FONTAINES D.C. – Dogrel

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Il termine “Dogrel”, prende il nome da un modo di esprimersi tipicamente irlandese, che vuole sottintendere una poesia di strada, semplice, diretta, magari scritta male e dallo scarso valore letterario ma, è proprio questo il punto, con un’autoironia tipica di questa terra, questi cinque ragazzotti della periferia di Dublino, lo hanno fatto loro come esigenza del dire e raccontare, d’altronde, se a un gruppo di amici piace andare in giro per i bar a bere e scrivere versi, il risultato è una serie di liriche dall’impatto corrosivo e tagliente, adatte proprio per essere musicate, adatte proprio per essere bevute.  Con queste premesse, il disco d’esordio dei Fontaines D.C. è non solo, una sorpresa per gli addetti ai lavori, ma per tutto il panorama irlandese delle nuove generazioni, che aspettava da anni una band in cui rispecchiarsi e ubriacarsi degnamente.

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JORMA KAUKONEN & JACK CASADY – Bear’s sonic journals: Before we were them – Live giugno ’69

jorma kaukonen and jack casady bear's sonic journals before we were them

Questa registrazione operata dal tecnico del suono Owsley Stanley, quando era al servizio dei Grateful Dead, e rimasterizzata dai suoi archivi con una purezza magistrale, rappresenta un autentico tuffo nel passato, in uno dei periodi più leggendari della storia del rock, in cui, la matrice blues dei suoi esordi, si era trasformata in una serie di cavalcate lisergiche, pronte a sfoderare tutte le sfumature di una vitalità senza fine.
Bisogna subito dire che questa performance avvenuta al Veterans Memorial Building di Santa Rosa, nel giugno del ’69, ha catturato Jorma Kaukonen e Jack Casady in uno stato di grazia, qualche mese prima che formassero gli Hot Tuna, e in un periodo di pausa dei Jefferson Airplane, nell’attesa della pubblicazione del celeberrimo “Volunteers”.

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HOWE GELB – Gathered

howe gelb gathered

Allora, andiamo indietro nel tempo, quando con il nome Giant Sand, il nostro eroe iniziò un’avventura particolare, in cui, punk, alternative-country, ballads e indie-rock, crearono una miscela particolare, seminando capolavori e sperimentazioni sempre a metà fra  tradizione e innovazione. Poi, quando i suoi due fidati compari: Joey Burns e John Convertino, fondarono i Calexico, giganteggiando con ritmi latini e desert-rock un po’ in tutto il mondo, rimasto da solo, fece morire e risorgere molte volte il marchio da lui creato, alternando lavori solisti ad album con un’infinita serie di nuovi membri.

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TEST DEPT – Disturbance

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La prima domanda che dovremmo porci quando un gruppo storico e alternativo dell’industrial-rock britannico, torna dopo ventidue anni di assenza, è il perché di tale scelta e quali sono le motivazioni, gli impulsi e le dinamiche che hanno mosso l’ispirazione e la voglia di comunicare la loro attuale visione del mondo.
La copertina è inquietante: una sala da concerti con un pianoforte sullo sfondo, completamente allo sfacelo, con delle iene che s’aggirano quasi come dei fantasmi fra le rovine… Ebbene, se questa è a loro visione del mondo, girata allusivamente sulla musica o su come le sette note devono porsi negli odierni panorami, forse, la domanda iniziale ha già con questa iconografia la sua risposta.

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SHARON VAN ETTEN – Remind Me Tomorrow

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Avevamo lasciato questa cantautrice del New Jersey, quattro anni fa con lo splendido Are We There, in uno stato di grazia, probabilmente con l’album più bello della sua carriera, e ora, giunta alla sua quinta fatica, si ripropone in una veste nuova. L’indie-folk che l’aveva caratterizzata fino a questo momento, cambia registro verso un pop-rock delicato, dove si alternano sfumature dark a sonorità più solari, colorate di elettronica quanto basta per entrare in territori sperimentali. Tutto questo però non deve trarre in inganno, perché il lavoro che c’è dietro è veramente notevole, e il produttore John Congleton è riuscito a deviare verso ricerche per niente congeniali, anzi, quella che potremmo chiamare “facile accessibilità” qui non esiste, perché c’è bisogno di diversi ascolti per assimilare tutte le fasi cromatiche di questo particolare caleidoscopio di suoni.

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I MIGLIORI DISCHI DEL 2018 per il Sourtoe Cocktail Club

i migliori dischi del 2018

i migliori dischi del 2018-live

I migliori dischi del 2018
per il Sourtoe Cocktail Club

Amgala Temple – Invisible Airships
Anna Calvi – 
Hunter
Anna von Hausswolf – Dead Magic
Cloud Nothings – Lass Building Burning
Daughters – You Won’t Get What You Want
Esben and the Witch – Nowhere
Idles – Joy As Act of Resistance
Jjuujjuu – Zionic Muld
Julia Holter – Aviary
Kaanan – Windborne
Loma – Loma
Lonnie Holley – MITH
Mien – Mien
Mythic Sunship – Another Shape of Psychedelic Music
Rolling Blackouts Coastal Fever – Hope Downs
The Beths – Future Me Hates Me
The Liminanas – Shadow People
The Messthetics – The Messthetics
The Soft Moon – Criminal
Weedpecker – III

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Car Seat Headrest – Twin Fantasy  –  (miglior reinterpretazione)
King Crimson – 
Live in Vienna  –  (miglior concerto live)
The Dawarfs of East Agouza – Rats Don’t Eat Synhesizers  –  (miglior performance)
Ty Segall – Fudge Sandwich  –   (miglior disco di cover)

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Come tutti gli anni vi lascio la playlist (in rigoroso ordine alfabetico), di quelli che per me sono i 20 dischi migliori del 2018, anche se nel contesto generale non ci sono state delle uscite eclatanti. Proprio per questo, nella media, sono andato a pescare nella psichedelia-rock, che sostanzialmente è il mio genere preferito, anche se come sempre, ho cercato di variegate la proposta dentro a stili diversi, dal folk all’industrial, giusto per premiare l’impegno di artisti intelligenti. Non è casuale che le mie scelte vogliono evidenziare autori o band, magari di nicchia, ma con delle ricerche creative interessanti, e in alcuni casi anche innovative. Chiaramente il tutto è come sempre accompagnato dagli ottimi cocktail di questo locale, i quali, oltre all’essenza di aromi e profumi che li contraddistinguono, si accomunano all’album prescelto con la loro valenza metaforica legata al significato delle categorie descritte.

Eccovi servita la lista disco per disco

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PILLOLE DI SALAME – Part. 8: musica per cuori solitari

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Bernardo Bertolucci disse che la solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista, decidete voi a seconda delle situazioni da che parte stare.
La musica però è un pianeta diverso che riflette tutti i nostri stati d’animo, ed è giusto avere le priorità se ascoltarla da soli o in compagnia. D’altronde, come diciamo sempre, è una questione individuale dovuta a un particolare momento della nostra vita, o in maniera più semplice, ai desideri di una singola giornata.
Buon ascolto…

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il viaggio continua…

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