Yo-Yo Ma e i musicisti della via della seta

Se la musica ha il potere di unire tante persone apparentemente opposte tra di loro per cultura, tradizioni, crescita, esperienze e vicende umane, allora, perché non credere nell’utopia che vorrebbe estendere quest’idea, e dall’enfasi talmente sincera da sembrare qualcosa di normale: bellezza da regalare a tutti quelli che, credendo a questa espressività artistica, la vivono e la generano come la necessità che potrà salvare il mondo?
Yo-Yo Ma e i musicisti della via della seta è un docu-film straordinario, il quale, trasforma il potere dell’arte, nello “strumento” ideale per superare tutte le barriere possibili, attraverso l’arricchimento che ogni persona può dare all’altro. Ma queste non sono le solite frasi fatte o le banalità che sentiamo ogni volta che arriva il natale: questa è una vicenda umana che si identifica nelle vicende di tutti, e proprio da tutti emerge per costruire un circuito moderno, o se vogliamo, una moderna via della seta da prolungare in ogni luogo della Terra.

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La fama del violoncellista Yo Yo Ma è ormai planetaria, al di là delle sue origini cosmopolite, e forse, proprio il suo essere cittadino del mondo che lo ha portato ha generare una fusione, non tanto dentro a un genere specifico, ma dentro a tanti generi musicali, così da creare dentro alle tradizioni di tante terre, un qualcosa di unico. “The Music of Strangers” (il titolo originale)  vuole creare un rapporto vincente, sottolineando le grandi possibilità che un ensemble di artisti, provenienti dalle più disparate parti del mondo, messi insieme, possono dare, oltre che a loro, a tutti noi.
La spagnola Cristina Pato con la sua cornamusa galiziana; la cinese Wu Man con il suo liuto; l’iraniano Kajan Kalhor con il suo kamancheh (antichissimo strumento a corde); il siriano Kinan Azmeh con il suo clarinetto e tantissimi altri, ripercorrono le traversie politiche dei loro luoghi di nascita, a volte drammatici, per superare il concetto stesso di nazione, ma non per cancellare i confini e gridare a tutti i popoli che siamo dei fratelli, anzi, la connessione dei diversi vuole sottolineare proprio l’importanza di preservare lingue, tradizioni, religioni e culture apparentemente opposte le une con le altre, come un continuo interscambio, volutamente cercato come esempio o come gioco dentro alle splendide qualità che ogni individuo può regalare, con le sue note e con le sue storie.

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In fondo le storie, soprattutto musicali, sono il pane quotidiano del regista Morgan Neville (già autore e produttore di numerosi documentari sull’ambiente del rock’n’roll e sui suoi protagonisti. Non è casuale che la sua pellicola “20 Feet From Stardom” è stata premiata con l’Oscar),  il quale riesce ad assemblare una trama magistrale, fatta di continui rimandi alle persone e alla musica che eseguono, intorno a una retrospettiva che abbraccia ogni animo che si vuole bene, fra gioia, simpatia, cordialità e poesie, perché se l’utopia è un concetto impossibile generato soltanto dalla fantasia degli scrittori, allora dentro a queste scene si rende plausibile un viaggio alternativo, in cui, una realtà che abbiamo solo immaginato, si può generare con l’amore: un amore semplice, fatto di passioni e di complicità fra coloro che continuano ad essere vincenti, proprio perché continuano a credere nella loro arte.

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Mi viene in mente un racconto di fantascienza, dove, in un regime totalitario che aveva bandito ogni forma di emozione proprio per soggiogare la mente delle persone, a un certo punto, durante i lavori di ristrutturazione di un seminterrato, dietro a una parete, viene ritrovato un pianoforte. Chiaramente nessuno degli addetti a questi lavori conosce lo strumento in questione, ma quando cominciano a toccare i suoi tasti e ad ascoltare il suono che emanano, incominciando a provare qualcosa che non avevano mai provato prima. Iniziano a piangere, ma poi, poco alla volta, capiscono e intuiscono che la vita è un insieme di potenzialità derivate dall’animo che ogni individuo ha dentro di sé, basta solamente vivere le proprie emozioni: e così alla fine si ribellano cambiando il futuro. Un’utopia direte voi?   Chi lo sa!  Io sono abituato a cedere che niente è impossibile nella vita. Lo dice anche questo film: per cambiare la vita, devi creare un po’ di rumore…
Buon Natale a tutti…

il Barman del Club

 

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33 thoughts on “Yo-Yo Ma e i musicisti della via della seta

  1. Eh Beh, ma tu sei su un livello decisamente più elevato rispetto ai miei ascolti da bovaro……musica stupenda ma non riesco ad andare oltre i tre minuti (questo video per me è perfetto…) con questa musica, ma è un mio limite sia chiaro!!! ciao e grazie di esistere! Buon Natale!!! P.S.= A proposito, il bar è aperto nelle festività natalizie ? 😉

    • ma che bovaro e bovaro, scherzi!!!??? Leggendo il tuo blog ho scoperto degli artisti eccezionali !
      Il Bar ? Certo… è sempre aperto; il problema è il barista: bisogna vedere come sarà il suo tasso alcolico. Mi sa che ti devi servire da solo…
      Tantissimi auguri anche a te !!!

  2. caspita già prima amavo Yo Yo MA, ora l’adoro. Toccante questa tua segnalazione e il richiamo che fai a quel misterioso romanzo di fantascienza è perfettamente nello spirito del film (ma sarebbe stupendo se te lo fossi inventato al momento, il romanzo, per rafforzare il messaggio che ci stavi dando)
    ml

  3. Questo docu-film dev’essere stupendo, il trailer promette meraviglie! conoscevo Yo-Yo Ma, però non sapevo di questo suo progetto. Grazie per la segnalazione:-)

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