BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB – Wrong Creatures

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Quando inaspettatamente ti ritrovi fra le mani un album di una bellezza sconvolgente, la sorpresa è piacevolmente destabilizzante, nel senso che ti assale una gioia interiore così contagiosa, da farti esclamare quanto il rock’n’roll sia veramente una dolce ossessione, o se vogliamo esagerare, l’esplosione dell’amore paragonabile alla forza che genera la vita. Un boato che ti ringiovanisce, ogni volta, come una boccata d’aria dopo una lunghissima apnea, o un sorso d’acqua freschissima nel mezzo della canicola estiva. Non è roba da tutti i giorni ma, quando capita, è sicuramente salutare.
Certo, probabilmente sto esagerando, eppure, in un presente dove l’appiattimento dei valori è diventato la norma, anche un disco al di sopra della media, risulta un prodotto di notevole fattura e come tale, va registrato, col sorriso fra le labbra !

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Fondamentalmente i Black Rebel Motorcycle Club sono stati agli inizi degli anni “zero” quella band che, all’interno di un revival del tutto particolare, ripercorreva una forma di rock fatto con passione e riproposto con la stessa energia di un tempo. Non c’era nessuna ricerca nuova, esisteva solamente quella voglia di suonare fino allo sfinimento insieme alle proprie chitarre, perché in fondo, era sempre quello il fine: godere della propria libertà, non tanto perché la simbologia del gruppo ripercorreva l’iconografia del suo lato più selvaggio, ma perché l’estasi di tale avventura era quello che avevano sempre sognato. Ecco che il loro folgorante esordio del 2001 non solo faceva ben sperare, ma si arricchiva notevolmente con altri significati riconducibili ad un immaginario mitico; non è casuale che album susseguenti come “Howl” del 2005, o “Baby 81” del 2007 (tanto per citare quelli più riusciti), ripercorrevano quell’avventura beat che assimilava la parola per farla diventare ritmo, come se la poesia fosse la base dei sottotitoli di un film già visto, ma sempre piacevole da rivedere dentro ad altri panorami che, da San Francisco in poi, non si sarebbe più fermato.

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Da allora queste motociclette ne hanno fatta di strada, e quello che possiamo dire è che i loro itinerari si sono sempre mantenuti dentro ad una dimensione sincera senza troppo fronzoli. Suonare per il gusto di suonare. Non gli importavano stadi o palcoscenici esageratamente entusiastici, loro, si accontentavano di piccoli locali trovati on the road nel loro continuo viaggiare, fino a perdersi in quegli orizzonti infiniti dove il tempo inghiotte tutto, comprese le strade d’America. Poi d’improvviso ancora l’eco del rombo dei loro motori, ed eccoli ritornare, per suonare di nuovo: i soliti giubbotti neri e le solite barbe incolte, una chitarra, un basso e una batteria; quanto basta per sentirsi sempre vivi. E’ così che ti accorgi di loro, prima che spariscano di nuovo, eppure, questa volta hanno lasciato il segno e “Wrong Creatures” si piazza come uno degli album più belli di questo inizio d’anno.

