISZ – il tempo, gli uomini, i luoghi” – di Paolo Balbi

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Proprio per il passaggio del “Giorno della Memoria”, ci sono storie che lasciano il segno, o che lo hanno lasciato attraverso un percorso incancellabile, magari tenuto nascosto con la solita misura dell’omissione, ma che inevitabilmente ritornano a galla, proprio per  la bellezza di una trama, per quanto tragica, che va raccontata e impressa nella nostra di memoria, e in quella di tutti gli uomini giusti, perché, mai come in questo caso, sport, politica e letteratura, sono parte integrante del secolo appena trascorso, con tutte le sue sfaccettature, sia positive che negative.

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EXT – Piccola retrospettiva di libri letti in ferie

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E’ vero, durante le ferie il tempo per la lettura è particolare, perché dipende sempre dai momenti di quiete, ma io, tra una camminata e una nuotata, nel momento del giusto riposo, cerco sempre un libro, diversificando le proposte: leggere e non, proprio per uno stacco ulteriore da tutto.
Allora vediamo com’è andata quest’anno con una piccola retrospettiva…

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MASSIMILIANO LAROCCA – Un mistero di sogni avverati

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La passione di Massimiliano Larocca per la poesia di Dino Campana ha una radice antica, nel senso che già al liceo i famosi Canti Orfici avevano colpito questo appassionato di musica popolare, il quale, nel proseguo della sua crescita, quando decise  che la sua professione sarebbe stata proprio la sua voce e la chitarra, non si dimenticò della poesia. Poi col passare del tempo il progetto di musicare queste liriche divenne una specie di desiderio assillante per quanto ricercato, tanto che, mentre altri lavori si susseguivano e altre collaborazioni continuavano a prendere corpo, quest’idea veniva sempre rimandata. Probabilmente, la ricorrenza dei cent’anni dalla loro prima pubblicazione avvenuta tra 1914 e il ’15 (anche se le date non sono certissime per via della riscrittura degli stessi fatta dall’autore dopo che il manoscritto fu perduto da Ardengo Soffici), fece prendere la decisione definitiva, e finalmente il lavoro ha preso corpo, portando a concepimento un gioiellino straordinario.

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QUANDO LA CULTURA NON SI FERMA…

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Se in questi mesi sono mancato, lasciando libero il locale agli avventori, è perché mi sono dovuto dedicare al progetto di cui sopra: “MAI LA PAROLA RIMANE SOLA – 40 anni fra poesia e cultura”, che vuole festeggiare i 40 anni di attività del Gruppo Letterario Acàrya, un’associazione culturale della città di Como nata nel 1977, per il merito di un nugolo di appassionati di poesia, i quali, nel corso degli anni, hanno raccolto sempre maggiori adesioni ampliando la proposta contaminando l’attività letteraria con altre espressività artistiche; ma soprattutto, facendo dell’amicizia fra i suoi componenti, il valore principale  su cui basarsi.
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AMORE MENO ZERO di Stefano Rizzo

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Sull’onda lunga del Nobel a Dylan diventa quasi obbligatorio parlare di questo romanzo di Stefano Rizzo, pubblicato da Mincione Editore, di cui, dal poeta statunitense, più che un debito relativo al titolo stesso, rientra in un gioco di rimandi e di continui intrecci interpretativi, proprio come la canzone stessa: “Love minus zero / No limit”.
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Bob Dylan e il Premio Nobel

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Essendo questo un blog (o un bar) dove si parla di musica e di poesia, non potevo esimermi anch’io dal parlare del Nobel assegnato a Dylan, che premetto, mi dato un piacere immenso, soprattutto per il carattere simbolico che assume e per quella linea di confine che, finalmente,  è stata superata. Ma, bisogna fare una premessa necessaria: bisogna credere ancora alla valenza di questo riconoscimento? Perché è sempre il solito discorso: i detrattori che ieri o l’altro ieri (il riferimento va anche a Dario Fo) hanno accusato gli accademici svedesi di aver dato troppa importanza a un qualcosa estraneo alla letteratura, sono degli ipocriti, perché al Nobel o ci si crede sempre o non ci si crede affatto, e se qualcuno esulta per un suo autore preferito o riconosce il valore culturale di una scelta, lo deve fare anche quando un personaggio non è nella cerchia delle sue preferenze, anche se sono lontane dai suoi territori di competenza: basta leggerlo e capirlo, o al limite informarsi degnamente e non sparare cazzate senza senso.

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