Bob Dylan e il Premio Nobel

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Essendo questo un blog (o un bar) dove si parla di musica e di poesia, non potevo esimermi anch’io dal parlare del Nobel assegnato a Dylan, che premetto, mi dato un piacere immenso, soprattutto per il carattere simbolico che assume e per quella linea di confine che, finalmente,  è stata superata. Ma, bisogna fare una premessa necessaria: bisogna credere ancora alla valenza di questo riconoscimento? Perché è sempre il solito discorso: i detrattori che ieri o l’altro ieri (il riferimento va anche a Dario Fo) hanno accusato gli accademici svedesi di aver dato troppa importanza a un qualcosa estraneo alla letteratura, sono degli ipocriti, perché al Nobel o ci si crede sempre o non ci si crede affatto, e se qualcuno esulta per un suo autore preferito o riconosce il valore culturale di una scelta, lo deve fare anche quando un personaggio non è nella cerchia delle sue preferenze, anche se sono lontane dai suoi territori di competenza: basta leggerlo e capirlo, o al limite informarsi degnamente e non sparare cazzate senza senso.

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Jean-Paul Sartre fu l’unico a rifiutare questa assegnazione, fu l’unico ad avere le palle ed il coraggio (per non dire “la nausea”) verso un’istituzione che ha il pregio e i difetti di tutti i premi: perché mi ripeto, qual’è il significato reale di questa medaglia al valore? Probabilmente, anzi, togliamo pure le probabilità, un premio assume la facoltà di far conoscere al grande pubblico il nome di un autore altrimenti parcheggiato negli scaffali di pochi  appassionati; non è il caso del menestrello di Duluth che ormai di lui anche mia nonna (almeno di nome) ne ha sentito parlare, ma è proprio questo il punto: se in alcuni casi un grande scrittore viene portato sulle scene con una vittoria del genere, perché la stessa cosa non deve avvenire con un autore di massa?  Bob Dylan rappresenta a pieno titolo un’epoca, un periodo cruciale della nostra storia recente, un momento in cui il mondo è cambiato per sempre, e soprattutto, lo ripeto ancora,  soprattutto è stato il primo a portare la poesia nei testi delle canzoni; dopo lo hanno fatto Leonad Cohen, Lou Reed, Jim Carroll, Nick Cave, ma Dylan è stato il primo: colui che ha avuto il coraggio di fare una scelta, straordinaria, con la sua classe e la sua bravura. In poche parole, ha fatto diventare la canzone, una letteratura.

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Qui in Italia, ma non solo da noi, si continua a pensare che la cultura “alta” sia una stanza riservata a pochi eletti, che la poesia dev’essere per forza un oggetto misterioso in cui possano specchiarsi soltanto gli appartenenti ad una casta di privilegiati, con la conseguenza che si leggono solo tra di loro.
Provate con queste premesse ad andare a parlare di poesia in un luogo di lavoro, o anche di svago, ma esageriamo, anche in un luogo dove si trattano situazioni importanti, per non dire di una certa levatura sociale: ebbene, rischiereste di essere presi in giro, o perlomeno, di essere visti come degli alieni. Magari vi daranno delle pacche sulle spalle, ma una volta che vi sareste girati, probabilmente, non vedrete i sorrisetti di circostanza, o i commenti di chi, a questa espressione artistica, da solamente una simbologia di noia.  Tutto questo perché si è tolto alla poesia la sua vera essenza, il suo valore narrativo, la sua potenza espressiva, il suo carattere rivoluzionario: è questo che ha fatto Dylan, ridare alle parole queste qualità e riportarle in mezzo alla gente!

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Ma lo sapete che una delle conquiste operaie agli inizi del ‘900 in America, è stata  quella di avere al centro delle fabbriche dove si sputava sangue, un piedistallo dove un bardo leggeva poemi? Provate farlo adesso…
Jorge Brandon era un poeta portoricano che andava in giro per i quartieri di New York leggendo continuamente un poema senza fine, e quando si stancava, o doveva avere una pausa per nutrirsi o per esigenze fisiologiche, accendeva un registratore per far continuare la sua voce, per non smettere nella provocazione del messaggio che conteneva: guai a dimenticarsi, anche solo per un attimo, del grande potere delle parole, di quello che ognuno di noi può dire alla gente: la risposta vola via nel vento… ricordate?
Ursula Le Guin ha detto che sono esistite delle culture che non hanno inventato la ruota, ma non sono esistite culture che non narrassero storie. Già, la storie… Mi viene da ridere quando questi grandi intellettuali pensano che la canzone, o meglio, il testo inserito in un ritornello cantato, sia da considerare un prodotto di serie B.  Ma vi siete mai chiesti perché dall’Odissea all’Iliade fino alla Divina Commedia e oltre, i componimenti scritti si chiamassero “canti”? Semplicemente perché venivano cantati.

