BLACK MIRROR – quarta stagione

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Quando si è fans sfegatati di una serie televisiva come questa, che ritengo una delle più innovative degli ultimi anni, diventa inevitabile parlarne sia in senso critico che in senso immaginifico, proprio per il carico di passione verso una fantascienza intelligente coltivata fin da quando ero un fanciullo: libri e lungometraggi a iosa, per non parlare del genere di telefilm autoconclusivi come questi e di cui ho già parlato nel recensire la prima, la seconda e la terza stagione di Black Mirror.


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Devo subito premettere che avevo una paura folle, perché da quando Netflix ha comprato i diritti temevo un’americanizzazione della serie, nonostante le sceneggiature di Charlie Brooker, proprio per la differenza fra inglesi e statunitensi nel concepire un prodotto televisivo. Fortunatamente, sono stato smentito in parte, nel senso che nonostante non ci sia la potenza espressiva e il coraggio delle due prima stagioni, o le vette altissime di episodi come “San Junipero” e “Odio Universale” della terza, rimane comunque un’idea di fondo interessante e una scrittura direi buona per tutti i sei nuovi episodi con i vari distinguo. Come a dire: nessuna banalità e nessun capolavoro, ma uno standard apprezzabile che non crea una classifica di merito, e li mette tutti sullo stesso piano qualitativo.

Ma… ci salveremo dal futuro? La domanda non dovrà dare necessariamente una risposta, perché se il mio discorrere nasconde un’ironia di fondo sia sulla nostra vita che sulla serie stessa, allora, come potremmo resistere dall’avvento invasivo della tecnologia?  Chiaramente come nei romanzi avveniristici in cui la fantasia dei suoi autori ha superato la realtà stessa, proprio per l’avverarsi inarrestabile delle trame concepite, anche in questo caso, bisognerà farsi una radiografia interiore, perché le risposte che ci suggerisce l’ideatore di Black Mirror, sono a sua volta uno sguardo che fa riflettere e ci pone altre domande. La messinscena è funzionale al mezzo televisivo che si critica a sua volta, come il famoso serpente che si mangia la coda, dentro a tante ipotesi che ormai sono solo fiction e come tale rimangono: lo schermo nero dentro a un  altro schermo nero, come un gioco infinito di specchi, fino al colpo di scena finale, e il gioco è fatto!

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Il primo episodio: “USS Callister” è quello che preferisco di meno, nonostante il plauso decretato dai social, ed è sostanzialmente un omaggio a Star Trek, nel senso che narra la storia di un genio sociopatico dell’informatica che ha messo in piedi un’industria di videogiochi interattivi all’avanguardia, ma, essendo timidissimo e socialmente inconcludente, si vendica copiando il DNA (da un capello o dalla salica che lasciano sui bicchieri del caffè) dei suoi dipendenti che gli stanno antipatici, inserendoli in una realtà virtuale, sullo stile appunto della famosa serie americana, dove praticamente come capitano dell’astronave e manovratore del gioco, può fare quello che vuole. Il problema è che, mentre nella vita reale, il “dipendente” vive normalmente le sue giornate, inconsapevole di avere un altro se stesso da qualche altra parte, il suo clone inserito nel videogioco è anch’esso consapevole di se stesso vivendo attivamente quello che gli capita, come se fosse un prigioniero a tutti gli effetti, senza la possibilità di uscirne. Chiaramente la reazione dell’ultima dipendente clonata, risvegliandosi appunto nella famosa astronave, è talmente decisa da mettere in discussione tutto l’universo virtuale in cui si è ritrovata, suo malgrado, alterando le regole imposte dal loro creatore. Purtroppo il finale è fiacco e fa perdere di sostanza a tutta la sceneggiatura, anche se tutto sommato rimane necessariamente girato sulla falsa riga di un fumetto di genere, o sull’evolversi delle trame che si vivevano negli anni ’60. Prendiamolo allora come un omaggio!

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Il secondo episodio: “Arkangel” è uno dei più riusciti, perché mette in evidenza l’intromissione esagerata dei genitori nella vita della loro prole. In questo caso, infatti, una madre troppo attaccata alla sua unica figlia, le fa impiantare l’ultimo ritrovato della tecnologia: una sorta di microchip che non solo segnala e individua dove si trova in quel preciso momento la sua piccolina (che poi crescerà), ma può anche monitorare le sue reazioni emotive come il suo stato di salute in quel preciso momento; può anche vedere quello che vedono gli occhi dell’adolescente, potendo addirittura censurare eventuali immagini o situazioni che la mamma ritiene negative. Ma siamo sicuri che questo stratagemma sarà funzionale alla crescita della figlia? Siamo sicuri che un angelo custode così protettivo si rivelerà necessario per ogni situazione, durante le varie esperienze che appartengono alle età della vita?

