BLUES TRAVELER – Blow Up The Moon

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Come ho già accennato nel post precedente, mi sono assentato, almeno in maniera figurata, dal bancone del bar, con la conseguenza che gli avventori potevano bere senza remissione ma, con la mancanza del gestore in questione, bevevano casualmente ascoltando la musica che le vecchie casse trasmettevano dalla teca di questo arredamento, un po’ europeo e un po’ americano: quel tanto che basta per dare una certa atmosfera. Tra l’altro, siccome di musica nuova ne ho passata poca, mi sembra giusto ridare aria al locale aprendo le finestre alla luce di queste belle giornate.
L’estate si sa è un periodo di assestamento delle nostre cellule, le quali cercano il giusto risarcimento dopo un anno vissuto pericolosamente fra le mura lavorative e quelle domestiche; proprio per questo volevo iniziare a mettere sul piatto (o nel lettore) tutta una serie di dischi adatti alla calura di questa canicola, per alcuni opprimente, per altri amata, ma per tutti il momento dove abbandonarsi al meritato riposo senza troppi pensieri. Poi si sa, ricaricate le batterie, si rincomincia di nuovo a lottare con l’entusiasmo o la noia che ci appartiene, e allora, cosa c’è di meglio di un buon bicchiere fresco da sorseggiare con la musica giusta? Proprio in questo momento di relax prima di ricominciare l’avventura?

Blues -Traveler-John-Popperil frontman del gruppo John Popper

Dei Blues Traveler avevo già parlato proprio in una serie di articoli di qualche anno fa denominati tanto per non smentirsi: “musica estiva”, perché ci sta che certi gruppi o certi personaggi si ascoltino in certi periodi, e questa band di Princeton nel New Jersey fa al caso nostro per iniziare ad accendere il ventilatore, soprattutto parlando del loro ultimo disco. Blow Up The Moon è il loro dodicesimo album di studio, il sedicesimo se contiamo anche i live ufficiali, tanto per cesellare una carriera straordinaria iniziata negli anni ’90 e calata pienamente nell’immaginario americano: meritori del revival di un sound adrenalinico basato di una forsennata miscela di rock-hard-blues&soul e un po’ di psichedelia con cavalcate southern, tanto per riportare in auge le jam-session di fine anni ’60. Se a questo aggiungiamo che dal ’94 in poi, anno in cui pubblicarono Four (lavoro fortunatissimo che arrivò per ben sei volte al disco di platino), non si sono mai svenduti per la gioia dei loro fans, questo li rende autentici quanto basta per dargli un posto nella storia della musica. È chiaro che con queste premesse, nonostante le loro ultime uscite siano passate un po’ in sordina (e io personalmente non li ascoltavo più dopo Bastardos, il loro ottavo album), ero molto incuriosito di risentirli, proprio per sapere se la loro evoluzione era ancora in ascesa come ai vecchi tempi, e la sorpresa è stata grande. Potrei aggiungere: “Sia in negativo che in positivo” ma, con le dovute precauzioni, la frase non sarebbe giusta, perché la valutazione di questo disco va fatta attraverso varie fascinazioni, proprio come quella luna citata nel titolo, con le sue due facce: una illuminata e una scura; ambedue degne di ammirazione e di mistero, anche se in questo caso è sovrana la gioia di vivere: in esposizione, proprio come la parte che il nostro satellite ci propone con tutta le bellezze (e scusate la banalità) di una notte di mezza estate.