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Ecco cosa ha fatto Dylan: riportare la poesia alla sua vera origine, ridare alle parole la sua forza lirica, il suo alto contenuto orale, per non dire musicale.
Una volta, nella programmazione del calendario di un gruppo artistico, avevo proposto con i miei amici, una serata sul “fumetto”, al che si alzò una persona personalmente da me stimata e intellettualmente preparata, la quale rispose: “…il fumetto!!!??? ma il fumetto non è cultura…”
Incredibile, ma come si fa a non capire di una potenza espressiva che possa racchiudere nello stesso tempo l’immagine e la parola? Intendiamoci, ci sono fumetti dozzinali e fumetti di qualità eccelsa, ci sono canzoni che sono proprio “canzonette”, così come ci sono poesia penose, libri ridicoli ed eterni capolavori, perché c’è molta differenza fra Guerra e Pace, Delitto e Castigo e le Cinquanta sfumature di grigio (tanto per citare i primi titoli che mi vengono in mente). Siamo noi che dobbiamo scegliere e capire la differenza. Siamo noi che possiamo intuire come scindere la bruttezza dalla bellezza.

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Ritornando al discorso appena fatto, provate ad immaginare come si possa reagire quando, all’interno di un ambito accademico, oltre al fumetto s’inizi a parlare di rock?  Incominciano i dolori, tanti dolori… Ma dico io, questo tipo di musica ha iniziato la sua spinta propulsiva 60 anni fa, eppure, in un paese bacchettone come il nostro si pensa ancora che sia la cosiddetta “espressione del demonio”? Che l’ambivalenza della sua ripetitività era una non tanto velata allusione sessuale? Ma qui inizia un’altra parte del quesito: se il rock’n’roll ha raggiunto con il premio Nobel la consacrazione istituzionale, ha finito il suo slancio rivoluzionario? Probabilmente si, ma non importa, ogni epoca conserva i suoi meriti creativi, e i meriti del vecchio Bob sono quelli di aver dato voce e testimonianza ad un periodo della Storia troppo importante per non essere ricordato, e lui ne è stato il cantore, la voce, la poesia.

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Non so se ho parlato troppo o troppo poco: mi piacerebbe rispondermi citando proprio il nostro bardo chiedendomi se the times they are a-changin, o se qualcuno deve sporgere la testa abbastanza fuori da Desolation Road, per vedere realmente quello che sta per accadere, ma non importa… a me personalmente mi è venuta ancora una gran sete, e vi invito tutti intorno al bancone, tutti insieme, perché in fondo, saremo in ogni nostro momento: forever young !

Salute a tutti… il Barman del Club

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95 thoughts on “Bob Dylan e il Premio Nobel

  1. Barman qualcosa di forte no.
    il mio solito Margarita per rileggere e assaporare questo tuo altissimo tributo così lineare e incisivo. Questo Nobel x chi lo vuole riconoscere ed accettarne le scelte apre nuove inedite possibilità ad altre forme di letteratura cui oggi è tempo di fare spazio e ‘onore’.
    Sheraconuninchinosisisi’

    • Certo… dev’essere forte! Così diamo una scossa alle nostre menti. Poi se questo Nobel aprirà a nuove forme di letteratura non lo so. Sostanzialmente penso che ogni tanto facciano delle assegnazioni per far parlare e creare un po’ di dibattito intorno a questo premio. Negli anni scorsi hanno fatto delle scelte che via via sono cadute nell’anonimato. Per questo ho detto se la la valenza di un riconoscimento debba ancora avere la sua importanza, perché sembra che lo diventi tale soltanto quando un nome faccia discutere…
      Grande Dylan ! Un pensiero va anche a tuo fratello, il primo ad averlo tradotto in Italia…
      Salutoni !!!

  2. Ottimo pezzo. Aggiungerei che lo sdoganamento dal tradizionalismo e la superiorità in cui i “letterati”stanno implodendo, rischiando di sparire a forza di autoalimentarsi tra di loro, è un passo importante.
    La prova di quanto hai scritto sul binomio poesia/musica è fare leggere un testo di Bob Dylan o De André, per non citare solo americani, a bambini che non conoscono affatto gli artisti in questione. Direbbero: è poesia. Mi sembra talmente naturale, forse troppo per chi sta ora rosicando.
    Primula

    • in questo ultimo secolo la poesia si è richiusa dentro se stessa, con tutta una serie di autori, i quali, non fanno altro che piangersi addosso. La poesia è anche altro e qualcosa di più: nel mondo anglosassone con queste liriche raccontano storie, situazioni, fatti che possono leggere tutti. Poi è chiaro, non bisogna cadere nell’eccessiva semplificazione, ma è proprio questo il punto: quando un poeta come Dylan riesce ad arrivare in mezzo alla gente con tanta forza e qualità, allora, non fa altro che aprire una breccia per dare coraggio a quelli che poi, sono venuti dopo di lui.
      Ciao Primula, speriamo che anche nelle scuole cambi qualcosa 🙂

  3. Come ho già scritto in altri blog, quello che mi ha colpito è la coincidenza che la notizia sia trapelata il giorno della scomparsa di Dario Fo, già vincitore del prestigioso premio nel 1997 (altra scelta che all’epoca aveva fatto parecchio discutere) —-> sembra una sorta di passaggio del testimone, oppure come direbbe Zio Bob un “Changing of the Guard” …………..quindi per me “The Time they aren’t a changin’ “….. ciao e ottimo pezzo !!!

