CARLO BRENNA e la Testimone Velata

Itaca di Carlo Brenna“Itaca”   di Carlo Brenna 

Ci sono luoghi che rimangono in mente per tutta una serie di sinergie positive che alimentano l’immaginario di ognuno e propongono, da qualsiasi parte si osservano, un ambiente fascinoso e particolare, strutturato talmente bene da sentirsi coinvolti nel mondo stesso che vuole esprimere, perché riesce a trasmettere il valore autentico dell’Arte con un’idea positiva e vincente al tempo stesso. A Paina di Giussano in provincia di Monza/Brianza, infatti, è nata già da qualche anno una galleria d’arte monotematica: “La Testimone Velata” per l’appunto, dedicata completamente all’artista Carlo Brenna (dove si trova anche il suo atelier) e gestita da Maya (la sua curatrice), che intraprende un discorso il quale va al di là del semplice percorso espositivo, e ti conduce, attraverso tutte le sue sale, nel mondo metafisico del nostro io, riuscendo ha condurti (complice anche tutta l’ambientazione) in quei territori dove l’estensione della percezione viaggiano dentro e oltre la vita, insieme alle immagini con cui sei circondato, piacevolmente, attraverso affreschi, colori e poesia.

il cortile degli affreschi di Maya e Carlo Brenna
galleria d'arte La Testimone Velatail cortile degli Affreschi

Chiaramente il protagonista è questo artista poliedrico ormai affermato da anni negli ambienti della cultura milanese, il quale, oltre ad essere pittore, scultore, affrescatore e grafico, riesce a imprimere nelle sue opere il superamento di un percorso intrapreso ai tempi delle avanguardie artistiche da De Chirico, Carrà, Savino e Morandi. Le sue opere vogliono proseguire e continuare un concetto semplice quanto complesso, che entra nelle dimensioni della nostra anima come un sonar che analizza un abisso a volte sconosciuto e a volte tenuto in disparte, prudentemente, solamente per non volersi confrontare stando davanti allo specchio delle nostre profondità. Ed è qui che subentra la parte preponderante della nostra sessualità, identificata nella figura femminile, identificata in un’esplosione di erotismo e maternità al tempo stesso, come se la figura della donna fosse la matrice eterna della creazione e della continuità della vita, simbiosi infinita del nostro stesso vivere e della nostra evoluzione. La figurazione sempre più estensiva dei seni raggiunge infatti il senso più profondo del dono in senso tale, per essere desiderio e nutrimento, voglia ancestrale e voglia ammaliante, bellezza completa, poesia della carne e desiderio di vita: essere parte di un’esistenza che ha bisogno della nostra compenetrazione. Probabilmente Carlo Brenna si identifica egli stesso nelle sembianze femminili, vorrebbe diventare donna per assimilare tutta l’esperienza della più completa apoteosi di un orgasmo fatto di sfumature cromatiche e apogeo del desiderio, ma a livello interiore, il tutto è una metamorfosi fatta di trapassi sempre a cavallo della sua esperienza di vita: corpo e anima visti in un unica materia pulsante, e come tale, appartenente all’uomo inteso come umanità.

carlo brenna opera
carlo brenna opera 2

Tutta la sua pittura ricca di simbolismi – dalla barca alle maschere, dalle nuvole alle volte e agli archi, dai volti agli occhi stessi racchiusi in uno sguardo interrogativo, dai colori evocativi alla raffigurazione delle città come corpo che ci contiene, fino ai cieli che si perdono oltre gli orizzonti – rappresentano i nostri desideri ed anche i nostri piaceri sempre disposti in una sorta di transumanza verso dimensioni “altre”, perché le dimensioni del nostro modo di pensare, quando lo vogliamo, sono veramente dentro di noi, a volte così vicine che basterebbe poco per poterle toccare.

carlo brenna foto 3
carlo brenna foto 4
alcune sale dell’esposizione

Maya la testimone velata atelier di Carlo Brenna

Maya – la proprietaria della “galleria” 

