I MIGLIORI DISCHI DEL 2016 per il Sourtoe Cocktail Club

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Tutti gli anni lo ripeto, come consuetudine, queste sono sostanzialmente le  mie scelte, derivate dai miei acquisti, variegate poi dal mio stato d’animo. Infatti, noterete dei generi musicali diversi, ma che coesistono perché l’emozione profondissima emanata dalle loro tracce, non ha eguali con qualsiasi altra bellezza. Alla fine un genere solo mi stanca, e pur mantenendo un equilibrio di fondo, preferisco alternare coloriture diverse per sentirmi vivo, sempre pronto a soddisfare i miei molteplici stati d’animo.
La musica che viene incisa e buttata sul mercato di questi anni 2000 è di un’enormità produttiva sconsiderata, la quale finisce per confondere le idee degli appassionati e non solo. Io preferisco distillare quelle poche energie creative vere, nate non da una banalità ricorrente o addirittura asfissiante, ma dalle idee autentiche generate dalla passione e dalla voglia di suonare, e in senso più ampio dalla voglia di vivere.
Sentirsi artisti, è anche questo.
Poi come sempre succede, quando l’istinto prende il sopravvento sulla ragione, tante scelte sono frutto di emotività disparate, ma che poi alla fine, riflettendoci sopra, non sono poi così errate dal contesto iniziale e col senno di poi, risultano giuste. Ecco per esempio che per un esperto attento, tra le mie scelte ho escluso il celebratissimo album di Nick Cave: “Skeleton Tree”, di cui mi sono ripromesso di parlarne in un apposito post, e lo farò tra breve. Come invece, d’altro canto, ho inserito all’ultimo momento un disco scoperto tramite il blog di un “malato” come me, proprio all’ultimo momento, e che pubblicamente ringrazio per la sua sapienza. Anche questa è la bellezza della rete.
Concludendo vi lascio la mia lista senza nessuna classifica preordinata: 20 dischi, tutti a pari merito, di cui seguono le schede per ognuno.
Buon ascolto

*****

DAVID BOWIE – Blackstar
LEONARD COHEN – You Want It Darker
HERON OBLIVION – Heron Oblivion
KEVIN MORBY – Singing Saw
HAWKWIND – The Machine Stops
LUCINDA WILLIAMS – The Ghost of Highway 20
BLACK MOUNTAIN – IV
PJ HARVEY – The Hope Six Demolition Project
IMARHAN – Imarhan
AGNES OBEL – Citizen of Glass
THE DWARFS OF AGOUZA – Bes
CAVERN OF ANTI-MATER – Void Beats / Invocation Trex
FANTASTIC NEGRITO – The Last Days of 
Okland
IBRAHIM MAALOUF – 10 Ans de Live
CAR SEAT HEADREST – Teens of Denial
MONO – Requiem For Hell
KING CREOSOTE – Astronaut Meets Appleman
THE MIKE ELDRED TRIO – Baptist Town
KADHJA BONET – The Visitor
WORKIN’MAN NOISE UNIT – Play Loud

*****

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DAVID BOWIE
“Blackstar”

Probabilmente mai una carriera si è conclusa con un colpo di coda come questo, in cui, la trama di una vita, viene sintetizzata in un album dai molteplici significati, traslando ogni territorio percorso da questo artista che ha segnato un’epoca, e come tale, è rimasto consapevole del suo destino e della sua storia.
Ineccepibile

cocktail abbinato
Long Island Ice Tea
(la classe non è acqua)

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*****

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LEONARD COHEN
“You Want It Darker”

Neruda diceva che quando muore un poeta, l’umanità per un attimo tace, quasi a sottolineare l’impossibilità di un qualsiasi epitaffio di fronte a un’emozione così grande. Proprio per questo motivo a volte il silenzio è una risposta straordinaria a qualsiasi parola: basta ascoltare quello che un grande artista ci ha lasciato.
Forever

cocktail abbinato
Old Fashioned
(senza tempo)

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*****

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HERON OBLIVION
“Heron Oblivion”

Già descritto sul bancone di questo Bar, questo album straordinario, il quale, miscela folk e cavalcate lisergiche, rimane una delle sorprese più belle di quest’anno. E mai come questa volta la suadente voce di Meg Baird degli Espers, si fonde con le sulfuree chitarre di Ethan Miller e Noel Van Harmonson dei Comet on Fire, insieme al bassista Charlie Saufley degli Assemble Head in Sunburst Sound, per sfoderare una serie canzoni così coinvolgenti da non lasciarti respirare.
Senza fiato

cocktail abbinato
Invisibile
(patibolo di velluto)