    • 🙂
      bellissimo ! Davvero… sembra che sia stato casuale il passaggio di testimone da Fo a Dylan, quasi a ribadire che l’alternativa esiste e che debba essere sempre in primo piano per non abbandonarsi ad una stupida normalità. Finalmente! Davvero… finalmente !

  4. diciamo che a volte si credono grandi scrittori ma di quello alla fine hhanno solo il nome o la fama che non so da dove gli deriva…
    ci sono scrittori e scrittori, anche quelli meno blasonati ma che ti passano di quelle emozioni…
    ciao!

    • le emozioni ecco! sono proprio quelle che ci fanno rivivere: per noi tutti, per la gente o per l’umanità; e ogni tanto qualcuno ci riesce, come Dylan, come altri dopo di lui, come noi che ci salutiamo giornalmente…
      Cin cin !!!

      • ehhhh gia! proprio quello che riescono a passarci li distingue… eh ma l’arte del saper leggere è importante tanto quella del saper scrivere….
        cin cin! emh… io sono facilmente ciuccabile! eheheh! mi bastano due dita e inizio a ridere, ballare, cantare e dire cose strane!

  5. Tutto questo affannarsi a distinguere tra cultura alta e bassa mi sa di distinzione tra animali da stalla e cortile, George Orwell docet, e non è che l’ennesimo tentativo di incasellare disperatamente e perciò depotenziare il potere dell’emozione che spinge a pensare, a dire no, il sassolino che rotola dal cumulo di ghiaia delle convenzioni. Uno schiaffo metaforico ma non meno doloroso questo. Sarò antica ma anche gli schiaffi possono servire a crescere. Ciao barman caro, aperitivo?? 😊

  6. Eh niente, mi piace assai, che dire di più? Quanto ai radical chic della cultura, che si riempiono la bocca e vanno in vacanza a Capalbio, lasciamoli lì, fra di loro. Questa scelta fa tornare letteratura poesia e musica tra la gente, e in questo momento storico è ciò di cui abbiamo bisogno. Grazie bartender 😊

    • Esatto, ne abbiamo proprio bisogno… In un periodo storico dove imperano i reality show, la strabordanza esagerata degli smartphone, la possibile intromissione delle televisioni nella nostra privacy, bisogna ritornare a quella poesia che potrebbe condurre qualcuno sulla retta via. E’ vero ci sono i rapper, gli artisti di strada, le cenerentole di una sera, ma ritornare alla qualità sarà un bene necessario…
      Eccoti da bere !

  7. L’agre e volgare mondo dei social network (siamo ben lungi da un web semantico 3.0, in cui la verità si possa costruire con il contributo dei tanti e per ora restiamo nella palude dei like e delle condivisioni ebeti a false news costruite da esperti di marketing o da giornalisti reietti alla ricerca dello scoop da due secondi) in questi giorni, oscillando tra sacro e profano, sta discettando sia sulla scomparsa del grandissimo Dario Fo, sia sull’assegnazione del Nobel alla letteratura a Dylan…
    Tuttavia, ti giuro su ciò che ho di più sacro, che non ho letto un solo articolo che possa eguagliare la bellezza enciclopedica (nel senso di illuminata) e serafica (perché non rancorosa ma ottimista e solare) di questo tuo pezzo!
    Ti dissi allora che eri un mio guru e lo confermi con sfacciataggine!!

    Tra l’altro ho appena finito di discettare con un amico blogger proprio sul tema dell’epica omerica, dei suoi canti e del suo essere arte ALTA e POPOLARE assieme… ti assicuro che sembrava di parlare seduti al bar da te!

    Meraviglioso pezzo, assolutamente e mi permetto di sciorinare dei superlativi assoluti anche a costo di essere accusato di facile capolavorazionismo

    • il “capolavorazionismo” mi è piaciuto moltissimo… In fondo, è giusto essere dei partigiani, ogni tanto. E poi, cosa c’è di più bello di una discussione seduti in un bar, fra una birra artigianale o un cocktail ben servito, ma dove alla fine escono delle idee o delle sintesi intelligenti fra cultura popolare e letteratura ritenuta personalmente intellettuale. E poi, come ho sempre ribadito: poesia, fumetto, cinema e arti figurative (anche quelle più estreme), possono coesistere all’interno di questa modernità che ci circonda. Il premio a Dylan è anche questo: il riconoscimento della nostra dimensione quotidiana, non tanto perché bisogna tracciare una linea di confine fra le “diverse” tipologie di “culture”. Io ho conosciuto persone con tre lauree che si amalgamavano insieme a persone normali senza nessuna differenza, mentre al contrario ho visto pseudo-intellettuali credersi grandi nella loro pochezza che continuamente vivono nel loro orticello, e non possono uscire da lì. Gli artisti, quelli veri, si ubriacano, si divertono, fanno all’amore come tutti ed è proprio in mezzo alla gente comune che diventano grandi, e noi ci divertiamo in mezzo a loro…
      Ti sei guadagnato una bevuta, tutta per te!!!!! 🙂