E’ chiaro che le evocazioni concentrate nel mondo dell’Arte in una dimensione contemporanea dove si è inventato di tutto, si devono assimilare non tanto a dosi, ma secondo le impressioni di ognuno in base alle sue esperienze e alle sue esigenze, perché sono sempre le emozioni che ci accomunano: a qualcuno piace l’espressione informale e a qualcun altro la figurazione oggettiva, a qualcuno la pura rappresentazione e a qualcun altro le dimensioni della sperimentazioni più estreme per non dire iconoclaste, ma in fondo la semplicità è sempre quella che scelgono le persone comuni per la propria quotidianità, perché in un’attualità concettuale dove non si sa dove viaggia e viaggerà l’espressione artistica fra provocazioni e performance, probabilmente, la tradizione legata al “quadro” vero e proprio inteso come pensiero e/o arredo, o semplice spazio da ammirare nelle nostre case, fondamentalmente, è la nostra sicurezza legata alla nostra bellezza e al nostro bisogno di estendere altre emozioni nelle nostre giornate comuni: trasportare un “oggetto” con cui ci sentiamo simmetrici ad esso, in perfetta simbiosi, come un collegamento diretto verso la nostra anima autentica.

carlo brenna 5Tra l’altro, tutta l’esposizione non si ferma solamente al quadro stesso o all’affresco integrato nell’architettura del luogo, ma si amplifica in una serie di oggetti, anche ornamentali, che fanno da contorno al proseguo della visita: collane, bracciali, borse, pezzi unici che potrete ammirare e/o comprare per una vostra dimensione più intima. Inoltre, potrete scoprire l’avveniristico lavoro di una stampante 3/D che realizzerà per voi proprio alcuni di questi oggetti, perché il futuro è ormai alle porte e la nostra quotidianità si dovrà confrontare per forza con l’evoluzione della tecnica, ora innovativa, e probabilmente un domani più domestica, ma sempre vista come un incontro con il nostro avvenire.

scultura di carlo brenna
carlo brenna foto 2
carlo brenna opera 7Se siete amanti dell’Arte, vi consiglio vivamente una visita in questa galleria, perché uscirete convinti che le direzioni dell’espressività hanno e avranno sempre uno sbocco per tutte le esigenze di ognuno di noi. In  fondo, la fissità del tempo racchiusa nei quadri di Carlo Brenna, rappresentano quell’istante che simboleggiano l’archetipo insito in noi come una forma di eternità che ci appartiene, ma questo “breve” o “brevissimo” spazio di tempo è sostanzialmente il nostro concetto di “tempo”: amore, carnalità, passione, sessualità, metamorfosi, meditazione, impressi nel momento della creazione, perché poi, il tutto deve continuare, come se una forma di solitudine, di straniamento momentaneo, di ricerca che va al di là, deve perseverare senza disperazione, anzi, deve insistere insieme ad una quiete che accarezza, perché l’oltre è un confine talmente vicino a noi che si potrebbe sforare se soltanto riuscissimo a capire la sua dimensione parallela. Non importa, per ora rimane questo spazio dove poter immaginare anche solo per un attimo, il nostro sogno ricorrente o il nostro desiderio che si avvererà…
Salute ragazzi… Il Barman del Club !

Carlo Brenna nel suo atelierCarlo Brenna nel suo atelier

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21 thoughts on “CARLO BRENNA e la Testimone Velata

  1. Questa commistione di stili passanfo dalle morbidezz e classiche alle figure geometriche mi mette un po in imbarazzo. A me serve più tempo per assimilare le singole emozioni.
    Di indubbio interesse. Peccato l articolo dia scritto così così. ..ma del resto che ti puoi aspettare da un barman a fine nottata ?
    Sheralamalignitafattaxsona

  2. “L’ultima volta che lo vidi/ cercava in ogni modo di farsi/ un’educazione femminile/ ma ancora non è donna” Così scrisse Cohen in “Morte di un dongiovanni”. Perché mi è venuto in mente? Le suggestioni i sono così, accettiamo i loro doni senza cercarne le ragioni. Il discorso sulla stampante 3d mi ha intrigato, come si concilia con il “pezzo unico”? O è parte di un altro discorso (se è così, per me un caffè -è lunedì)? Buon lavoro.

  3. Quanto è possibile vedere dalle tue immagini e dalla descrizione che offri, stimola senza dubbio la voglia di approfondire l’arte di questo talento. Ti ringrazio.
    In modalità navigazione di emergenza, ti lascio un caro saluto.
    🙂

  4. Caro Barman, complimenti per l’articolo che cattura pienamente l’atmosfera di “quell’angolo di corte”. Frequento la galleria da qualche anno; rimane, tuttavia, viva nella memoria la prima emozione, la meraviglia quando la semplicità del reale si fa pensiero e poesia dell’immagine, l’incontro con il sorriso luminoso di Maya e l’arguzia irriverente di Carlo Brenna. L’attimo che dura nella vita e nell’arte…in fondo la vita è l’arte dell’incontro.

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