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La prima traccia: “DFF”, è sostanzialmente un prologo, il quale potrebbe starci benissimo come colonna sonora di un film sui nativi americani, giusto il tempo per visionare i titoli d’apertura con il sorgere dell’alba; ma è con la seconda: “Spook”, che s’inizia a premere sull’acceleratore e sgasare di brutto. Entriamo subito in una dimensione dove convergono la psichedelica dei Black Angels e lo shoegaze dei Ride, quasi a rilanciare quell’ideale ponte fra i due continenti attraverso una cavalcata che sublima le loro origini musicali. E non si fermano, pronti a rilanciare la stessa miscellanea fra una successione di ritmi e carezze di velluto. Anche il vento fa la sua parte. Poi con la terza: “King of Bones”, si percepiscono le sequenza melodiche che negli anni ’80 portarono i Thin White Rope a caratterizzarsi come alfieri del desert-rock, anche se in questo caso il rombo degli Harley Davidson amplifica il volume per ricongiungere le annate in un unico episodio temporale. Nella quarta: “Haunt”, ci si concede una pausa squisitamente d’amore, perché se il panorama dell’orizzonte ci porta inevitabilmente un respiro di poesia, anche il pubblico femminile potrà godere di questo paesaggio sorseggiando una birra. E si continua così anche nella quinta: “Echo”, dove un iniziale giro di basso ricorda il celeberrimo ritornello di “Walk on the Wild Side” ma, è solo una citazione iniziale, perché il pezzo continua perdendosi nei giri armonici dove si respirano soltanto nuvole. “Ninth Configuration” riprende la corsa iniziale conservando quella sensazione felice che si vive quando la motocicletta prende velocità fra libertà, anarchia e adrenalina, trasformando questa sesta traccia in una ballatona che non si finirebbe più d’ascoltare.

BRMC / Black Rebel Motorcycle Club

Idealmente si chiude la prima parte dell’album, perché preferisco pensare  sia un vinile, e la settima: “Question of Faith” è ancora più bella, sia musicalmente che emotivamente, in cui le divagazioni lisergiche ben si accompagnano con il ritornello di fondo, ripetuto per essere “piacione” quanto basta fino al brusio finale. Anche un vestito di pelle sa essere l’ideale equipaggiamento se i Jesus and Mary Chain gli schiacciano l’occhiolino. E’ così che la susseguente “Calling Them All Away”, si evolve ancora per essere una canzone di largo respiro, dove anche un Marlon Brando ci si troverebbe bene insieme ai suoi scagnozzi. Non è casuale l’ideologia del nome. E così, desiderando un po’ di ritmo, “Little Thing Gone Wild”, arruola nella ciurma un cantato alla Iggy Pop che non avendo al seguito i suoi tirapiedi, diventa gioco forza un “passenger”, e va bene così. La decima traccia sembra una festicciole di paese dove i nostri si fermano solo per una grigliata di salamelle, e l’undicesima: “Carried From the Start” ritorna a spaziare all’interno dei loro territori fra psichedelica e shoegaze con una coda finale dl sapore epico, giusto per chiudere con “All Rise” e salutare chiunque si sia unito a questo gruppo di sognatori con un’altra ballata dall’esplosione positiva, sia nello spirito che nella forma.

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Che dire, quando un genere circoscritto solamente tra gli appassionati di culto, viene riproposto con questo spessore, tra mestiere e autentica passione, non si può che fermarsi un attimo ad ascoltare. Alla fine, il desiderio di sentirsi easy rider fino in fondo, ha condotto i BRMC ad una carriera che personalmente ho sempre apprezzato, soprattutto dopo questa sorprendente dichiarazione d’intenti. Probabilmente saranno delle creature diverse, forse nate per isolarsi dalla consuetudine, ma come sappiamo, la normalità è un concetto di maggioranza, e non è detto che il nostro modo di vivere sia quello giusto. Io stimo chiunque voglia sentirsi alternativo anche solo per il modo con cui conduce un’esistenza dentro alla sua purezza, dentro ai suoi pochi desideri, senza guardarsi troppo in giro, come questo album, dentro alla sua giusta espressione.

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tutte le foto sono prese dal web

A questo punto non mi resta che preparare le spine e servirvi da bere, perché sento il rumore di un gruppo di centauri che hanno parcheggiato fuori da questo locale, e le pinte devono riempirsi, come un fiume in piena, prima che questi semplici eroi senza tempo riprendano il viaggio…
Salute ragazzi !

il Barman del Club

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36 thoughts on “BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB – Wrong Creatures

  1. Comunque a me (a me) suonano un po’ moscietti, buoni da sentire in auto come tanta programmazione di radio Vergine -non Maria. Un normale disco di rock, poi in una scala da 1 a 10 ognuno lo valuterà in base alle circostanze personali e va bene così. Più che altro mi lascia lì leggere dell’alone in cui li vedi avvolti. Sarà l’estate.