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*****

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KEVIN MORBY
“Singing Saw”

Servire dei ciopitos ogni tanto va bene alla salute, e proprio per questo ribadire la bellezza di questo storyteller del sud, è come sorseggiare delicatamente il vostro liquore preferito, chiudendo gli occhi, lasciandosi andare dentro a queste storie semplici e originali nello stesso tempo. Storie di tutti i giorni d’accordo, ma è come si raccontano che rimangono in mente, e la freschezza e la bravura, non si dimenticano facilmente.
Rigenerante

cocktail abbinato
Gin Fizz
(idee fresche)

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*****

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HAWKWIND
“The Machine Stops”

Ritornati attraverso una porta spazio-temporale, questo storico gruppo riappare strutturando in un discorso fantascientifico, un altro fantastico album, di cui abbiamo già parlato,  ma che probabilmente bisognerebbe continuare a discorrere, o meglio ancora ad ascoltarlo, come in un serial di cui non si conosce la fine, e ad ogni puntata c’è sempre una sorpresa.
Inossidabili

cocktail abbinato
Dark Angel
(fantascienza oscura)

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*****

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LUCINDA WILLIAMS
“The Ghost of Highway 20”

A volte la melanconia e la poesia si tramutano in storie di fantasmi che ripercorrono le strade della nostra vita, e non si sa se a volte ritornano. La realtà sono queste canzoni di una bellezza estrema, in cui la figura del padre poeta,  emerge e prende forma, non si sa se perduto in una taverna abbandonata, o fra le mura della nostra casa.
Commovente

cocktail abbinato
Ghost Tracks
(the day after tomorrow)

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*****

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BLACK MOUNTAIN
“IV”

Quando le chitarre pesanti del passato, lasciano il posto a un incedere più fluido, le bevute che abbiamo fatto poco prima, sono solo un assaggio verso un rock più intelligente e variegato, equilibrato, che finalmente danno a questo gruppo proveniente da Vancouver, la loro giusta dimensione stilistica, pronti per un nuovo viaggio.
Coinvolgente

cocktail abbinato
Tequila Sunrise
(colpi di sole)

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*****

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PJ HARVEY
“The Hope Six Demolition Project”

Uno dei grandi album dell’anno: ostico e difficile, devastato ed attuale. Dietro c’è un grande lavoro collettivo che amplifica la sua perfezione, allontanando la fretta con cui si pubblica oggigiorno. Anche di questo vi ho già dato un sorso, ma PJ dimostra ancora una volta di essere una delle grandi protagoniste del panorama musicale mondiale.
Capolavoro

cocktail abbinato
Un Calice di Vino
(per intenditori)

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*****

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IMARHAN
“Imarhan”

Nello scegliere un disco del deserto, sono rimasto incerto se preferite quello di Bombino o questo degli esordienti Imarhan, citati anch’essi nelle pillole, ma questi giovani tuareg dimostrano una freschezza e una sincerità che mi ha colpito. Ritmi sincopati alternati a blues commoventi in cui la sabbia del Sahara ti entra dentro e non ti abbandona senza darti il minimo fastidio… anzi.
Autentico

cocktail abbinato
Stinger
(nascondigli segreti)

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*****

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La dolcezza e il mistero che si respira fra queste tracce, è come una nebbia che avvolge la nostra anima, trasformando i luoghi che ci stanno intorno, nella percezione che un altro mondo esiste e vive intorno a noi. L’aperitivo ve l’ho offerto, ora consumate quello che volete.
Ipnotico

cocktail abbinato
Mojito
(un’incantesimo)

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*****

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THE DWARFS OF AGOUZA
“Bes”

Registrato nel quartiere di Agouza al Cairo in Egitto, rappresenta la sintesi di quelle session in cui, Sam Shalabi, Maurice Louca e Alan Bishop, nelle ore notturne dove la malia prende il sopravvento, hanno sfoderato una performance etnica di notevole spessore.
Un altro aperitivo sorseggiato in questo bar, poi potete pure ubriacarvi.
Tribale

cocktail abbinato
Daiquiri
(per chi suona la campana)

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*****

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CAVERN OF ANTI-MATER
“Void Beats / Invocation Trex”

