THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION – Freedom Tower… no wave dance party 2015

Jon Spencer Blues Explosion_Freedom Tower No Wave Dance Party 2015

Dopo appena tre anni dal ritmo irresistibile di “Meat and Bone”, quel brutto figlio di puttana di Jon Spencer ritorna insieme ai suoi fidi compari con un album ancora più dinamico e irriverente, sporco di funky quanto basta per farci alzare dalla sedia e dimenarci senza remissione, pronti a festeggiare la nostra voglia di vivere; perché di festa si parla, una festa dedicata a tutta la città che la contiene: New York. Probabilmente, l’anima viscerale nata dall’avventura con i “Pussy Galore” prima e i “Boss Hog” dopo, imbastardita da tutte le contaminazioni della Grande Mela, confluite poi nell’esplosione della sua Band, non solo hanno lacerato positivamente o musicalmente il loro desiderio di riempirla con tutto ciò che trovavano per strada, ma nel contempo le hanno dato fuoco, anche se metaforicamente, per incendiare il loro istinto di rivolta. Badate bene, la parola “rivolta” è qui utilizzata per evidenziare quella voglia tutta giovanile di gridare al mondo la rabbia e la gioia del loro divertimento, perché è proprio divertendosi che hanno costruito la loro carriera, quasi a voler cambiare tutto in un solo momento, senza alla fine cambiare niente, perché l’universalità della musica è un pozzo inesauribile dove attingere in continuazione, dove specchiarsi, bere, ubriacarsi, a volte caderci dentro e morire ma, è una delle tante possibilità per esprimere un’idea, e in questo caso, una possibilità straordinaria per trovare l’apoteosi di tutte le passioni. Ogni cosa confluisce nella concentrazione di un big bang pronto a esplodere e dilaniarci con il suo bellissimo fuoco, perché è proprio dentro di noi che si evolverà il suo universo e ogni nota percepita, è l’emozione autentica che produce l’energia necessaria per la continuazione della vita.

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“Freeedon Tower – No Wave Dance Party 2015” è un viaggio nei bassifondi della Grande Città, come se quartieri simbolo quali il Lower East Side; il Greenwich Village; il Bronx; Harlem e altri si comprimessero dentro una danza sporca quanto ruggente, piena di ritmo e di contaminazioni provenienti da una micidiale miscela di rap, hard-blues, garage, rock’n’roll e punk quanto basta per trasmettere allegria, voglia di cantare e suonare, entrare nei localacci peggiori ma vivi nella loro essenza musicale, dove si respira l’anima di un’umanità perduta ma sempre attaccata a un’emozione per un attimo di gloria. E la gloria sono queste tacce dove tutti sono invitati a festeggiare, per dimenticare almeno solo per un attimo, quello che abbiamo alle spalle: un urlo, una birra, una danza, e poi un’altra birra e poi ancora una gioia per gridare al mondo tutti i nostri sogni, tutte le nostre visioni. Il viaggio continua così, passando per i luoghi dove si respira musica e dove si corregge con l’entusiasmo ogni desiderio di rivalsa. L’orgasmo dinamitardo che emerge fra espressionismo bianco e pulsione negroide, è come ho predetto una fusione funky talmente convincente, che gli stili sopracitati di amalgamano perfettamente con le dimensioni black inframezzate e lacerate, giusto per essere iconoclasta come sempre, giusto per essere peccatore mai redento, giusto per essere bastardo senza pregiudizi. Qualcuno potrebbe aggiungere che Jon è un furbastro ben assestato negli ambienti che lo apprezzano e magari lo detestano, ma lui è fatto così e le sue rielaborazioni sono il frutto autentico legato alla sua voglia innata di fingersi dannato.

In fondo, tutto il disco è un omaggio allo sperimentalismo post-punk che fece sentire viva una delle città più belle del mondo e, come ci ricorda il titolo, quella no-wave di fine anni ’70 rimasta nella nostra memoria come uno dei periodi, dove si cercava una creatività nuova o se vogliamo un’idea nuova di fare musica. Se poi idealmente il brano d’apertura simboleggia la fine di un’epoca con un ipotetico “funerale”, poco importa, qui non esistono morti viventi o vivi morenti, ma un’orgia che non vuole sembrare un casuale woo-doo, ma la performance di un party degenerato, per questo l’omaggio della Blues Explosion è una forma di slang, dove tutti i pezzi sono un rimando continuo e un ritorno eccezionale dove ubriacarsi senza remissione. Poi, tutto ciò che è noise, distorsione, affabulazione esagerata, suono schizofrenico per essere volutamente cattivi, è sostanzialmente il condimento che loro danno agli arrangiamenti di quello che viene chiamato un sound stralunato, giusto per entrare nelle dinamiche di tre amici che si lasciano andare fra lussuria e adrenalina. Ma poi cosa volete di più, avete fra le mani un prodotto fatto di evoluzioni tossiche e ritmi irresistibili, slegato da ogni concetto per farvi deragliare quell’attimo appena in cui la vostra mente vuole evadere, felice di averlo fatto, felice di esservi esposta, felice… e basta. Inutile analizzare le varie tracce, dovete solamente ascoltarle, immaginare di vivere fra le vie di questa città complicata e affascinante; tuffarvi nel primo posto dove fra le mura esce della gran musica e bere di tutto!

Allora? Che cosa aspettate a ordinare una birra !!? Ve l’ho sempre detto… sono io che ve la servo!

il Barman del Club

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jon spencer 7Jon Spencer Blues Explosion (foto prese dal web)

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11 thoughts on “THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION – Freedom Tower… no wave dance party 2015

  1. Meno incalzanti come lo erano in passato e su questo non c’è alcun dubbio, forse la causa è da ritrovare nelle note funk (gli mancavano visto che spaziano tra indie punk blues rock etc etc 🙂 ma continuano ad essere efficaci per serate allucinogene . adoro le loro chitarre incivili, sgarbate adoro le chitarre così e ti faccio un dispettuccio….quanto siamo vicini al mondo dell’hip hop. ? stavolta mi hai servito un Long Island Iced Tea ciao!!!

  2. Più di tutto mi ha colpito l’inizio del tuo post: “Dopo appena tre anni”.
    Direi che tre anni possono essere un discreto periodo di tempo. Sono sibillino? Un tantino. Buon ascolto.

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