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Il terzo episodio: “Crocodile” ci regala un’ambientazione particolare tra silenzi e angoscia, in cui, un omicidio involontario causato in giovane età, riemerge dopo diversi anni, causando altre morti. Inoltre, se assicurazioni e polizia possiedono un meccanismo che può leggere i ricordi, potranno gli eventuali carnefici dimenticare le loro vittime e sfuggire alle indagini delle autorità? La spirale negativa è inevitabile, causando un annebbiamento della coscienza fino a degenerare, diventando crudo e violento, fino al colpo di scena finale, veramente notevole.

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Il quarto: “Hang the DJ”, è il più romantico, perché ci racconta di un “sistema” dove le coppie vengono unite da una continua casualità, in cui i protagonisti si devono assoggettare tramite un congegno informatico, il quale decide tempi e durata dell’unione, in un continuo interscambio dei partner, fino all’eventuale coppia ideale. Il problema è che due giovani, uniti e poi divisi, s’innamorano al loro primo incontro e continuano a cercarsi nonostante siano messi insieme ad altri, nel continuo interscambio susseguente. E allora, chi gestisce queste ipotesi di coppie ideali per un futuro migliore? L’amore come sempre vincerà? In fondo il finale è racchiuso nella speranza che l’amore vero può sopravvivere ad ogni intromissione di cellulari e/o app di ogni tipo, per decidere chi siamo e cosa vogliamo, e soprattutto, con chi ci auguriamo di vivere nella buona o cattiva sorte, finché morte non ci separi. E se la vita fosse tutta un’illusione?

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“Metalhead”, il quinto episodio, è interamente girato in uno splendido bianco-e-nero, in cui, una donna inseguita da dei “cani robotizzati” per aver commesso una rapina particolare, avrà poche possibilità di sfuggire ai suoi inseguitori. Chiaramente l’ambientazione post apocalittica e la tensione fanno da cornice ottimale a tutta la dinamica dell’insieme, e poco importa se non sapremo mai cosa ha causato tutto questo, perché lo scontro uomo-macchina sarà sempre per gli anni a venire, una contesa che farà discutere l’umanità, dolcezza compresa. Peccato per il finale che dice e non dice, anzi, ci confonde ulteriormente e ci lascia da soli a chiederci il perché.

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L’ultimo episodio: “Black Museum”, è forse il più bello, soprattutto per il finale inaspettato, e per un insieme di trame e sottotrame che si sovrappongono sopra e dentro al narratore e gestore di questo particolare museo, perché, se la giovane negretta capitata per caso in quel posto nel cercare un distributore elettrico per ricaricare la sua auto, dovrà, vista la sua curiosità e il tempo di attesa, conoscere quello che ha fatto in vita questo strano signore (il museo è proprio vicino allo shop di questo complesso in mezzo al deserto), è chiaro che tutte le storie esposte sono un’intromissione  radicale nella mente di ogni individuo.
Già… materia e pensiero, corpo e coscienza possono coesistere oltre le possibilità legate alla vita di ognuno di noi? Anche se la vita nasconde degli angoli bui, persino nei luoghi che credevamo puri?

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Questo particolare museo è una sorta di aberrazione che scandaglia la pazzia di chi vuole oltrepassare i limiti, quasi a sovrapporre uno strato di nero sopra al nero che già esiste, come se la ricerca medica non avesse altra scelta di uccidere chiunque per i propri fini deviati. Tra l’altro, se inizialmente questo episodio sembrava un’antologia d’idee abortite per altre puntate, e qui rimesse insieme per concepire una storia unica tra il morboso e la suspence, alla fine, nonostante qualche caduta di stile, il tutto regge fino alla conclusione dove veramente il colpo di scena è particolare.

