KHORA QUARTET – Live al LegendClub Milano

khora quartet al legend club 1
Una bellissima evoluzione legata al mondo della musica, specialmente in questi ultimi anni, è proprio quella di riuscire a rigenerare, o se preferite, a rielaborare con degli strumenti solitamente legati alla “classica”, dei pezzi indistinguibilmente appartenenti al genere rock, riuscendo a interagire perfettamente con questo tipo di melodia e nello stesso tempo, di performance, tanto per sottolineare la vitalità e il dinamismo  che offre il ritmo di questi ultimi 50 anni. Inoltre, se sottolineiamo la possibilità di poter unire improvvisazione qualitativa ed equilibrio armonico, insieme alle professionalità performative con un retroterra culturale importante, ecco che la miscela che ne esce è veramente esplosiva, riuscendo a far innamorare un pubblico misto fra la musica colta e l’espressione della modernità.
Il Khora Quartet – composto da Luca Campioni al violino, Andrea Aloisi al secondo violino, Simone Rossetti Bazzaro alla viola e Saverio Gliozzi al viloncello – dimostrano in maniera inequivocabile l’innovativa soluzione a questa semplice equazione, non tanto perché il repertorio legato a gruppi famosi come i Led Zeppelin si presta moltissimo alle soluzioni che loro propongono, ma anche perché tutti i loro excursus intorno ad altri gruppi celebri o a stili gemelli come il funky, il soul, l’hard-rock o il jazz, distendono intorno ai loro strumenti delle infinite possibilità per stupire chiunque, anzi, per poter esaltare senza remissione ed essere trascinati in un gorgo sonoro senza fiato, perché il risultato finale è esaltante.

khora quartet al legendclub 3La loro esibizione di giovedì 10 settembre al LegendClub di Milano è stata veramente straordinaria, perché al di là dell’impostazione sempre legata ad uno spartito tipico del concerto cameristico tipico di un quartetto d’archi, è stato tutto il contorno che ha fatto venire i brividi, è stato tutto l’approccio incentrato con un’anima e una simbiosi tale con il loro strumento, che ha stupito la platea, a tal punto che gli “archi” sembravano appartenere al loro stesso corpo: diramazioni nervose e muscolari di un’entità unica per dare tutta l’espressività al susseguirsi delle note. Anche perché, partendo sempre dalla melodia di base, la possibilità successiva di potersi esprimere liberamente scatenandosi e improvvisando dentro all’irruenza tipica del rock’n’roll, era una forma di apoteosi liberatoria talmente coinvolgente da scatenare l’applauso spellandosi le mani. Certo, non sono mancati anche dei pezzi più tranquilli pescati dal repertorio di ensemble famosi come i Queen, i Police o i Coldplay, ma è stato tutto il resto che ha messo in evidenza la bravura di questi quattro ragazzi, come se le schitarrate e le urla dei celeberrimi dirigibili d’oltremanica, appartenessero alla pelle dei Khora Quartet facendola diventare propria, trasformandole dentro alla loro passione come un’irruenza delirante: unica ed esplosiva quanto basta per godere e gioire. Inoltre, il tutto non è stato concepito per essere “piacioni” o per seguire una moda ricorrente, ma perché ascoltandoli si è percepito pienamente di come si siano calati dentro a queste emozioni e a queste canzoni che ormai sono dei classici senza tempo, con la voglia di divertirsi e di sfogarsi: professionisti e liberi dentro a un mondo fantastico e variegato, dalle infinite possibilità. Bravura e vitalità, espressionismo e forza, geometria e furore…

Tra l’altro il termine “Khora” nell’antica Grecia indicava il territorio che stava al di fuori della città, diventando poi in senso metaforico, o se vogliamo, filosofico, un qualcosa che assimila e riceve per poi ritramutarsi, perché nulla si mantiene, nulla si conserva, ma è tutto in evoluzione. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma e si rigenera, riplasmando la materia per una nuova forma che sia “altro” e altro ancora, perché le forme dell’espressività e dell’identità unite a tutte le tracce del linguaggio musicale, diventano un pianeta vergine da conquistare: spazi giganteschi dove poter correre divulgando il verbo dell’emozione. In fondo, se in questo locale non ero io a servire da bere, posso assicurarvi che mi sono dissetato in maniera fantastica , e come me  tutto il pubblico presente…
Un brindisi allora ! alla bravura di questi quattro ragazzi e al loro entusiasmo senza fine: per loro e per noi !!!
il Barman del Club…

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Simone Rossetti Bazzaro                                          Luca Campioni

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Saverio Gliozzi                                                        Andrea Aloisi

Foto Antonio Bì

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14 thoughts on “KHORA QUARTET – Live al LegendClub Milano

  1. Ciao barman… mi hai messo la ciliegina nell’intruglio che mi prepari solitamente? e adesso che si fa? .. ci vado con te il 16 ottobre al Bellezza? vediamo se sarà come mi hai anticipato! Mi devi uno Spritz… doppio! ;.)

  2. …Senza scordare che tutta la musica country americana è giocata su strumenti a corde, violini prime donne nella square dance e questi ragazzi ne usano anche l abbigliamento senza nulla levare alla loro bravura che certamente sarà più trascinante dal vivo!

    Sheraltrodiscorsoxdavidgarrett

  3. Grande talento e pessimo gusto!! E’ che per fortuna sono così bravi e trascinanti che ti fanno ascoltare fino in fondo cose che (nell’originale) non durerebbero 50 secondi nel mio lettore. Categoria? Amaro Khora?

    • la bellezza è proprio questa: rigirare delle melodie per farle diventare come davvero dovrebbero essere. Far capire che la musica non è solo una questione di marketing, ma di passione, perché quando gli arrangiamenti diventano furore fatto solamente per divertirsi, allora, capisci subito dove vuoi arrivare la vitalità di tutto questo mondo… yheaaa !

  4. Ma per niente! E’ che proprio non mi sembrano più i tempi (ora direi “bei tempi) della musica “commerciale” vs. “musica senza compromessi”. Ormai nel fare musica lo sbocco commerciale è nella destinazione d’uso non nel gusto dell’ascoltatore.

    • una volta “la musica senza compromessi” nasceva perché una casa discografica in buona salute poteva permettersi di far fare a un gruppo diciamo “alternativo”, il disco particolare, tanto bastava rientrare nelle spese e sostanzialmente si riusciva a capire lo spessore di un capolavoro dilazionato nel tempo. Ora non si può più fare questo discorso, a meno che non si scende nell’underground… se esiste ancora !

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