Si perché, un vecchio ascoltatore dei Blues Traveler, penserebbe di avere sbagliato disco e a un primo e improvvisato ascolto potrebbe storcere il naso, chiedendosi se in questo frangente non ci fosse stata un’autentica commercializzazione del gruppo verso sonorità più sdolcinate o accondiscendenti che dir si voglia, perché il sound si è arrotondato verso arrangiamenti decisamente pop, magari anche intelligenti con delle incursioni dentro a vari generi e molto professionali, ma sempre pop. Aggiungiamoci anche la denominazione rock&blues dentro l’ormai consolidato marchio di fabbrica dei nostri eroi e il cambio di alcuni elementi della band (soprattutto dopo la dipartita per overdose del bassista Bobby Sheehan), ma il lavoro di costruzione e di produzione non lascia dubbi: le cavalcate lisergiche o le canzoni appassionate hanno lasciato il posto ad un viaggio sulla luna come se fosse una gita fuori porta, e il palloncino della copertina non sappiamo ancora se vorranno farlo scoppiare per un esito goliardico o per giocarci come dei rinati ragazzini, perché l’ambivalenza del titolo la possiamo scegliere noi: saltarci sopra per cantare liberamente come se fosse un palco, o farla divampare in aria proprio nel senso dell’esplosione, ma questo sarà soltanto un fuoco d’artificio per concludere una festa vissuta come un viaggio di andata e ritorno con tutti gli amici della combriccola: tutti invitati chiaramente, per bere, suonare, divertirsi fino alle prime luci dell’alba. Lo abbiamo fatto anche noi… giusto? E perché non devono farlo anche loro?

Gli invitati infatti sono tanti: JC Chasez, Dirty Heads and Rome Ramirez, 30H!3, Hanson, Plain White T’s, Thompson Square, Secondhand Serenade, New Hollow, Jewel, Bowling for Soup e Thomas Ian Nicholas; citati in ordine di apparizione nelle 14 tracce che compongono il disco, pieno di partecipazione emotiva fra le varie sovrapposizioni delle voci e dei cantati: tutti aperti a una dimensione di soul bianco. Però, e qui sta la vera differenza con un prodotto dozzinale, è talmente alta la professionalità dei contributi che si è subito coinvolti e trascinati nella gozzoviglia. Devo ammetterlo, il primo ascolto mi ha lasciato basito, ma poi, incredibilmente, abbandonandomi in quest’atmosfera estiva che poi in fondo è alla base dell’album, tutto è cambiato a tal punto da contagiarmi trasmettendomi dentro un sacco di felicità… e non scherzo ragazzi, questo “Blow Up The Moon” sta viaggiando sui miei supporti come la colonna sonora di queste calde giornate, e non se ne vuole andare, e non stanca assolutamente. È soltanto una questione di approccio giusto… ve lo garantisco!

blues traveler moon?ma allora i nostri eroi sono andati davvero sulla luna…  ?

In fondo, il loro capobanda: quel John Popper conosciuto per la sua irriverente quanto trascinante armonica, ha voluto finalmente liberarsi di un suo retroterra per una composizione collettiva, nata insieme agli altri, con gli altri, per gli altri, e lo ripeto, il sound del gruppo è quello di sempre, anche se l’anima ha voluto godersela svagandosi un po’ intorno al cielo stellato… ma si, chi se ne frega: siamo in estate, l’ho già detto! E allora seguite il mio consiglio: sdraiatevi sotto l’ombrellone, o su un’amaca, o sul un terrazzo di montagna, o sotto l’ombra di un albero, accendete il vostro lettore, sintonizzatelo con i Blues Traveler e ordinate da bere: una bella bibita fresca,  ghiacciata, profumata, e godetevela tutta, come un momento atteso da mesi…
Tranquilli, sono sempre io che ve la servo: il Barman del Club !

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6 thoughts on “BLUES TRAVELER – Blow Up The Moon

  1. beh adoro il blues e tutte le sue “contaminazioni” e questo post mi ha fatto pensare a quelle strade americane dove il tempo si veste di presente e passato a seconda del verso dell’auto. Ottima pagina, ciao

  2. Noto che provi una sorta d’imbarazzo nel parlare di pop. Ti ricordo che quello che oggi consideriamo genericamente rock, nei ’60 viaggiava con il nome di pop. Se poi pensi che attualmente sono “rock” ligabuevascojova e più o meno tutto, a parte hi pop e cantautori, allora è più figo essere pop: https://www.youtube.com/watch?v=b8e2CTB9oeQ (i BT gustosi anche se troppi ospiti spersonalizzano un poco) ciao.

  3. ormai parlare di “sigle” è diventato una specie di sport perché il genere non è più genere, e allora prendiamola così e lasciamoci affascinare da quello che ci piace. Sulla spersonalizzazione invece dipende da cosa si vuole ascoltare, e mi ripeto: una festa è una festa, e non la si fa da soli, e poi ragazzo, quando c’è da bere sai quanti imbucati ci sono?

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