PILLOLE DI SALAME – part. 7: musica per cuori irrequieti

musica per cuori irrequieti

Arrabbiatevi pure, incazzatevi con chiunque vi viene a tiro: litigate, scatenatevi ma, gioite quando il ritmo della musica vi sconvolgerà l’anima, quando il volume inizierà a martellare per raggiungere un’estasi personale vicino all’apogeo di tutte le emozioni. Non ci sono numeri che stabiliscono il metro di giudizio per un cuore irrequieto ma, dischi personalismi, i quali, nella loro dimensione dall’alto tasso alcolico, emergono fra tutti proprio per accendere la miccia della vostra ribellione interiore, e non si fermano al semplice primo ascolto: continuano imperterriti fino a incendiare tutto ciò che vi gira intorno.

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il viaggio continua…

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PILLOLE DI SALAME – part. 6: musica per cuori appassionati

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Riprendiamo questo giro di aperitivi con delle pillole legate a delle  passionalità di vario genere, in cui la musica, dolce o arrabbiata, fresca o ricercata, è sempre vicino a un’idealizzazione dell’amore, e l’amore si sa, porta gioie e dolori: ventate di entusiasmo o solitudini infinite. Come si dice sempre la bellezza dell’arte consiste nel dare libero sfogo alle fasi creative di ognuno, e la sua completezza immaginifica ci risuona dentro in un continuo gioco di emozioni. La ricerca del bello e dell’impossibile non è una semplice canzone, ma una fase fortunata della vita in cui siamo veramente liberi.

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 il viaggio continua…

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PILLOLE DI SALAME – part. 5: musica per cuori viaggianti

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Tanto per ribadire quello che avevo già detto nelle puntate precedenti, il titolo “pillole di salame” è una scelta ironica derivata da un vecchio film, il quale sosteneva che  in un futuro prossimo venturo, avremmo mangiato soltanto pillole, e chiaramente, per chi vorrebbe ancora delle pietanze nostrane (aggiungo io), ci  saranno anche le pillole dei contadini. Sta di fatto che un excursus veloce sulle uscite musicali di quest’anno, non poteva che essere fatto a piccole dosi, utilizzando sempre il sorriso per non prendersi troppo sul serio, perché in fondo, se un suono di chitarre elettriche o le percussioni della base ritmica, sono alla base della nostra passione, allora, perché non scegliere quel poco di buono pubblicato quest’anno?  Diviso ancora in quattro parti, inizieremo con un brevissimo giro per il mondo, pizzicando qua e là, come se un aperitivo fosse lì ad aspettarci insieme al viso pulito di una bella ragazza e, tra un sorso e l’altro, la degustazione è assicurata.

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Partiamo allora…

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CAR SEAT HEADREST – Twin Fantasy (Face to Face)

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A volte lasciarsi andare fa bene, soprattutto in un’estate magra di uscite e di novità per niente eccezionali. Per questo motivo la ripubblicazione di questo “Twin Fantasy”, che potremmo definire un “remake” o meglio ancora un “remaster”, fortemente voluto da Will Toledo, il quale, con i suoi Car Seat Headrest, lo riporta in auge, con una vera e propria dichiarazione d’intenti definendolo uno dei suoi lavori più amati, scritto e autoprodotto all’età di 19 anni e ora rivisitato a 25 sotto l’etichetta della Matador.
Questo ragazzo è sostanzialmente quello che potremmo definire un genio precoce, e il tempo deciderà se come un novello Rimbaud sarà stato un artista che si è bruciato troppo in fretta, o a tutti gli effetti, potenzialmente, diventerà uno dei rocker di punta della nuova scena americana. Anche se ora questa domanda non ci interessa perché il futuro può aspettare. Il presente rappresenta la spontaneità miscelata dentro a un calderone di suoni, sempre a metà fra la freschezza dell’adolescenza e la consapevolezza dell’età adulta, giusto per riprendere le redini del rock’n’roll e riproporlo alla sua maniera: tutto in una volta, perché il tutto è già stato creato e, rimetterlo insieme, fa parte dei sogni di chi vuole crescere con la musica che ha sempre ascoltato.

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FATOUMATA DIAWARA – Fenfo

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Giusto per rimanere nelle terre africane, e creare il giusto passaggio fra sonorità etniche e ritmi occidentali, un album che ho ascoltato molto quest’estate è l’ultimo lavoro di Fatoumata Diawara, anche se dire “ultimo” è un eufemismo, perché di fatto è il suo secondo lavoro solista. Questa venere nera del Mali sostanzialmente si è diversificata collaborando con innumerevoli artisti internazionali, è anche attrice, musicista, ballerina, attivista e da anni impegnata per mettere in evidenza la condizione femminile del suo pese d’origine, da cui è dovuta fuggire, ma che le ha permesso d’inseguire i suoi sogni, realizzandosi pienamente.

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SABA ANGLANA -Ye Katama Hod / The Belly of the City

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Era il 1993, in tempi non sospetti, quando, insieme al Gruppo Letterario Acàrya di Como, organizzammo un ciclo di eventi denominato “LE TRACCE DELL’ARCOBALENO – Le culture che ci vengono incontro”, dove si analizzavano tutti i retroscena artistici derivati dalle masse migratorie che subentravano in paesi altri. Naturalmente partimmo dagli Stati Uniti, nazione madre di tutte gli emigranti, per poi arrivare in Europa e in Italia, sottolineando come, la fusione di culture diverse potesse generare sviluppi sorprendenti, soprattutto legati alle varie espressività creative. La musica in questo caso è sempre un esempio straordinario per evidenziare le ragioni di un melting pot sempre vincente nella miscellanea di stili che esaltano le originalità di un prodotto, e la cantante italo-somala Saba Anglana rappresenta l’incarnazione di queste bellezze e di come, due terre così apparentemente distanti, possano fornire la genesi di un mondo veramente fascinoso.

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GYPSY SUN REVIVAL – Journey Outside of Time

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Non so se qualcuno di voi si ricorda le vicende che hanno portato sulle scene i Quicksilver Messenger Service. Il fondatore della band, lo songwriter Dino Valenti, che era sostanzialmente il frontman del gruppo, venne incarcerato prima che pubblicassero il loro primo album, dando così ambia libertà ai due chitarristi: John Cipollina e Gary Duncan, i quali, pur non essendo dei compositori d’eccezione, erano dei performer pazzeschi. Non è casuale che la loro leggenda è conosciuta proprio per l’esecuzione delle jam che li consacrarono come un mito (anche se defilato) dell’epopea psichedelica dei sixties, proprio perché, ritornato nell’organico il sopracitato “malfattore”, imponendo il suo cliché, snaturò quella libertà creativa che i due alfieri delle sei corde avevano così anarchicamente improvvisato, costringendoli nei recinti di un forma canzone per niente adatta al loro modo di suonare, finendo per impoverirli fino a smontare il blasone del loro marchio. Non mi dilungo perché ci sarebbe da parlare ancora più dettagliatamente, ma questo riferimento era necessario perché questi Gypsy Sun Revilval, provenienti dal Texas, sono adatti al paragone descritto per il semplice fatto che il loro cantante, un certo Mario Rodriguez, prende troppo il sopravvento sui suoi comprimari, considerando che la chitarra di Will Weise e il basso di Lee Ryan, sono due cavalli di razza dalla bravura altrettanto pazzesca, e a mio avviso potrebbero incendiare tutte le pianure di questo pezzo degli States, se non avessero le briglie al collo, all’interno di una band dalle potenzialità enormi.

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