  8. premesso che hai scritto un pezzo “cazzutissimo” che condivido in toto, sopratutto la parte relativa alle cerchie elitarie, circoli talmente chiusi e autoreferenziali che spesso implodono nel loro stesso incenso. Ma per entrare nel merito del premio io credo che la musica abbia intrinsecamente tanta letteratura quanto la poesia o la scrittura in genere. Che si sia scelto di dare il Nobel a Dylan io non la vedo come una bestemmia (come affermato da molti scrittori, da Baricco a Welsh per dirne alcuni), anzi Dylan non è stato “soltanto” un cantautore ma un autore che ha “portato la poesia abbinata alla musica a un livello superiore”. Personalmente avrei preferito che il premio fosse stato assegnato a Roth (se proprio vogliamo rimanere in ambito nordamericano) che con la sua Pastorale Americana ha scritto forse il romanzo americano più importante. Se invece parliamo di musicisti, e senza nulla togliere alla grandezza di Dylan, la motivazione date dall’Accademia di Svezia “per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana”, calzerebbe a pennello ad un altro grande della musica “yankee” quel Woody Guthrie da cui Dylan stesso è “partito”, considerato tra i folk singer più importanti della storia della musica americana. Ma permettimi anche una chiosa campanilistica, ma di De Andrè ne vogliamo parlare? Un grandissimo (pace all’anima sua), che nulla avrebbe da invidiare a Dylan o ai vari “campioni” della letteratura contemporanea.
    Ciao

    • Certo, in casa nostra abbiamo avuto tutta una generazione di cantautori di notevole caratura, proprio per lo stretto rapporto fra poesia e musica, soprattutto perché in America c’era un certo Dylan che ha magnificamente aperto la strada a questa arte antichissima, e ha dato coraggio a chiunque per esprimersi al meglio delle loro qualità. Per quanto riguarda le esternazioni di alcuni personaggi, quella di Baricco mi ha sorpreso molto in negativo, mentre quella di Welsh (ne parlavamo proprio sabato fra amici) è sostanzialmente una boutade di un punk nostalgico della sua giovinezza (perché ormai è vecchietto pure lui) quando prendeva in giro quelli della generazione precedente, anche se ha fatto due errori non da poco nel dire quello che ha detto, ma sorvoliamo. Per quanto riguarda Roth invece, sono sincero, non l’ho mai letto, non so perché… forse perché istintivamente sentivo che non mi apparteneva, mentre su De Lillo (altro papabile nelle voci di corridoio pre-assegnazione), posso dire che ha delle ottime idee narrative, ma non mi piace nel modo di scrivere, anche se leggerò il suo ultimo lavoro perché mi attira e probabilmente farò anche un post per via delle tematiche trattate. Tra l’altro il buffo è stato che le case editrici italiane avevano già preparato i titoli di questi ultimi due autori citati e sono stati presi in contropiede perché di Dylan non avevano niente di pronto, e giù a ristampare di corsa…
      Insomma, oggi io e te e altri come noi possiamo essere felici, ed è giusto che sia così.
      Salutre !

  9. Alla nostra salute! Sembra incredibile ma ancora oggi considerare Dylan un poeta scompiglia tutto. Voglio dire, sul mio libro delle medie già c’era Blowin’ e sto parlando dei tempi di Slow Train pensavo che … oh, al diavolo! Se avessero premiato un qualunque sconosciuto cantante di un qualunque sconosciuto paese del nobel nessuno avrebbe parlato e non sarebbero venuti fuori tutti questi saccentini a spiegarmi cosa è o non è la letteratura.
    Comunque non è finita: Bob non si sta facendo trovare. Restiamo collegati e prepariamo munizioni (argomenti).

    • dici che non andrà a ritirare il “succulento” riconoscimento? Ma… sarebbe veramente notevole! Eppure sono convinto che alla fine ci andrà… sì ci andrà, perché è sempre così, e le consuetudini rimarranno tali. Non lo so… avrebbero dovuto darglielo molto tempo prima e stupire il mondo invece che continuare nella solita monotonia. Invece è sempre la solita storia. Ma alla fine chi se ne frega ho goduto lo stesso anche se lo aspettavo vent’anni…. Io comunque continuo ad ascoltare musica, a leggere libri (compresi quelli di poesia), andare a teatro (anche se ci vorrei andare di più) con la certezza che tutto questo sia letteratura.
      Prosit… aspettiamo 😉

      • Ma no, penso che alla fine lo ritirerà, come in fondo suonò per il papà o altre cose che ha fatto è che ci imbarazza ricordare. Il bello di questa faccenda è vedere le reazioni di tutti noi. E ragazzi, quanta merda ha tirato a galla! E che impasse! Se il nobel è una roba seria allora Dylan lo è a sua volta, se invece è tutto un carrozzone perché prendersela e fare tante tragedie? E sai cosa vale più del premio? Pensare che le sue canzoni (e i suoi versi) verranno cantate per tanto tempo dopo di noi.