Chissà cosa direbbe Platone di questi giovani d’oggi che vogliono rientrare nella sua caverna. Il fatto è che cercano l’antimateria: l’energia necessaria per superare tutte le barriere del tempo. Si perché dentro a questi ritmi generati dai due ex Stereolab, si rincorre un periodo storico unico nel suo genere. Non è casuale che i rimandi al krautrock dei Neu o al Ricochet dei Tangerine Dream, sono notevoli, anche se allora la creatività generata era di notevole spessore. Forse, oggi è troppo facile emulare i giganti di allora? Ma se la terra una volta era abitata da questi esseri leggendari, ora, noi comuni mortali, dobbiamo accontentarci di quello che riusciamo ad inventare con la nostra intelligenza.
Sincopato

cocktail abbinato
Screwdriver
(lavori di cacciavite)

SONY DSC

*****

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FANTASTIC NEGRITO
“The Last Days of Oakland”

L’ombra dei Parliament e di George Clinton aleggia sopra i nostro protagonista con discrezione e tenacia, perché se il retroterra di Xavier Dphrepaulezz (questo il suo vero nome) nasce nei ghetti dove ha avuto origine la musica nera, allora la sua perseveranza e la sua lotta, continuerà di certo nei solchi di un territorio musicale eccezionale.
Ve ne ho già parlato certo, non se ne poteva fare a meno.
Black 

cocktail abbinato
Negroni
(atto di forza)

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*****

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IBRAHIM MAALOUF
“10 ans de Live”

Sarò anche una raccolta, ma lo spessore che riannoda 10 anni di concerti live di questo straordinario artista, libanese di nascita e parigino di adozione, rappresenta l’apogeo della gioia di vivere, tale è la sensazione che si percepisce dalle sue note. Provate a guardare il video qui sotto, se questa non è bellezza ed emozione, allora, dovete andare vivere su un altro pianeta. Io da queste parti mi trovo benissimo, e il mio bar serve sempre prodotti d’eccellenza.
Spettacolare

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Bronx
(tutto d’un fiato)

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*****

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CAR SEAT HEADREST
“Teens of Denial”

Sentivate la mancanza del rock’n’roll, eccovelo servito, come ai vecchi tempi, roboante, deciso, adrenalinico, senza troppi giri di parole. Se a questo aggiungiamo quel pizzico di sperimentazione o innovazione (fate voi) che lo rende ancora più attuale, la sua miscela non può che farci dimenare senza remissione.Will Toledo e soci hanno centrato il colpo, e noi accettiamo il combattimento, felici di perdere, tanto chissenefrega… ci rimane la loro musica
Viscerale

cocktail abbinato
Bloody Mary
(idee sanguinarie)

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*****

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MONO
“Requiem for Hell”

Basterebbe la copertina per ricevere un premio: un’orgia dantesca per sublimare una suite che ci fa rivivere un viaggio allucinato, forse troppo celebrato, d’accordo, ma sempre vicino al nostro immaginario dove prendono forma tutti i demoni che ci roteano intorno.
Ma se la vita  è un viaggio verso l’inferno, cosa ci rimarrà all’uscita: semplice, ci sono sempre le stelle, ricordate? In fondo, questi quattro ragazzi provenienti da Tokyo, con un Virgilio di nome Albini, ci fanno solamente sognare, e l’universo che attraversano è un’iperbole nata da uno spessore dove intelligenza e materia coesistono dentro a un magma di noise-progressive senza precedenti.
Epico

cocktail abbinato
Fernet&Coke
(punto di non ritorno)

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*****

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KING CREOSOTE
“Astronaut Meets Appleman”

Quando il livello cantautorale raggiunge, parafrasando la cover di questo disco, un corpo celeste posto al di là dello spazio, noi rimaniamo seduti ad ammirare questa favola moderna, racchiusa in un concept-album, in cui, “l’uomo-mela” nato dalla fantasia della figlia di questo musicista scozzese, si trasforma nella rappresentazione di tutte le ansie della modernità. Eppure, il passaggio fra generazioni è la chiave di lettura di questo lavoro (ci sono addirittura alcuni passaggi registrati con il telefonino, e montati in un alternanza sperimentale come ponte fra il vecchio e il nuovo).
Fondamentalmente però deve sempre esistere un “amico invisibile” che ci accompagna, dall’infanzia fino alla maturità e oltre, perché se favola deve essere, allora, ognuno di noi dovrà inventarsi il lieto fine.
Dolcissimo

cocktail abbinato
Campari Shakerato
(arte minima)

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*****

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THE MIKE ELDRED TRIO
“Baptist Town”