  2. Ecco uno di quei nomi che, per un motivo o per l’altro, non mi sono mai preso la briga di approfondire. L’idea che mi sono fatto di loro è un pò così… di gruppi a-la foo fighters x intenderci (idea che può rivelasi palesemente sbagliata sia chiaro, dal momento che non li ho mai ascoltati con attenzione..). La tua recensione però mi invoglia all’ascolto. Approfondirò..
    ciao

    • No no l’idea è proprio palesemente sbagliata perché i Foo Fighters sono l’espressione di un pop-rock mainstream di tipica FM commerciale. Ai BRMC invece non gliene frega un bib, nel senso che fanno la loro musica come piace a loro. Sono da ascoltare attentamente, non con la piacevole sbadataggine dell’automobile (che ci sta), ma con qualcosa di più concreto anche se spensierato. Poi è chiaro, i gusti sono gusti e, non facendo niente di nuovo, ognuno li etichetta come vuole, ma personalmente mi hanno colpito…

  3. Non ci trovo niente di male nel gradire questo gruppo, i Black Rebel ecc, intendo. Ma non trovo che in loro ci sia qualcosa di particolarmente non commerciabile. Fanno un buon “classic rock” perfettamente potabile, se in loro non c’è calcolo meglio così. Però dai, lasciar intendere che nella musica “commerciale” non ci possa essere qualcosa di “concreto” pensavo fosse un concetto superato. Buon fine settimana (e per me una classica stout, grazie).

  4. è sempre un’idea personale, soprattutto pensando alla visibilità che viene data a un gruppo, e spesso l’onestà artistica è proprio sinonimo di passione vera. La musica commercia ognuno la può intendere come vuole: può piacere o non piacere, gradire o non gradire, ma anche la concretezza è un concetto vago, può anche esserci, perché se un prodotto è costruito per piacere a tutti i costi non è detto che non abbia qualità: ce ne sono tanti di capolavori “commerciali” che sono dei capisaldi della musica rock, e via di questo passo. La risposta che ho dato a Luca non voleva differenziare una tipologia di espressione, ma sottolineare che alcuni gruppi vanno dove li porta la loro convenienza, altri invece dove li porta la loro voglia di suonare. Comunque visto che i BRMC non sono di tuo gradimento ti illustro i titoli acquistati nella zingarata fatta con il resto della banda al Backdoor di Blatto: l’ultimo disco dei moicani ha ancora il suo seguito di adepti, religiosamente ammalati di vinile…

    FUNKADELIC – “Lets Take It to the Stage”
    TIM BUCKLEY – “Starsailor”
    THE JESUS AND MARY CHAIN – “Live at the U4 Club” (Vienna 1987)
    GIANT SAND – “proVISION” (con P.J. Harvey, Neko Case, Isobel Campbell”

  5. Neko Case! Quella è davvero una “beatiful vision”. E poi non ho detto male dei BRMC, la stavo solo menando sui discorsi che girano attorno alla musica. Quello dei Funka sarà sicuramente una porcheria (disse la volpe di quell’uva che non aveva trovato dal suo negoziante). Starsailor è Starsailor e con i santi non si scherza. Ma quello dei cosplayer dei VU? Intrattiene bene o la registrazione penalizza un suono altrimenti eccelso? Ciao.

  6. Grazie. Per permettermi di allargare sempre la mia (me ne accorgo quando entro qui) limitata cultura musicale: non si smette mai di imparare, di conoscere, di desiderare di aprirsi a nuovi confini e frontiere.
    🙂

  7. A volte mi domando come tu faccia a trovare il tempo per tutto è sempre con tanto entusiasmo contagioso.
    Ho sentito alcune tracce ma ti confesso che me li ero persi credo dagli albori della loro nascita ed è stato come la prima volta grande coinvolgimento.

    Sherabientot grazie

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