ISOLE di Derek Walcott

zaria forman-2Zaria Forman

Isole

Nominarle soltanto è la prosa
dei diaristi, ridurre voi a un nome
per lettori che
come viaggiatori lodano
i loro letti e lidi come una stessa cosa;
ma le isole possono esistere
solo se in esse abbiamo amato
Io cerco
il modo che il clima cerca il suo stile, di scrivere
versi asciutti come sabbia, chiari come luce solare,
freddi come l’onda increspata, quotidiani
come un bicchiere d’acqua piovana.
Ma poi, come un diarista
io assaporo le loro stanze, abitate da fantasmi di sale,
(il vostro corpo che smuove lo spiegazzato mare
di lenzuola gualcite), i cui specchi smarriscono
le nostre addormentate, rannicchiate immagini,
come parole che l’amore aveva sperato di usare
cancellate con le pagine della risacca.

Dunque, come un diarista nella sabbia,
io segno la pace che avete dato in grazia
a spiagge particolari, scendendo
una scala angusta per accendere le lampade
contro i rumori delle onde notturne,
difendendo
con una mano un mantello fluttuante,
o semplicemente pulendo il pesce per la cena:
cipolle, carangidi, pane, dentici rossi ballerini;
e su ogni bacio il gusto aspro del mare,
e come voi foste create nel chiarore lunare
per studiare più di ogni cosa
l’indomabile pazienza della risacca
benché sembri uno spreco.
Ma le isole possono esistere
solo se in esse abbiamo amato.

Derek Walcott

lorenzo mattottiLorenzo Mattotti

Stella

Se, alla luce delle cose, ti scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio di noi
attraverso il caos
con la passione del semplice giorno

Derek Walcott

Zaria Forman-1Zaria Forman

Amore dopo amore

Tempo verrà
con cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: siedi qui, mangia.
amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola

Derek Walcott

Rosana SitchaRosana Sitcha

Concludendo

Vivo sull’acqua
solo. Senza moglie ne figli.
Ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. E’ più grande e duro,
questo, di ciò che passa per vita.

Derek Walcott

Zaria-Forman-3
Zaria Forman
zaria forman-5

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28 thoughts on “ISOLE di Derek Walcott

  1. Definire l’identità di un isola, quasi incomprensibile per chi vive ancorato ad un continente o ad una penisola, specie se per un poeta come Walcott l’isola diviene una continua e costante metafora dove la quasi-prosa di certi suoi passaggi ha il sapore di una canzone mai cantata, che è poi quella del vero (e denso) multiculturalismo dei suoi Caraibi, non i luoghi da sogno di cartapesta dei nostri turisti, ma dei quasi laboratori sociali.
    Quasi… Resta la poesia, dici giustamente tu, soave barman e coppiere degli dei specie in questo mixare arti visive, letterarie e musicali) ed hai ragione, perché comunque, anche nei democratici ed ebeti viaggiatori inconsapevoli (non è una colpa l’esserlo, sia chiaro), resta la poesia delle sue isole.

    • Noi idealizziamo i luoghi come se “il paradiso perduto” fosse la metafora della nostra stessa essenza: ritornare nel mondo dei sogni per viverci definitivamente. Ma paradiso e inferno sono sempre intorno a noi, nella continua e inarrestabile convivenza tra bene e male: l’ombra e la luce che ci appartengono. Esistono luoghi bellissimi a un passo da noi, e cerchiamo ancora qualcosa da un’altra parte, come se l’insoddisfazione s’impossessasse di noi. In fondo, il viaggiatore intelligente è consapevole che la sua esperienza rimane tale, proprio per vivere e appartenere a tutti questi luoghi, ma alla fine, è la sua terra che celebrerà il ritorno per comprendere la sua appartenenza. La poesia di Walcott è la celebrazione di questa terra: la sua terra, la sua isola per proteggersi dall’insolenza del mondo. Umiltà e identità, storia e realtà, dove la potenza dolce e dirompente della poesia diventa un poema di vitalità e di esperienze in simbiosi con la natura stessa, e dove le parole sono un tutt’uno con l’eternità, anche se l’anima circondata dall’oceano è la metafora stessa dell’uomo circondato dall’immensità.

  2. Bellissime! Gli scritti di Walcott non sono purtroppo conosciuti quanto meriterebbero. Come spesso avviene, la notizia della sua morte riempirà giustamente i giornali, i più si accorgeranno di lui e le sue parole rinasceranno a nuova vita. L’eternità dei grandi scrittori.
    Hai scelto delle immagini perfette. Amo molto come Zaria Forman dipinge l’acqua e anche i ghiacci.

    • si è vero, i ghiacci della Forman sono agli antipodi dei colori caraibici, ma l’acqua presente nelle poesie di Walcott è un acqua immersa nelle tonalità che riflettono i sentimenti del poeta: a volte trasparenti e a volte grigi, come se le variazioni dei suoi stati d’animo si specchiassero in queste variazioni cromatiche. La sua è una poesia che vive proprio dentro a queste mille variabili di colore, eppure, io verde e i blu predominano proprio perché i suoi sentimenti riescono ad appartenere all’acqua come l’anima vera di questi posti. Non è casuale che ha immaginato interi poemi, sia epici che d’immediatezza, dove la Storia e l’identità autentica di queste isole, fosse l’inizio di un’altra origine del mondo.
      La poesia è sempre un “prodotto” difficile che distilla il nostro quotidiano in maniera speciale, ma non tutti riescono ad avvicinarla per sentirla propria. I pochi “fortunati” che ci riescono avranno un regalo di emozioni particolari che conserveranno nella teca della cose preziose. Non importa se Walcott non era conosciuto ai più, l’importante è che sia esistito, e chi lo scoprirà e lo saprà apprezzare, avrà sempre il dono di quello che ci ha lasciato. Non sempre l’eccessiva popolarità è inversamente proporzionale alla bravura, anzi spesso è il contrario. Ho comunque capito quello che mi dici, speriamo che si potrà continuare a renderlo più popolare come è successo per Neruda, per esempio, ma e sempre una questione di marketing. Ci sono quelli che prediligono le luci della ribalta e chi quelle del silenzio. Si dice anche che un artista viene conosciuto soltanto dopo la sua morte, e speriamo che sia (sarà) così ?

  3. Un post da assaporare, per le poesie, per le immagini, per alcune interessanti riflessioni scaturite nei commenti. Walcott è un poeta che merita di essere conosciuto, personalmente mi piace molto per la sua semplicità scabra sotto la quale si legge molto altro, per i suoi naturali soggetti che sono l’acqua , le isole, pensa a quanto sono state fonte d’ispirazione a partire dall’antichità fino ai contemporanei, io penso ci sia un motivo che va al di là di questi elementi di per se stessi per congiungere lo spazio immenso con il subconscio

    • penso proprio di si, non è casuale che Walcott abbia alternato opere semplici a opere complesse, proprio per coniugare tutte le sfaccettature che emergono in quelle latitudini, ambientando storie mitiche con la quotidianità consueta, giusto per far entrare il mare vero e proprio con il mare che abbiamo dentro…

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