Si è vero, l’ho scoperto all’ultimo momento, e ha scalzato fuori dalla lista un povero malcapitato, ma questo album puzza di paludi e Mississippi, così come il boogie e il blues che trasuda dappertutto: spirituals e rock’n’roll fusi insieme per generare quella nitroglicerina pura che non esplode nelle nostre mani, ma nelle orecchie tese al suo ascolto. La copertina non lascia scampo i suoi territori sono questi: sud, sud e ancora sud, pronto a riconciliarsi con le problematiche di oggi, utilizzando il potere taumaturgico della musica, quella suonata con passione, sia ad alto volume che appena sussurrata, perché le ballate che ci cantiamo dentro, non ci lasceranno mai.
Godibilissimo

cocktail abbinato
Whiskey Sour
(semplicemente aspro)

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*****

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KADHJA BONET
“The visitor”

Per questo album mi sono preso una licenza imperdonabile, la sua copertina originale era talmente brutta, che un “malato” come me della grafica, non ha voluto considerare, così ho preso la cover del suo EP iniziale e ho inserito nome e titolo. D’altronde questa giovanissima interprete è talmente bella e brava che andava immortalata. Mi perdonino sia lei che la casa discografica. ma queste tracce sono di una bellezza  unica. Semplice jazz d’altri tempi, voce cristallina, melodie classiche e avvolgenti che non lasciano dubbi, abbiamo soltanto due scelte: o ci si innamora o ci si mette a sognare.
Poetico

cocktail abbinato
Margarita
(doppia scelta)

disc-cock-margarita

*****

workin-man-noise-unit-p-l

WORKIN’MAN NOISE UNIT
“Play Loud”

Replay…
Decidiamo di “giocare alto”, di rischiare il tutto per tutto, di provare a intingere le chitarre con un’azzuffata psichedelica insieme ad un hard-rock prima maniera, tanto per continuare il rapporto uomo-macchina-rumore: essenziale quanto basta per sviscerare i soliti riff potenti e le scorribande anarchiche di un garage suonato all’aperto e non negli scantinati di un sobborgo popolare. Ma se a tutto questo proviamo a registrare i respiri di un’anima sempre alla ricerca di una novità che vuole superare anni di canzoni ripetute fino allo sfinimento, contaminandole con qualche novità, allora dobbiamo dare atto a questa band la quale cerca un rinnovamento senza perdersi nei meandri di un già sentito dozzinale. Probabilmente anche l’eco dei Black Sabbath, diventa in questo caso un tessuto sonoro dove intingere l’amo, cercando pesci dai contorni più allucinati. Il cielo potrà trasformarsi in una colorata massa di occhi per osservare la reazione del mondo, sarà così che l’iconografia di dio si tramuterà in un vecchio biker perennemente in fuga e sempre in cerca della sua libertà.
Eterno

cocktail abbinato
Tequila Bum Bum
(colpi di tosse)

disc-cock-tequilabumbum

*****

Ed eccoci così come ogni volta a salutare l’anno nuovo con una bella imbarcata di musica, sicuri che un’altra scorribanda ci saluterà di nuovo per una nuova avventura musicale

cocktail-tutti

Buon 2017 a tutti

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

il Barman del Club

cocktail-tutti-2

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46 thoughts on “I MIGLIORI DISCHI DEL 2016 per il Sourtoe Cocktail Club

  1. Sei grande Barman!
    Hnno aperto l’angolo di casa un meraviglioso Drink Bar e magari mettendoci qualche mese mi riprometto di sentire e gustare i tuoi suggerimenti alla tua salute ea quella di tutti noi che amiamo la musica e il buon bere in compagnia!
    SherabuonAnno

  2. Carissimo Barman, per prima cosa Auguroni!!!

    La tua “non classifica” è la più interessante di quelle che ho letto, devo dire che vi sono musicisti che non conosco altri un pochetto ma soprattutto trovo che le presentazioni sia chiare e muovono alla curiosità di ascoltare e prendere. Mi piace veder le accoppiate con i “bicchieri”. Bravo! Bis! 😉

  3. Complimenti, bella lista di artisti !! Alcuni li conosco molto bene, altri “di vista” mentre altri ancora sono per me sconosciuti, ma approfondirò……grazie mille e buon anno anche a te!!! ciao ,Massimo

  4. Un articolo maestoso…
    Stavo proprio cercando giorni fa (si, perché i tuoi post i li leggo e li rileggo e ci metto sempre un po’ a commentarli) il giusto aggettivo che lo definisse o che per lo meno gli rendesse omaggio e poi ho davvero pensato alla regalità di una stesura basata su una collazione tra tante proposte (quelle da te assaggiate durante l’anno… e già che sei un forte degustatore!), costruita non a classifica (banalizzando una varietà di appetiti) ma una sorta di digest aureo, un’arca di salvabili e meritevoli da traghettare senza barriere negli anni a venire.
    Nessuna smania di assoluti o capolavorazionismi, ma la passione ed il pudore.
    Poi, il guizzo artistico e sinestetico degli abbinamenti con le proposte alcoliche…
    Non si può scegliere si fronte ad una simile tavola di offerte, ma da veri gourmet bere e mangiare un po’ si tutto… Ne va della nostra salute!!!

