I TRE GIORNI DEL BARMAN

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Non sono mai stato bravo in matematica: forse sono solo tre giorni, o tre mesi che ho lasciato il Bar in balia degli avventori… ma cosa ci volete fare, se manca il proprietario con chi parlano i clienti? In fondo il bere è tutta una scusa per scambiare due parole o due chiacchiere, perché la vita si valorizza con la comunicazione verbale e con lo scambio di idee fra amici; e tutto questo viene assimilato con i riti alla vita che ogni tanto bisogna assolvere per sentirsi liberi, per sentisi in pace con se stessi. E’ vero… bastano pochi minuti (o qualche ora) per essere qualcuno: magai un eroe qualunque, tanto per mandare a ‘fanculo il mondo. Si… pochi minuti, e la nostra vita riprende vigore: un buon bicchiere, la musica giusta, una lettura ideale di cui parlare, quel poco di attualità e un pizzico di pettegolezzo lasciato al divertimento, perché sapete, d’ironia ci si nutre per mandare a ‘ fanculo il mondo una seconda volta…
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Percorsi di poesia contemporanea

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Per il ciclo “Percorsi di poesia contemporanea”, venerdì 31 marzo a Como, presso la sede del Gruppo Letterario Acàrya, al Centro Civico Comunale in Via Grandi 21, si è tenuto un incontro con la poesia di Ivan Fedeli e Gabriella Colletti, i quali hanno presentato i loro rispettivi libri: “Gli occhiali di Sartre” e “L’occhio al papavero”. Questo incontro non è avvenuto con la classica formula critico-autore-lettura, ma, stando intorno ai due protagonisti, si è cercato di creare un’atmosfera colloquiale in cui, la declamazione delle loro composizioni, è stata contemplata da una sorta di dialogo partecipativo con gli spettatori. Inoltre, i due poeti, aprendosi completamente, ci hanno fatto entrare nelle loro liriche attraverso un viaggio quasi psicanalitico, dove, l’introspezione del loro viaggio interiore, è diventato l’elemento stesso con cui confrontarsi.

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DUKE GARWOOD – Garden of Ashes

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Visto che Mark Lanegan non si decide a pubblicare un disco tutto suo; che Nick Cave è lontano dei suoi capolavori che lo rappresentano; che Hugo RaceChris Eckman; Howe Gelb stanno ancora aspettando l’ispirazione giusta per un prossimo album, e che Jesus Acedo o i fratelli Curt e Chris Kirkwood insieme a Derrick Boston, si sono persi nel deserto che hanno decantato per anni; ci pensa Duke Garwood a rappresentare quel sound intriso di blues solitari carichi di polvere e solitudine, di storie individuali che cercano un esilio necessario per non confondersi con la confusione e la violenza  delle metropoli. Non è casuale che il nostro protagonista, partito dal Kent nel sud-est  di Londra, si è lasciato affascinare da queste latitudini particolari, dove il vento  e gli orizzonti riescono a parlare alla gente fino a renderli felici in mezzo a questo silenzio, ed è proprio il silenzio che alla fine si trasforma in voce e in suono, in tessuto narrativo fonte sia di ispirazione, che di annichilamento.

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L’anima del rock’n’roll

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Subito dopo la scomparsa di un grande poeta come Derek Walcott, ci ha lasciato anche Chuck Berry, reso immortale più che dalle sue celeberrime canzoni, dall’immaginario che si era costruito intorno a lui. Considerando il fatto che l’eredità del rock’n’roll, nonostante l’assioma con tanti altri artisti degli anni ’50: da Big Joe Turner a Bo Diddley, da Little Richard a Elvis Presley, o altri grandi interpreti come Bill Haley o Jerry Lee Lewis, si era formata proprio con le sue memorabili performance: i ritmi forsennati che nacquero da quelle chitarre elettriche, ci hanno lasciato un’eco che dura tutt’ora e hanno impregnato l’aria di una sonorità che ha sconvolto il mondo. Probabilmente la parola “sconvolto” potrebbe far sorridere molti lettori, ma io sono convinto che la vera rivoluzione del ‘900 è stata proprio questa, soprattutto per l’impatto mondiale che si è protratta su un’infinita serie di generazioni giovanili e non solo, cambiando la società.

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