SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME

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Da sempre lo specchio ha affascinato le fantasie degli uomini, a tal punto da diventare il protagonista di storie relative ai nostri sogni e a un’idea di mondi paralleli, talmente vicini a noi,  da poterle trasformarle in letteratura. Intendiamoci, il celeberrimo “specchio, specchio delle mie brame” ci riporta proprio alla caduta dei nostri sensi di fronte alle invidie che sussistono fra noi, come se la bellezza o l’importanza di un’immagine esteriore, fosse l’unica realtà disponibile, fino a farla diventare una fonte di potere, perché in quel riflesso si nasconde il desiderio dell’immortalità, senza capire che proprio al di là c’è quello che non si vede ad occhio nudo, e che un giorno ognuno di noi si troverà veramente di fronte. Proprio per questo Bram Stoker ebbe l’intuizione di non far riflettere il suo vampiro dentro lo specchio, perché in realtà non è la questione di essere un “non-vivo” o un non-morto” a rappresentarlo, ma il nostro desiderio di non morire mai, come se fossimo soltanto noi i depositari dell’eternità riflettendoci sulla sua superficie.

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Anche “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde si può visualizzare come uno specchio, nell’ossessiva e ostinata negazione di perdere la bellezza con lo scorrere del tempo, come se tutto fosse riconducibile soltanto a quello che si vede. D’altronde come sarebbe la nostra vita se improvvisamente scomparissero tutti gli specchi che ci stanno intorno? Se pensate alla sorpresa che ebbero le culture primitive quando i primi esploratori gli fecero vedere quest’oggetto, possiamo immaginare lo stupore nel vedere la propria faccia dentro a un qualcosa ritenuto imparovvisamente magico. In realtà, è un oggetto semplicissimo eppure, trasmette tutte le potenzialità apparenti in cui l’uomo si identifica: dall’autostima all’autolesionismo, perché tutto è possibile di fronte alle nostre fragilità, tutto è possibile di fronte alle nostre fantasie, ecco perché dobbiamo andare oltre liberandoci idealmente da questa prigionia. Se consideriamo personaggi come il protagonista di “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello, che impazzisce nello scoprire un suo difetto guardando la sua immagine; o il Dottor Jekill di Stevenson, il quale vede proprio nello specchio il suo doppio Mr Hyde: malefico fin che volete, ma rappresentazione dei nostri lati più oscuri, potete capire quanto sia potente a livello di linguaggio espressivo trovarsi di fronte a un altro “uguale a noi” e magari, mentre stiamo in silenzio, aspettare che parli. Se Narciso si è perduto nell’ammirarsi allora anche noi rischiamo di affogare dentro la nostra quotidianità. Poi si sa, anche Alice cercò di oltrepassare la realtà dello specchio per scoprire tutte “le meraviglie” di un altro “paese”, trovandolo capovolto e finendo vittima della sua immaginazione, perché non sempre si ha la capacità di comprendere.

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Calvino diceva: “ma come si fa a guardare qualche cosa lasciando da parte l’io? di chi sono gli occhi che guardano?”. In realtà i nostri sono occhi distratti dalla moltiplicazione impazzita della modernità, quasi a dar ragione a Borges il quale temeva gli specchi per la loro valenza simbolica nel riprodurre fino all’infinito gli umani con i loro difetti, ma nello stesso tempo li ammirava per la loro capacità di fissare il tempo riproducendolo senza fine. Anticamente si diceva che lo specchio intrappolasse l’anima a tal punto che nelle cerimonie funebri si copriva proprio per permettere un sereno trapasso del defunto nell’ al di là, ma alla fine siamo noi che ci intrappoliamo nelle nostre immagini e nelle nostre superstizioni, siamo sempre noi che non riusciamo a superare la soglia delle nostre debolezze. “…Ti sei guardato bene? / Dalle bugie / dal turpiloquio / dall’abbondanza / dall’inganno / dall’angolo a 360° / dall’abisso? /… / Ti sei guardato bene? / nello specchio c’è solo lo spasmo di te. / Tu sei fuori…” Così scriveva Alda Merini.