  10. Comunque massimo rispetto per Baricco, mica è da tutti andare in giro ad ammettere di non essere troppo intelligente. E comunque se vuole il nobel provi ad impegnarsi, ora come ora non dava l’idea di essere interessato a fare qualcosa di durevole.

  11. ciao ragazzo,

    complimentoni per questo tuo post di altissimo registro, mi ha colpito una tua frase:
    “Siamo noi che dobbiamo scegliere e capire la differenza. Siamo noi che possiamo intuire come scindere la bruttezza dalla bellezza.”…

    GIUSTISSIMO, i premi Nobel, come gli Oscar, vengono assegnati da una commissione che non sempre è credibile e apprezzabile, credo ci sia un errore di fondo, la cultura non è nozionismo, è elaborazione ed interpretazione.

    ho una formazione classica, umanistica, vecchio stampo, sarò retrò ma appartengo a quella scuola di pensiero che considera la poesia il livello più basso della letteratura, i testi di Dylan hanno fatto da colonna sonora a un’epoca ormai passata, di sicuro non hanno creato durature scuole di pensiero né correnti culturali proiettate nel tempo.

    sei un appassionato di musica, l’unica canzone che riesce a riportarmi nella adolescenza, gli anni delle lotte studentesche a cavallo tra i 60/70 è “on the road again” dei Canned Heat

    • Tads
      Mi xmetto qui perché ti ho sollecitato la lettura e la tua opinione. ‘A hard rain’s a gona fall’… già se affermi che la poesia è subalterna alla Letteratura nn serve aggiungere altro.
      Questo vale anche x esempio nella pittura? La la morbidezza rinascimentale di un Raffaello e le geometrie e i colori spiazzati del Futurismo?
      SheraunmargaritaBarmanomaggiTAds

      • diciamo “gonna”??? doppia enne 😉

        io non affermo che la poesia sia subalterna alla letteratura, affermo che considero la poesia lo scalino più basso della letteratura, infatti per me Dante Alighieri è una colonna portata del pensiero sofista, mi pare riduttivo e mortificante definirlo “poeta” seppur col grado di “sommo”.

        amo la pittura e l’arte rinascimentale, sì, questo è vero, seppur apprezzi qualche forma espressiva “moderna” capace di dare validi indirizzi interpretativi. Di sicuro non amo le paranoie e le cazzate spacciate per arte.

    • beh… se è l’unica canzone che ti è rimasto in mente, evidentemente non ti interessava la musica perché ce ne sarebbero a milioni, io per esempio, avrei soltanto l’imbarazzo della scelta, quasi a dire: per ogni momento della vita c’è un pazzo che l’accompagna. E così tanti che conosco, come conosco tanti intellettuali che hanno vergogna ad ammettere che ascoltavano musica, quasi a ribadire che per essere “intelligenti” bisogna solo essere delle persone serie: come a dire che c’è musica colta (la classica), mentre il resto è robetta… sì, soltanto robetta… Figuriamoci se l’abbiniamo a un Premio Nobel. Haiiiiiiiiii…… !!! Ma non è questo il punto: nella vita, o in una determinata epoca, o in un momento particolare della Storia, c’è sempre un insieme di novità e di creatività eccezionali irripetibili: vedi nell’antica Grecia, nel Rinascimento, nella Parigi degli Impressionisti o degli anni ’20, così come appunto negli anni ’60.
      Tu fai un errore quando dici che Dylan non ha creato scuole di pensiero né correnti culturali proiettate nel tempo, perché è stato proprio il contrario, a tal punto che ancora oggi, nel 2016, non riusciamo a rinnovarci dalla creatività di quegli anni. Fu proprio Dylan a inserire il verso poetico nella canzone d’autore e fu seguito da moltissimi in tutto il mondo, a tal punto che la figura del “cantautore” assunse veramente una caratura artistica notevole, vedi anche da noi i vari De Gregori, Guccini, Fossati ecc… (e l’elenco potrebbe essere lunghissimo). E potremmo andare avanti all’infinito, sciolinando tutta l’importanza del grande Bob. Anzi ti dirò di più, la musica da così tanto fastidio alla cultura cosiddetta “alta” perché le ha rubato complemento la scena, trasportando le masse giovanili da una parte all’altra, trasformando il costume delle ultime generazioni. Per quanto riguarda invece la frase che la poesia è il livello più basso della letteratura, è una tua opinione e te la lascio. Io ritengo la poesia una parte “importante” della letteratura, sicuramente una parte di “nicchia” letta solo da pochi, ed è questo il bello che ha fatto Dylan: portandola nella canzone, l’ha portata a tutti e ha dato un là, per far continuare altri dopo di lui (alcuni nomi li ho già citati nel post). C’erano stati anche i famosi chansonnier francesi (da cui ha attinto il nostro De Andrè), ma Dylan è un altra cosa: è un poeta !

      • non vorrei essere stato frainteso, io ascolto musica da quando ero bambino, sono padre di due figli musicisti, soprattutto non ho MAI detto né pensato che la musica sia roba da frutti periferici. Sinceramente questo tuo cazziatone non lo capisco.
        Ribadisco il concetto, non credo e non crederò mai che una forma espressiva contemporanea, strettamente connessa ai tempi, possa essere considerata una linea culturale da proiettare nel futuro, semplicemente perché comunque e inevitabilmente obsoleta. Poi, a dirla tutta, il premio Nobel per la letteratura potrebbero tranquillamente darlo anche al mio portinaio, la cosa non mi sposterebbe l’asse.