  5. Che fortuna. Nonostante la mia (in confronto a te) ignoranza musicale, riesco a conoscere e a “frequentare” persino due nomi del tuo elenco: Bowie e Cohen. Ora sì che posso avere un (breve) sospiro di orgoglio.
    😛
    Auguri per un rinnovato nuovo inizio di anno.
    ^___^

    • è sostanzialmente il problema di questi anni: si butta sul mercato tantissima roba che alla fine anche i prodotti eccellenti si confondono nella moltitudine. E’ un peccato, perché si rischia di non ritrovare più dei nuovi Bowie o dei nuovi Cohen, eppure te lo assicuro, ci sono: ma il mercato è pazzo, si rigenera continuamente, inghiottendo e rispuntando tutto a una velocità sorprendente. Inoltre non c’è più una cultura e una controcultura, e una nuova musica che le influenza, o che proprio dalla musica parta una rivoluzione pacifica come nel passato. Sembra che esista solo come sottofondo alla vita attuale: una colonna sonora marginale che ci accompagna e nullapiù… E io m’incazzo chiedendomi il perché. Un grande artista oggi si perde fra gli altri più dozzinali di lui, e quando riesce ad avere i riscontri dalla critica, questa stessa si sposta frettolosamente da un’altra parte. E’ un discorso complicato che affronterò in un post…
      Per il resto, auguri, buon anno anche a te ! 🙂

    • 🙂 difficilissima !!?? ma va… è un cocktail delicatissimo, adatto proprio a te, con tutta una serie d’ingredienti molto soft. Se poi ti piace la fantascienza, nel mio bar, hai solamente guadagnato dei punti e un servizio d’eccellenza di cui avrai l’onore di ricevere sempre. E poi, in fondo, il gruppo degli Hawkwind, rappresenta la storia della musica: grande scelta !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  6. Belle scelte. Naturalmente fra qualche tempo già non ricorderemo più se questi dischi sono del 2016 o del 2017 o del 2006 (a parte un paio ma temo che i loro autori avrebbero rinunciato volentieri a questa soddisfazione). Bene, sbronziamoci.
    Indiscreto: chi è ii malcapitato scalzato dal M. Eldred Trio?
    Incontentabile: Dovevi cambiare copertina anche ai Nani di Agouza.
    Ciao.

    • Ah ah ah ah ah ti piacerebbe sapere…. ma se cerchi nelle “pillole” lo potrai scoprire (quiz?).
      Per quanto riguarda la copertina di Agouza, non ci crederai, ma a me personalmente piace moltissimo, non tanto per i nani superdotati (quelli li lascio a te), ma per lo spirito etnico che
      insieme ai suoi colori riesce ad emanare. In fondo, se il Dio Bes ( o i tre Bes), rappresenta l’allontanamento delle malignità, perché non adorarlo………….. Straparlo? allora sbronziamoci !!!

      • Cercare nelle “pillole” equivale a cercare l’ago nel pagliaio. Solista o gruppo? Bianco o nero?
        Provo: un duo “nerissimo”?
        P.S. Il tuo commento sui nani superdotati sembra un’excusatio non petita ecc. o la prima gallina che canta ecc.
        Ciao (e se ho vinto cosa mi offri?).

    • Auguri ragazzo cosa ci vuoi fare… I bagordi di un tempo ora sono come i fuochi artificiali: una volta li facevo io, ora li guardo dal terrazzo, ma va bene così. Il vino si… quello non è mancato, anzi, bere bene mi piace come ascoltare musica, e insieme fanno una bella accoppiata. Per il resto si sopravvive.
      Felice di rivederti……..

  7. Caro SanMan purtroppo non hai vinto….. “Nerissimo” è un bel disco ma forse troppo uguale a quello precedente del duo. No, era un altro, che difficilmente potri indovinare, ma non importa, oggigiorno le maschere sono come un vestito da scegliere dell’armadio. La musica rimane fortunatamente sopra i nostri corpi nudi o come pelle o come acqua che scivola via…… ..

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