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E’ come se il voyeurismo del pubblico di oggi, fra ciniche emozioni e brutalità senza fine, continuasse a ricercare la nuova terra promessa in mezzo a un’infinita serie di banalità, vissute ormai come una droga. Ma in mezzo a questa “mostra delle atrocità”, potrà esistere un domani un museo del crimine? Io spero solo che in esposizione ci rimangano soltanto  le opere artistiche come si è sempre fatto, perché se ci rischiamo d’innamorare dell’idiozia (e purtroppo succede) la fine del tunnel non avrà fine. Sono in troppi che ascoltano le deviazioni quotidiane davanti al televisore come un’ossessione immaginifica: finché non capiterà a loro, perché in quel preciso momento la frittata si ribalterà improvvisamente.
Black Mirror ci ha insegnato che vita reale e realtà virtuale possono miscelarsi fra loro con effetti devastanti, poi, come ho già detto nelle recensioni precedenti, questa se volete è solo fiction, science-fiction concepita per stupire e sovrapporsi alla continua riproposizione di una realtà alterata. Charlie Brooker lo sa, e la sua fantasia continuerà a vivere in avanti nel tempo per non lasciarci impreparati. Poi, lo ripeto una seconda volta, se già la nostra esistenza fosse una forma alternativa di un creatore burlone? Come reagiremo una volta venuti a conoscenza del fatto? Nessuno può saperlo, a meno che i miliardi di bit dentro la nostra testa, un giorno, si ribelleranno.

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Ribellione come in Matrix? Figuriamoci! E’ notizia dell’altro giorno che in America e in Europa (Italia compresa), stanno sorgendo dei ritrovi-giuoco dove si può partecipare in base ai followers che ognuno è capace di dimostrare, pena l’esclusione. E allora? Niente… Black Mirror è già fra noi, altro che fantascienza…

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E’ chiaro che per i discepoli della prima ora come me, si potrebbero formulare molte critiche a quesi ultimi episodi della 4 stagione, gridando al mondo il ritorno della paura che regnava nelle prime serie. Ma come si fa ad anticipare un futuro che è già passato prossimo? Come si può riuscire ad essere continuamente avanti nel tempo, se il tempo ci supera improvvisamente lasciandoci indietro? Sarà… ma ormai non c’è speranza, siamo davanti ad uno schermo nero, in attesa che un altro episodio ci faccia conoscere un passato dimenticato.

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Buona visone a tutti…

il Barman del Club

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37 thoughts on “BLACK MIRROR – quarta stagione

  1. Diciamo che la prima e la seconda serie e in parte la terza ci avevano abituato a puntate tutte a un alto tasso di sorpresa e adrenalina.
    Da parte mia dico che se la quarta stagione avesse dovuto essere la prima mi avrebbe lasciato del tutto o quasi indifferente e la fine salvo in toto soltanto Black Museum.
    Negli altri ho trovato un retrogusto didattico e abbastanza scontato nelle conclusioni.
    Metalhead girato splendidamente nel finale mi cade come la signora Longari.
    Ho però imparato una cosa tu lo sai a cosa è riferito Black Mirror il titolo?

    Sherabbraccicari

  2. Anch’io ho visto la quarta stagione e, nonostante il tuo ottimo post, che condivido in pieno, l’episodio più coerente alla mia visione di fantascienza rimane Metalhead. Il finale l’ho interpretato come l’impossibilità da parte della macchina di discernere il bene dal male. Una specie di terminator ! L’Umanità è da eliminare in quanto un errore durante la creazione dell’universo. Oppure il finale potrebbe far credere che, la ricerca dei giocattoli (gli orsetti) vale comunque la pena di sfidare appunto la Morte e l’Amore di qualche bambino. Come se l’Amore alla fine di tutto è l’unica cosa che ci tiene attaccati anche ad una realtà apocalittica.
    Anche io penso che questa quarta serie sia sottotono ma, rispetto a Blade Runner 2049 (di cui ho fatto un post un pò superficiale) è assolutamente un capolavoro.
    …A dimostrare che, comunque un buon pensiero può benissimo essere tramutato in film o in fiction.
    Ciao.