  12. Ah dimenticavo di dire un’altra cosa a Tads: sul Premio Nobel la penso come te, ma proprio perché tanti cosiddetti “sapienti” lo riconoscono come il sommo riconoscimento di una vita artistica, proprio per questo, ho goduto nel vederlo assegnato a Dylan…
    Salute… oggi ho un ottimo vino !!!
    Hasta la victoria, siempre!

  13. Poi, che un certo tipo di intellettuali scuota la testa con fare sconsolato ci sta, immagino che dal loro punto di vista questo premio sia un sintomo del degrado dei tempi (quali siano in realtà “i tempi” rimane un mistero anche per loro, temo) e da quel punto di vista capisco. Non concordo ma capisco. Sono i vari Welsh o Busi (opinionista televisivo: con una qualifica simile ogni insulto è superfluo) ad uscirne male, si atteggiano a trasgressori ed eccoli ora a fare i seri custodi della letteratura e delle convenzioni.

  14. @TADS: io parlavo di Baricco che ha detto; “per quanto mi sforzi, non riesco a capire cosa c’entri Dylan con la letteratura” ed è lui che considero disimpegnato e caduco, non Dylan.
    Quando ho letto che ritieni l’opera del neo nobel obsoleta mi è venuto il timore di un fraintendimento. Alla salute.

    • Baricco è un mio concittadino, secondo me avrebbe fatto meglio a fare l’operaio di linea alla Fiat ma è solo una mia opinione, io tendo a stratificare, nel bene e nel male, soprattutto viaggio su un binario mio NON manovrabile

      • Buon viaggio allora. Solo due cose: io penso che i premi siano come i regali, ovvero non si finisce mai di pagarli. Giusto perché non rimanga l’impressione che io sia qui a sostenere l’autorità del nobel. Infine non credo affatto che la roba di Dylan sia strettamente legata al suo tempo, E’ vecchissima l’immagine del Dylan alfiere della protesta giovanile. E sbagliata. Basta controllare le date, i tempi e i luoghi. Di nuovo, alla salute.

  15. Nell’antica Grecia c’era chi, come Platone, se la prendeva con la scrittura perché stava sostituendo la cultura orale, basata sulla dialettica. Oggi c’è chi se la prende con le canzoni perché non degne della cultura scritta.

    • Finché c’è un dibattito serio si può discutere di tutto. Tra persona civili penso che ci si possa arricchire con le motivazioni dell’altro, sia favorevoli che contrarie; il problema sono le frasi dette a freddo senza pensare l’alta marea che possono far dilagare. Poi è vero, i tempi cambiano, ma i corsi e ricorsi storici sono sempre all’ordine del giorno. Io continuo a sorridere pensando a tutti quelli che nel corso degli anni scorsi, storcevano il naso quando parlavo di Dylan come un poeta. Chissà ora se lo leggeranno… Poi c’è l’altro problema: le traduzioni 😦

  16. È vero. Non lo si continua “solo a pensare”: la cultura è considerata una stanza per pochi eletti. E non solo qui da noi. Del resto, l’ipocrisia di aprire alle capacità collettive e di stroncarle poi, quando minacciano di insidiare da vicino gli altarini impolverati, la vedo ogni giorno. Poi, come ho scritto in alto loco, ben vengano i premi fisici: qualcuno li utilizza per chiudere efficacemente la porta del bagno.
    Felice continuazione di settimana.
    ^____^

  17. carissimo,
    ho avuto un attimo di tempo per rileggere lo scambio di commenti con te e StaNman, concedimi di chiarire alcuni passaggi perché ho la sensazione di essere stato un tantinello ermetico

    che a Bob Dylan sia stato assegnato il Nobel nel 2016 è irrilevante, lui è comunque un cantautore icona di un periodo storico e socialmente importante che tutti conosciamo, è “appiccicato” a quell’epoca come un francobollo su una busta. Allora… per quanto mi riguarda la letteratura è un valore senza tempo, un valore ever green, un valore capace di emozionare e trasmettere riferimenti per generazioni. Assegnare la massima onorificenza esistente al mondo al protagonista di una circoscritta parentesi storica non mi pare una Mandrakata. Qui nasce la definizione “obsoleto”. Forse alcuni nostri figli continueranno ad ascoltarlo, pochissimi i nostri nipoti e, probabilmente, nessun pronipote.

