IL PERDONO E IL DISGUSTO


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Settimana scorsa mi sono imbattuto nelle dichiarazioni del presidente della Juventus Andrea Agnelli, il quale diceva che Luciano Moggi, per i fatti di Calciopoli, andrebbe perdonato. Ora, siccome mi sono riproposto di non parlare mai di calcio sul mio blog, se non in senso trasversale e letterario, sorvolo su tutte le disquisizioni che si potrebbero fare in merito, anche perché  questo sport è sostanzialmente una zona franca dove, il tifoso, chiude gli occhi su tutto pur di difendere la sua squadra del cuore, così come sta facendo il sopracitato presidente per aggraziarsi i suoi ultrà. Il problema è quello che ha detto subito dopo, e cioè: “noi siamo il paese del cattolicesimo e del perdono, quindi possiamo perdonarlo, no?”.  Questa affermazione terrificante dimostra in senso lampante che qui da noi si può fare quello che si vuole: rubare, uccidere, stuprare, violentare bambini, guidare ubriachi o drogati, commettere qualsiasi abuso edilizio o fiscale, imbrogliare i poveri risparmiatori, gli elettori, fare il politico e fottersene di tutti per i propri tornaconti personali, ecc, ecc, ecc… Potrei andare avanti all’infinito ampliando il discorso su una legge elettorale dove non esistono le preferenze ma mi fermo per non andare fuori tema, perché il tema è proprio la mancanza di un ideale di giustizia che fa rabbrividire. Il senso è proprio quello: “fai quel cazzo che vuoi, tanto sarai sempre perdonato”, non è casuale infatti che il diretto interessato a risposto che non vuole essere perdonato ma addirittura elogiato, come a dire: visto come sono stato bravo a imbrogliarvi tutti... Si perché, il concetto è proprio quello che ho già espresso: il furbo, è sempre meglio di un onesto.
A questo punto qualcuno potrebbe obbiettare che, in un paese come l’Italia, dove i primi a commettere indecenze sono proprio i politici, perché dovrebbe essere onesto? Perché in mondo di furbi  deve per forza fare il coglione? A parte il fatto che la classe politica è l’espressione di come si muove una nazione e in senso pratico rappresenta i suoi abitanti, come se in un  gioco di scatole cinesi e con una logica statistica, gran parte della sua popolazione è come quelli che la comandano… e allora !!? Allora cari miei viviamo in un luogo dove il concetto del perdono rappresenta l’assicurazione per essere impunito senza nessun problema. Ultima è l’inaccettabile sentenza del processo Eternit, o anche quella del povero Cucchi, dove il “nessun colpevole” dimostra come a farla franca sono sempre i soliti a danno del cittadino che fa il suo dovere.

perdono-3Allora mi chiedo, ma è un problema che riguarda solamente i paesi cattolici? O riguarda anche i paesi laici? Bene, se facciamo una distinzione fra nazioni nordiche e nazioni latine, vediamo come per esempio in Sudamerica si siano perpetrate dittature e abomini di ogni genere che durano tutt’ora, e dove esiste una pratica della corruzione veramente drammatica per le conseguenze derivate, come d’altronde in altri luoghi dove una religione dominante obbliga i suoi credenti a umiliazioni di ogni genere pur di accettare i dogmi della rassegnazione e della bontà, mentre i suoi vertici spadroneggiano come dei mafiosi. Poi è chiaro, le leggi le fanno gli uomini e gli uomini non sono degli esseri perfetti: ci sono i giusti e gli approfittatori, i pacifici e i violenti, i lavoratori e i fannulloni, gli onesti e i delinquenti. E allora? Allora anche qui ritorna in ballo la religione, perché mette in pratica una logica della sottomissione veramente devastante. Io penso che per un cattolico il perdono è solamente un qualcosa di personale legato a motivazioni puramente filosofiche, altra cosa è prenderlo a pretesto per liberare i propri sensi di colpa o addirittura per cercare un’assoluzione oltre che morale, anche pratica, intanto prima, si fatto di tutto per sfruttare gli interessi di un’azione deplorevole. E’ proprio come la “confessione”: tu puoi commettere ogni forma di peccato tanto con un pateravegloria ti puoi liberare l’anima e ritornare ad essere sereno per incominciare a peccare di nuovo prima di un’altra confessione. Sto viaggiando terra terra… può darsi, ma il problema rimane in forma molto grave perché in questi ultimi vent’anni in Italia se ne sono combinate di tutti i colori e non sembra proprio che vogliano smetterla, anzi, a furia di condoni, prescrizioni e truffe varie, andranno avanti all’infinito…
Personalente mi sono stancato, per questo preferisco parlare di musica, almeno, in quest’altro mondo, non sono costretto a perdonare nessuno.

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6 thoughts on “IL PERDONO E IL DISGUSTO

  1. Sono d’accordo in tutto (e dato quello che sostieni non è una cosa positiva) e alla fine, quando citi la musica mi è venuta in mente una cosa: da noi l’opinione pubblica perdona tutti ma non i musicisti (cantanti e non) quando sgarrano, non tanto verso le leggi quanto piuttosto verso la loro audience. E’ strano.
    P.S. Anche altrove, certo, ma altrove vale per chiunque.

  2. hai detto una cosa interessante e sostanzialmente giusta, spesso nella musica non viene perdonato nessuno, o perlomeno c’è un atteggiamento ambivalente, nel senso che in alcuni casi il musicista o il cantante che dir si voglia viene immortalato come un mito, e come tale deve attenersi al verbo che ha “predicato” (il caso più famoso è appunto quello di Dylan) altrimenti non viene capito e in casi estremi beffeggiato. In altri casi invece esiste proprio un senso di atteggiamento di ostracismo verso certi ambienti musicali come se fossero covi di vipere e il caso più eclatante è proprio quello del rock’n’roll, accusato di essere il veicolo diretto del demonio, e penso di non esagerare per niente…

  3. mmma se magari incappi in Cervo a primavera di Cocciante, come ti poni di fronte al perdono?
    Il perdono e il perdonare è cosa assai seria e attiene a due sfere distinte (parlo a ruota libera) esiste la legge per fare rispettare le regole e può anche essere benevola se si manifesta un rincrescimento, ed esiste il perdono come ‘valore’ che consente al singolo o una comunità sociale di ‘guarire’ superando l’offesa.
    MOggi, come molti atri sono dei farabutti e il loro perdono assolve una folta schiera come loro, praticamente tutti…tranne i presenti.

    sheramalabarzellettannl’hocapita 😦

    • argomento difficile lo so… perché entra dentro a diverse sfere personali e non, anche in senso collettivo. Chiaramente diverso è il perdono personale verso qualcosa che ti è accaduto nella sfera privata. Ma a parte il “cervo di tutte le stagioni” non so cosa direbbero quelle famiglie che hanno visto morire il proprio figlio per un ubriaco al volante (anch’io sto parlando a ruota libera). Il peggio però è quando lo si vuole cercare per un qualcosa di cui il pentimento è soltanto la solita scusa per assolversi da soli, soprattutto quando si fanno i miliardi a danno della povera gente…

      • Infatti il perdono per danni alla collettività è , può essere, contemplato solo dopo la pena e il visibile ravvidimento. Sennò succede quel che succede. Non tarallucci e vino ma ostriche e champagne.
        Sherabellaideaperitivoxtutti😃

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