    • Wow! che splendido commento: la tua interpretazione di quest’episodio è veramente interessante, infatti i paragoni con Terminator ci sono tutti, eccome! Inoltre, se fanno pellicole come il terribile seguito di Blade Runner (ma perché vogliono a tutti i costi rovinare dei capolavori che sono dei gioielli della genialità umana), ben vengano serie come Black Mirror, che ci riconciliano con la nostra concezione della science-fiction…

  3. Già è difficile oggi scegliere film…fino ad un certo tempo gli attori erano garanzia di buon film, ora non più. Immaginati le serie…tante, troppe e chissà quante schifezze. Come sceglierne quando apro Netflix? Adesso ho una dritta sicura, cercando la partenza….Mi fido! Grazie Antonio! Alla prossima🍸🍓

  4. Bene, mi manca giusto il sesto e finora sono un po’ deluso.
    Il primo ha sprecato una buona idea con clichè superficiali
    Il secondo idem, il tema è interessante e attuale ma la componente tecno futuribile è sfruttata poco e male
    Il terzo m’è piaciuto, anche se è un classico thriller con aggiunta di macchinetta suggestiva
    Il quarto è il migliore, a parte il romanticismo è il vero episodio tecnosociale con un piede nel presente e uno nel futuribile, bello e avvincente.

    salutone

  5. Dunque, ultimamente vedo la TV, sì e no, una volta la settimana. Questo significa che mi perdo film e telefilm? Assolutamente no. Vedo tutto in streaming perché, grazie al digitale terrestre, i canali che più mi interessano… non riesco a prenderli (in testa Rai 4). Netflix rappresenta almeno il 70% di tutto ciò che vedo in streaming: la tua serie non l’ho ancora vista, ma me l’annoto di sicuro. Vuoi per l’attrice che mostri nelle foto, molto somigliante (se non è lei) a Rosario Dawson (che sto gustandomi su Jessica Jones, Daredevil, Luke Cage ecc.): attrice che non ha ancora raccolto quanto meriterebbe (alla faccia della sopravvalutata Jennifer Lawrence, che quando la vedo è per me un pugno nello stomaco). Il problema è solo uno: sono talmente tante e tanto belle, queste serie di Netflix, che mi ci vorrebbe una giornata da 48H per vederle tutte e subito.
    -_____-

    • allora l’attrice che dici tu, dovrebbe essere Georgina Campbell, e non Rosario Dawson, anche se le somiglia molto… per quanto riguarda la serie, se la vuoi vedere, inizia dalla prima stagione e vai avanti per gradi, così ti puoi gustare gli episodi più belli (o forti) per poi arrivare a questi.
      Grazie come sempre dei tuoi puntuali interventi !

  6. Recensione impeccabile di una delle mie serie tv preferite. Quarta stagione per me? Hang the DJ e Black Museum vincono la palma di Migliori della Stagione. Quest’ultimo, in particolare, somiglia molto a White Christmas per struttura, diverse storie in una storia principale. Davvero ben fatto. Primo e terzo pienamente sufficienti. Quinto così così. Il secondo è quello che mi è piaciuto di meno.

    • cavoli, e pensare che il secondo episodio lo ritenevo buono, però vedo che non è piaciuto a molti. Comunque, penso che se in una stagione come questa (così come la terza), ci sono due episodi ottimi, e altri meno, ben venga la continuazione di Black Mirror, perché abbiamo bisogno di questa qualità e di queste idee.
      Grazie per il tuo intervento 🙂

  7. così in diretta mi imbarazzi, o è uno scherzo alla Black Mirror? Lo schermo nero che unisce l’umanità con un click…. E se l’amore è la soluzione per guarire ogni violenza, ben vengano tutte le novità del mondo, perché anche un’immagine riesce a dare pace. Immagini con le parole che servono per essere felici dentro. E noi lo sappiamo. E il mondo?

  8. Ho visto le prime tre stagioni di Black Mirror e mi sono piaciute parecchio. Ora ho la quarta da guardare ma ho letto pareri contrastanti e mi sono concentrato su altro ( film oppure serie tv alternative come “The End of fucking world” di genere pulp, otto episodi che durano in media 20 minuti ciascuno, , The Marvel’s Punisher” e “Berlin Babylon” ma entrambi e per vari motivi , sin dalle prime puntate direi che non mi entusiasmano molto. Quindi direi che è arrivato il momento di passare alla quarta stagione ! 😉

  9. Ottimo articolo, Barman. E condivido in pieno tutto.
    La quarta serie sembra toccare argomenti ormai obsoleti, e fa uno strano effetto vedere un futuro già passato… eh sì, lo specchio si è proprio rotto e e la mancanza di realtà della realtà sembra sempre più evidente.
    Dovrei trascorrere tutta la serata davanti al tuo bancone, mio caro Barman, per affrontare tutti gli spunti di riflessione che hai buttato lì, en passant, nel tuo articolo. Prepara una buona bottiglia.

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