    Il concetto di “cultura” non è universale, c’è chi definisce “cultura” il nozionismo e chi, come me, definisce “cultura” la capacità di elaborare e interpretare un bagaglio, piccolo o grande, di conoscenze acquisite sui banchi e nel percorso di vita. Non vi è dubbio che chi respira la mefitica aria del conservatorismo sia in disaccordo con l’assegnazione ma il mio disaccordo ha altre origini

    ci leggiamo reciprocamente da tempo, la mia idiosincrasia nei confronti dei sedicenti “intellettuali” non è banalmente epidermica né figlia di un astruso pregiudizio, nasce dal mio atavico odio nei confronti delle caste, di qualsivoglia fatta o settore, in particolare verso quei teorici che amano pontificare su argomenti che non conoscono. Un vecchio adagio (non ricordo l’autore): “chi sa fa, chi non sa insegna”, credo che gli “intellettuali” non possano trovare definizione più appropriata. Caro amico il mio non è un chiodo fisso, non è colpa mia se da quando sono nato, ormai sono 59anni, sento solo dire che l’universo intellettuale appartenga alla sinistra, come se tutti quelli NON di sinistra fossero deficienti incapaci di osservare e studiare l’umanità. Il problema nasce quando si pongono in essere indottrinamenti collettivi fondati sulla ipocrisia, il pensiero “politically correct”, figlio degli “intellettuali” di sinistra, credo sia la peggiore direttrice dei nostri tempi.

    scusa il mio essere stato prolisso, si può tranquillamente non condividere il mio pensiero ma che almeno mi sia concesso chiarirlo.

    • assolutamente, anzi, condivido tutto quello che hai scritto…. il toto, infatti se leggi il mio post, ho proprio sottolineato quanto sia o quanto non sia importante questo premio. Personalmente mi sono divertito in questa parentesi per ascoltare (visivamente non li ho potuti osservare) quelle persone che mi hanno urtato da sempre, i quali ritengono la “cultura” (e sono d’accordo su quelle che dici in riguardo) un oggetto identico alla loro faccia e bello solo per loro. Per questo ho riso quando ho sentito il nome di Dylan, consapevole di tutto, perché sapevo come sarebbe andata a finire. Ma ti sembra giusto che si dica: beh… per quest’anno il Nobel lo diamo a un Americano, l’anno prossimo a un Vietnamita e l’altro ancora a un Polinesiano, come se la bravura fosse un repartimento da fissare un po’ a te, un po’ a me, e un po’ a quell’altro, così accontentiamo tutti. No, no, siamo su una strada sbagliata. Non è casuale che le case editrici avevano già stampato i libri di De Lillo e Roth, pensando che avessero assegnato il Nobel a uno di loro due, e la scelta di Dylan li ha spiazzati (quanto ridere che ho fatto). Ma poi vedi, l’errore di fondo che si fa, è relegare la figura di questo personaggio solo a quell’epoca (che è già tanto) ma tutti gli amanti della musica, sanno che il vero Dylan (musicalmente e testualmente) è venuto dopo: ci sono album eccezionali che non si fila nessuno, eppure sono dei capolavori ma, quando si parla di Dylan, si citano solo le solite cose. Questo è il punto: un autore va conosciuto per tutto quello che ha fatto (scritto) nella sua vita in toto, e non per solo due anni e basta. E’ vero, io ho sottolineato l’importanza di quell’epoca perché è alla base di tutto, ma poi c’è stata una carriera lunga una vita, straordinaria, che il cittadino medio conosce poco (per cittadino medio intendo quello che ascolta la musica normalmente, come accompagnamento alle sue giornate) E poi sinceramente se meritasse il Nobel o meno non me ne frega più di tanto, la mia gioia è ascoltare i suoi dischi, è questa le bellezza. Tutto qui… dai facciamoci una bevuta che ce la meritiamo: parliamo troppo o troppo poco, questo è il pregio o il limite di tutti noi… 🙂

      PS Hai 59 anni? Grande classe quella del ’57, potrei citarti grandissimi artisti (musicisti compresi) di questa annata eccezionale. Sempre sul pezzo mi raccomando!!! 🙂

      • acculturami tranquillamente in merito, spesso anche i miei figli mi dicono che il ’57 sia stata annata storica per la musica ma, come giustamente dici, su questo fronte sono un “cittadino medio”, infatti ti seguo con interesse da tempo perché ho capito che qui imparo qualcosa, sai… nella vita non si può far tutto.

        Purtroppo esiste una tendenza a codificare, Paolo Villaggio ha fatto film bellissimi come: “io speriamo che me la cavo”, e “il segreto del bosco vecchio” ma tutti lo ricorderanno sempre come Fantozzi o Fracchia. Non ho dubbi che Dylan abbia partorito cose stupende in epoche diverse ma comunque è innegabile che chi ha la mia età o qualcosa in più, lo riveda come testimone di quei tempi, che comunque sono durati più di due anni, diciamo, mal contati, almeno una decina.

        esprimo una opinione personale, chiamiamola convinzione, da anni il Nobel ha smesso le vesti della meritocrazia per indossare quelle della politica, hai ragione quando dici che si cerca di distribuire il riconoscimento in modo geograficamente compensativo. Tuttavia rimane pur sempre, nell’immaginario collettivo, il traguardo massimo. Ti dirò che il Nobel a Dylan e a Fo non mi hanno stupito più di tanto, mi ha stranito tantissimo il Nobel per la pace assegnato a Obama, molti lo hanno definito un premio preventivo, sulla fiducia 😀 😀 😀

    • Se per te gli intellettuali sono solo le figure che descrivi qua sopra allora non ci capiremo mai. Io penso a gente come Rem Koolhaas, Brian Eno, H.M.Enzensberger, Maffi, oppure volando più basso anche un Beppe Colli. Temo che tu abbia finito con il trasformare la figura dell’intellettuale in quella dell’opinionista prezzolato. Come sgarbi, socci, ferrara che dovrebbero essere di “destra” o santoro, gruber, annunziata che dovrebbero invece essere di “sinistra”. Ma siamo o.t. e me ne torno ad ascoltare Dylan. Ah, io vivo di lavoro manuale a scanso di equivoci. Ed ora ti saluto sul serio e saluto tutti.