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Comunque tranquilli, la prossima volta che vi guardate dentro uno specchio, non abbiate paura, la persona che vi troverete di fronte, prima o poi, risponderà alle vostre domande, e magari, vi farò anche sorridere…

il Barman del Club

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Buona domenica a tutti… a proposito, stamattina, quando mi sono fatto la barba, quello dall’altra parte mi ha fatto l’occhiolino (?) chissà… vuol dire che ieri è andato tutto bene
🙂
e oggi?

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Tutte le immagini sono prese dal web

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21 thoughts on “SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME

  1. Secondo una delle tante leggenda, caro Barman mi pare che dimentichi che le streghe non avevano un’anima e quindi non si riflettevano negli specchi perchè impure questo test praticato dalla inquisizione nel nuio delle segrete mi è rimasto molto impresso leggendo La chimera di Sebastiano Vassalli.

    Difficile conviverci anche solo con lo specchio del bagno anche solo ricordando mio nonno ‘Guardati ogni giorno allo specchio e sii certa di non arrossire’ perché per questa sua capacità di riflettere noi riflettiamo su noi stessi dunque etica con estetica.

    troppo seriosa? Per fortuna mi distoglie il sughetto leggero leggero

    sherafammispaziobarmanfammicivedereneltuospecchio

    • si hai ragione Shera… ma avendo analizzato la finzione letteraria, ho tralasciato questa tragica realtà che appartiene agli abomini della Storia, tra l’altro, per quanto se ne voglia nascondere, l’Inquisizione è stata una delle atrocità paragonabile allo sterminio degli ebrei, perché ancor oggi risentiamo in sede processuale delle sue procedure, talmente era radicata nelle viscere del pensiero comune. La Chimera comunque è un bellissimo libro…
      Sughetto ?! Meglio! meglio!!!

  2. Giorni fa, stavo riguardando, presso la MediaTeca di San Lazzaro di Savena ( Bologna), una vecchia pellicola di Bergman, “Såsom i en spegel – Come in uno specchio”, del 1961, certamente uno dei suoi grandi capolavori.

    Ora leggo il tuo bellissimo post e sono quasi dispiaciuto di aver usato così, senza preavviso, questo banale superlativo assoluto che tutto dice e nulla fa comprendere della fortunata coincidenza, quasi un’empatia, con il discorso estetico e filosofico che hai affrontato in queste per altro non tantissime righe.

    Impresa non da poco ed un tema ambizioso, su cui si potrebbe discettare a lungo.

    Riesci a mantenere sempre così alto il livello del tuo blog che viene quasi da pensare che la famosa mamma degli idioti non venga mai ingravidata dalle tue parti…

    Alla tua!

    • 🙂 🙂 Caro mio se fosse veramente così, vivremmo (o vivrei) in un paese dove Jonathan Swift si troverebbe molto a suo agio per inventare delle storie. In realtà si poteva scrivere molto di più, perché il tema è vastissimo… ma non è detto, volevo solo fare un’aggiunta alla recensione del precedente post, giusto per completarla. In quanto all’empatia, io credo molto in queste coincidenze, perché ritengo che niente avvenga per caso… come a dire, quando la stima è reciproca, non c’è nessun specchio che tenga 😀

  3. interessanti e stimolanti le tue riflessioni, che partono – appunto – dallo specchio, per spaziare fra letteratura, psicologia e quant’altro…tema affascinante quello dello specchio, che da una parte confina con il tema del doppio (gemelli, doppelganger, ecc) dall’altro è segnato dall’ambiguità tra essere e apparire, superficie e andare oltre…
    mia nonna, per scongiurare la possibilità che diventassi una bambina vanitosa, mi diceva:
    non guardarti troppo allo specchio, altrimenti ti apparirà il diavolo!
    complimenti per il bellissimo post

    • è incredibile come il riflesso della nostra immagine possa contaminarci e coinvolgerci, ma d’altronde se pensiamo alle potenzialità che offre a livello di metafora, diventa tutto più comprensibile, e probabilmente, affascinante… Anche se mi sorge un dubbio: quella che si vede, è la nostra metà oscura o la nostra metà illuminata?

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