SAMSARA BLUES EXPERIMENT – One With the Universe

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A questo punto è ora di alzare un po’ il volume per ridare vitalità al locale dopo una parentesi poetica, e questa band tedesca fa al  caso nostro. Gli amanti dell’ hard-rock, con influenze psych-kraut, saranno accontentati dalla valanga di suoni proveniente dalla terra teutonica, per ridare dignità a questo genere musicale spesso ancorato nelle sue  consuetudini derivative. E’ chiaro che non è facile trovare dell’originalità dentro a un’apoteosi sonica che non vuole staccarsi dal glorioso passato, eppure, la Samsara Blues Experiment è riuscita ad intraprendere un percorso di soluzioni nuove, degne di essere ascoltate con attenzione nell’era degli anni 2000.

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LAURA MARLING – Semper Femina

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Quando si riesce ad imporsi all’attenzione mondiale con la semplicità del folk e il minimalismo lirico racchiuso in una manciata di canzoni, o se volete, con una serie di lavori davvero sorprendenti, vista la giovane età: 27 anni, 6 album, tutti di pregevole fattura, fra cui gli due ultimi, “Once I Was an Eagle” e “Short Movie”, veramente da incorniciare, allora, vuol dire che siamo di fronte a un personaggio importante, una donna che ha saputo emergere attraverso capacità personali straordinarie dove, testi, rime e una manciata di accordi funzionali alla sua poesia, plasmano l’essenza di un’intelligenza artistica al di fuori della media. “Semper Femina”, prosegue questo percorso musicale fatto di canzoni apparentemente semplici, ma talmente complesse nel suo contenuto metaforico, che la maturità espressa coinvolge un eventuale fruitore ad ascoltare attentamente il messaggio in esse contenuto. I rimandi alle songwriter diventate famose con la controcultura degli anni ’60, diventa in realtà un termine di paragone che evapora appena prosegue la melodia, perché lo spessore qualitativo induce a seguire un’estetica nuova, densa di pathos emotivo e sublime accettazione di quella che sostanzialmente è una lettura di storie accompagnate da una chitarra. Ursula Le Guin diceva che sono esiste culture che non hanno inventato la ruota, ma non sono esistite culture che non narrassero storie, e come tali continueremo ad ascoltarle, così come Laura Marling ci propone le sue.

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ALGIERS – The Underside of Power

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Quando gli anni 2000 erano considerati la porta che avrebbe lanciato l’umanità verso le frontiere del nuovo millennio, probabilmente, coloro che da sempre avevano vissuto sulla loro pelle le contraddizioni e le disillusioni del presente, si saranno fatti una lunga risata, prima di ricominciare a elencare le denunce verso questa società mascherata di buonismo… e avevano ragione. Crollata come sabbia l’impalcatura di un’insopportabile bugia, si è riversata sopra tutti noi l’epilogo di una crisi figlia di un’immagine distorta in cui ci hanno cresciuto, mascherandola con un ipotetico benessere, sempre a danno delle popolazioni più disagiate, perché se esiste un ricco deve per forza di cose esistere anche un povero, nel senso che la vita dorata di chi sta meglio, è stata da sempre costruita a danno di chi sta peggio. Genocidi, colonialismo, deportazioni, schiavitù, oppressioni, sfruttamento e omissioni della Storia sono lì a dimostrarlo, anche se noi facciamo finta di niente, anche se noi non ci ricordiamo di nulla, anzi… morte agli immigrati! nonostante da millenni abbiamo distrutto le loro terre e devastato le loro risorse, le loro culture, la loro dignità. Ma ci sono gli Algiers a risvegliarci la memoria…

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THE DREAM SYNDICATE – How Did I Find Myself Here?

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Con la band di Steve Wynn ho sempre avuto un rapporto particolare, perché in un certo senso di sogni e di sindacalisti la mia vita ne è sempre stata piena; ma in realtà c’è stato un momento particolare in cui le loro schitarrate hanno rappresentato per la mia crescita e il mio susseguente futuro, un qualcosa d’importante. Si perché, c’è stato un momento della mia esistenza dove è avvenuta una tragedia: per qualche anno non ho ne più ascoltato e ne comprato dischi. Vuoi situazioni familiari, vuoi situazioni ambientali, vuoi altri fattori e soprattutto un abbassamento della qualità musicale stessa di quel preciso momento, in cui ho avuto uno stacco radicale da questo mondo. Poi un giorno, come risvegliato da un coma profondo o da un sonno criogenico dove mie ero volontariamente cacciato, ecco che passando davanti ad una edicola, notai la copertina di una rivista musicale (la posso anche citare: l’allora “mitica”, e sottolineo ancora “l’allora” , Mucchio Selvaggio), ebbene, non so perché ma ne fui attirato e lessi l’articolo che parlava del primo disco solista, appunto di Steve Wynn, leader dei Dream Syndicate. Comprai il vinile e mi piacque moltissimo, a tal punto che mi precipitai a ricercare disperatamente tutti i precedenti lavori di questo gruppo che si era da poco sciolto, bootleg compresi. Fu proprio un’attrazione fatale! E’ vero i primi due loro album: “The Days of Wine and Roses” e “Medicine Show” sono straordinari, ma fu con il loro disco dal vivo: “Live at the Raji’s” che personalmente raggiunsi l’estasi dell’orgasmo per anni abbandonato. Impazzii letteralmente e il bell’addormentato (beh.. bello, insomma) da quel giorno fatidico non si è più fermato. Non ci sono stati baci di principesse o belle gnocche a risvegliare quel fatidico sonno, ma le note di questo gruppo californiano, alfieri del Paisley Underground.

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QUANDO LA CULTURA NON SI FERMA…

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Se in questi mesi sono mancato, lasciando libero il locale agli avventori, è perché mi sono dovuto dedicare al progetto di cui sopra: “MAI LA PAROLA RIMANE SOLA – 40 anni fra poesia e cultura”, che vuole festeggiare i 40 anni di attività del Gruppo Letterario Acàrya, un’associazione culturale della città di Como nata nel 1977, per il merito di un nugolo di appassionati di poesia, i quali, nel corso degli anni, hanno raccolto sempre maggiori adesioni ampliando la proposta contaminando l’attività letteraria con altre espressività artistiche; ma soprattutto, facendo dell’amicizia fra i suoi componenti, il valore principale  su cui basarsi.
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