  18. 🙂 🙂 🙂 Vero… meglio se lo davano a Ilona Staller, almeno lei ha fatto davvero del bene all’umanità (!!!!!).
    Ritorando agli artisti nati nel ’57 dovrò preparare un post su un altro grande artista di quella splendida annata: anche lui musicista e poeta, perché entrerà dentro a tematiche particolari.
    A presto allora…

    • mi farebbe piacere scoprire la bontà di quella annata, sei un mito Barman 😉

      al mondo esistono persone capaci di approdare a un pensiero proprio, magari opinabile e discutibile ma comunque proprio, poi esistono persone che passano la vita ad aggrapparsi all’altrui pensiero, sono scelte, io non giudico.

      Cesare Pavese quando si alzava, ogni mattina, doveva calarsi un pintone di Barbera per realizzare dove fosse e cosa fare, quando gli hanno diagnosticato la cirrosi si è suicidato… perdonami ma io faccio grande fatica, nonostante abbia fatto il classico, a valorizzarlo

      io tendo a farmi giudizi sulla interezza della persona, per me Maradona e Michael Jackson rimangono e sempre rimarranno uomini di merda, tanto per intenderci.

      sempre un caro saluto a te e ai tuoi commentatori e alle tue commentatrici

      • Perdonami… ma questo tuo ultimo intervento non l’ho capito. Sarà un problema mio, ma non si possono citare i nomi di “merda” che hai fatto, che non giudico, perché fanno parte di un altro mondo, anche perché con il post in questione proprio non c’entrano affatto. E non giudico neanche chi si suicida, perché per arrivare a un gesto così estremo, avrà sicuramente delle problematiche personali che soltanto lui potrà capire, e scusami, ma anche questo secondo personaggio non c’entra niente. Tu hai fatto il classico e farai certe tue valutazioni, sicuramente molto colte, e di altissimo livello, ma così facendo poni già davanti a te una barricata per volerti difendere non ho capito da che cosa: quelli di sinistra sono tutti degli ipocriti… va bene, è un’idea tua, ma anche questo concetto non c’entra niente con il post. Dylan non ti piace… nessun problema, avrai sicuramente delle letture di tuo gradimento e va bene così, come io ho le mie. Ci troviamo davanti a un buon bicchiere di Amarone (di quello buono, così non ci viene la cirrosi, anche perché l’industria del vino, di qualità, è una delle cose buone che abbiamo in Italia), e tra una risata e una sana discussione valorizziamo la nostra vita: io capirò il meglio di te come tu di me… Il resto sono tutte cazzate !
        A proposito… se non ti piace il vino dimmelo, perché se vuoi acqua la devo procurare 🙂 😀

  19. Complimenti per quanto scritto! Le parole di Bob non invecchiano mai e questo riconoscimento è solo la conferma che il Rock e la poesia vanno di pari passo…davvero una grande risposta per chi si ostina a non accettare un connubio così alto!

  20. E come diceva Freak Antony: “Se ho detto che vengo non è detto che canto”
    Come finisce si racconta ma almeno mi sta svecchiando un po’ questa storia. IL Rock che fa l’inchino, stringe la mano ritira il diplomino, la medaglietta e ringrazia lo sponsor. Non è questo che mi piaceva, ora ricordo come doveva continuare ad essere.

  21. Bel post … Uhm Dylan non ha mai chiesto il premio e non mi ha sorpreso il suo declinare l’invito, è stato gentile e alla fine è andata la Patti Smith in sua vece. Ci sta. Non sarà capito … Echisenefrega.

  22. chissà, tra vent’anni lo daranno magari a un blogger…
    l’Accademia di Svezia ha sempre sorpreso tutti, che fosse per i nomi scelti o per il fatto di estendere il concetto di letteratura, come avvenuto per Fo e per Dylan…

    • è probabile: l’evoluzione della società ha sempre margini molto ampi per valorizzare un individuo, anche se, come nel caso di Dylan, a mio avviso il riconoscimento è arrivato troppo tardi. meglio tardi che mai, comunque…
      Vediamo… se ci saremo ancora, esulteremo ancora una volta.
      Serviti da bere 🙂 🙂 🙂

  23. Lo ammetto, conosco pochissimo Bob Dylan (in compenso ho una frequentazione ultraventennale con Dylan Dog, perdona la battuta ma non ho saputo resistere), ciò non toglie che questo post sia stato davvero un’ottima bevuta 🙂
    Salute! E spero a presto.

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