SCO/MULE – Gov’t Mule featuring John Scofield

Sco-Mule- gov-t-mule -e-john-scofield

Quando rock e jazz s’incontrano è sempre una festa di colori, un temporale di suoni, una gioia per le orecchie, un’estasi cercata dopo una lunga giornata di lavoro. D’altronde, ormai sono vent’anni che i Gov’t Mule stanno cavalcando (nonostante il loro destriero non sia un  cavallo), le scene musicali in maniera eccezionale, regalando valanghe di suoni, esplosioni chitarristiche, suite memorabili e cover mozzafiato… ascolti indimenticabili; non è casuale che li preferisco proprio quando si esibiscono con la musica di altri, proprio perché la loro abilità li rende degli strumentisti straordinari e come tali riescono a ingigantire qualsiasi loro esibizione. Non tanto quelle che ogni anno eseguono interpretando un gruppo famoso o addirittura un intero album divenuto leggenda, come per esempio la loro fatica dell’anno scorso incentrata sui Pink Floyd, ma quelli di artisti meno eclatanti dove si possono sbizzarrire senza remore, dilagando nel nubifragio di suoni emessi dalla loro abilità e dalla loro fantasia creativa.

Questo concerto dal vivo registrato insieme a John Scofield verso la fine degli anni novanta, e pubblicato solo ora, è sostanzialmente una divagazione verso i confini del rock stesso, il quale s’inoltra nei territori del jazz, come anticipato, con una facilità sorprendente. Due CD, completamente musicali, in cui il fraseggio delle chitarre diventa via via un’apoteosi della perfezione, in cui, corpo e anima si compenetrano a vicenda diventando il veicolo dove adagiarsi, cullarsi, estraniarsi per un’ora e mezza da questo mondo complicato, per una giusta pausa, per una tregua, per una fuga immaginaria. Gli strumenti sembrano parlarsi  tra loro, come se il dialogo interiore di ogni esecuzione fosse l’alternativa alla violenza e a tutto il male del mondo, perché dentro a questi confini si entra nell’universo dove regna veramente l’utopia della trinità di fine anni ’60: pace, amore, musica… punto. La recensione potrebbe finire qui, perché in realtà non ci sarebbe altro da dire se non mettere nel lettore o sul piatto questo concerto dalla bellezza sopraffina e dal navigato alternarsi di brani loro con altri di Scofield, ma anche di James Brown o di Ramon Mongo Santemaria: quell’Afro Blue già portata al successo nella versione di John Coltrane, che i Gov’t Mule eseguirono nel loro monumentale album “Live… With a Little Help From Our Friends”; ma questa versione le preferisco perché più misurata, più consona alla sua anima afro-cubana.
Che devo aggiungere: va solo ascoltato!

Gov't Mule ©Anna Webber 2013Gov’t Mule

In fondo, se l’origine del loro nome (Governament Mule): lavoratori e testardi quanto basta, li ha resi nel corso di questi anni una delle live-band più apprezzate, qualche ragione ci sarà. E’ anche vero che sono legati a un rock viscerale e combattivo d’altri tempi, dove le jam-session erano tirate quasi sempre oltre i venti minuti di esecuzione, ma si sa, quando si è duri a morire non si ha voglia di smettere mai.
Nati quasi per gioco da una costola dei riformati The Allman Brothers Band, da allora non si sono più fermati, diventando via via gli stregoni di un southern-rock che, nel corso della loro evoluzione, si è arricchito di variazioni e di contaminazioni intelligenti, sempre legato alla loro capacità d’improvvisare e di sbizzarrirsi in maniera ludica.

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Poi alla fine è sempre la solita storia, è sempre una questione di gusti, come in questo caso per esempio, dove lo sconfinamento nei territori del jazz si integra pienamente con l’immagine cubista della bella copertina e come ho già ripetuto, diventa a suo modo un bellissimo ascolto di soffondo. Sicuramente i fans più agguerriti li preferiranno nelle versioni torride con cui hanno costruito la loro fama e proprio per questo lascio un link dove li potrete gustare insieme ai loro cavalli di battaglia, o muli… fate voi.

Però io sono convinto che questi due CD rappresentano l’alternativa alle solite cavalcate udite da anni, per quanto accattivanti, per quanto eclatanti, e diventano a tutti gli effetti un’incursione felice dentro a una tradizione che, in questo caso, si eleva a superamento della stessa, diventando originale a sua volta e come ho già ripetuto, va solo ascoltata…
Beh… cosa aspettate !!!

warren_haynes_gov__t_mule_wallpaper_1_by_johnnyslowhand-d57x930il chitarrista Warren Haynes

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15 thoughts on “SCO/MULE – Gov’t Mule featuring John Scofield

  1. Altro articolo splendidamente redatto, che riesce a trasmettere passione e competenza.
    Persino a me, che del genere descritto, sono piuttosto profano.
    L’augurio per una serena giornata.
    ^___^

  2. Niente da dire, anzi. Però sarei cauto sull’uso dell’ aggettivo “originale”, anche perché in questi ultimi anni sta rischiando di diventare una connotazione negativa (non è assolutamente il caso del gruppo in questione, sia chiaro). Alla tua salute, stavolta hai tirato fuori una bontà.

  3. si è vero… hai ragione, anche perché la parola originale deriva da “origine” e in un certo senso da “autentico”, “unica”, parafrasando l’opera d’arte. Anzi, si fa presto a parlare anche di “peccato”, come se il nostro tempo si fosse modulato da una debolezza iniziale, ma tant’è, si spera sempre di avere fra le mani un tesoro, e poi scopriamo di avere fra le mani una semplice mela, anche se gustosa…

  4. una jam band rock che ho avuto il piacere di ascoltare alla veneranda età di 50 anni suonati e me ne sono innamorata… le loro cover a volte hanno più passionalità musicale di quelle originali… https://www.youtube.com/watch?v=RyFfm0KvGHg ma questo album… come hai detto tu… è unico. e per me “originale” questi sono LORO! blues … hard… mannaggia!!!! 😀

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