TIED TO A STAR – J Mascis

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E’ sempre un piacere ascoltare album di questi livelli, i quali riescono a tramutare un fraseggio folk in rock alternativo, riuscendo a far convivere la tradizione delle ballate americane con un prodotto di alta qualità. E’ chiaro che pronunciare il nome di J Mascis è come far riemergere la sigla dei Dinosaur Jr nella mente di tutti gli appassionati di musica. E’ come immaginare un ponte ideale per collegare il passato con il presente, per concepire una trasformazione che porta una persona dalla giovinezza alla maturità, come se l’indie-rock degli inizi, unito all’irruenza punk e alle divagazioni psichedeliche, si fosse trasformato nell’arcobaleno della copertina: un insieme di colori e slanci poetici a sottolineare la sintesi del suo pensiero attuale. Ma se per qualsiasi songwriter è facile prendere in mano una chitarra e comporre, suonare e trasformare una canzone, sono sempre e in pochi quelli che riescono a dare un qualcosa di più alla struttura della composizione, soprattutto quando una carriera costruita intorno al noise-rock diventasse poi un percorso acustico, scarno, asciutto, deliberatamente pulito da qualsiasi slancio rumoroso o poliedrico che dir si voglia.

Seguendo questo discorso, qualcuno potrebbe dire che a questi livelli, dischi di questo genere ce ne sono molti: mah ! sarà… Io potrei aggiungere che dischi acustici ce ne sono moltissimi, ma sono pochi quelli di qualità superiore, e questo Tied To A Star di qualità ne ha veramente molta. Dieci tracce, tutte bellissime, in cui la parola “acustico” che ho appena utilizzato è sostanzialmente riduttiva, perché la struttura degli arrangiamenti, la diversità dell’elaborazione di ogni pezzo, le differenze con cui riesce ad alternare strumenti elettrici e non, l’equilibrio e la coerenza degli accordi, l’unità di stile insieme alla ritmica dei testi sempre in sintonia con la forma-canzone; risulta alla fine il compendio di una perfezione che pochi riescono a creare. 
Il J Mascis solista, è ormai da tempo che ha attenuato il volume del suo pensiero, e questa sua ultima fatica, ideale seguito del precedente “Several Shades Of Why”, continua il suo percorso poetico-musicale nei territori dell’emozione. Non c’è nient’altro da dire, bisogna solamente ascoltarlo e basta; dovremmo soltanto chiederci se episodi così intensi potremmo averne ancora in seguito, ma con personaggi di tale levatura il futuro della musica sarà sicuramente illuminato.

Personalmente mi viene da sorridere quando il “ribollito” di turno alza la voce per dire che il rock è morto; evidentemente (e non facciamo i nomi) quando qualcuno arriva a queste ormai trite e ritrite esternazioni, è perché la sua natura di zombie in cammino vuole solamente giustificare la sua forma di morto-vivente, addirittura inutilizzabile anche da Romero, perché nei suoi film, almeno, i suoi morti quando mordevano contaminavano il malcapitato. Questi personaggi invece dovrebbero rifarsi la dentiera e non basterebbe allo scopo perché fanno solo ridere appena aprono la bocca. Scusate se ho divagato per un attimo, ma basterebbe ascoltare Tied To A Star per rendersi conto che non è morto nessuno, anzi, quando quasi-cinquantenni come Mascis interagiscono con le nuove generazioni, daranno sicuramente slancio al futuro di tutto il movimento musicale, per molti, moltissimi anni. In fondo, se il nostro protagonista, è “legato ad una stella”, questo legame è l’ideale percorso per non perdere l’orientamento: il cielo e la terra come universo interiore e come risorsa per vivere tanti milioni di anni… sempre con la chitarra in mano, chiaramente.

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13 thoughts on “TIED TO A STAR – J Mascis

    • sai… il concetto di canzone triste è probabilmente riduttivo, nel senso buono intendo, perché ritengo la bellezza inversamente proporzionale all’emozione: quando una composizione ha una qualità elevata, che sia triste o gioiosa non importa, sono sempre i brividi che procura la sua cartina di tornasole, e più questa si colora più è bella una canzone. Ci sono canzoni tristi che tali rimangono, altre invece che si esaltano per il suo stesso contenuto di classe, e Mascis ne è la splendida conferma…
      Così siamo contenti in due !

  1. Certo che il rock è vivo! E lo sono anche la lirica e i film western ma non sono più né evento né movimento, sono e basta. Come un haiku o un sonetto.

    • Lo so… ragioni da vecchietto, e come tale ritieni che la tua musica era solo quella dei tuoi tempi; ma ci sono momenti della storia che hanno fatto la Storia: il ’48 per esempio; gli impressionisti; gli anni ’60 e il ’68 stesso; eventi epocali difficilmente ripetibili che durano tutt’ora perché non c’è stato ancora un movimento più grande o più importante. La “Retromania” è una balla colossale gestita a mani basse da chi vuole solo guadagnare dalla Storia di cui sopra. Ormai siamo arrivati a un punto in questa crisi da cui sboccerà una nuova forma di ribellione, e dalla ribellione una nuova forma di arte, basterebbe soltanto che la disgregazione favorisca l’unione come reazione all’isolamento che ci circonda… e sarà così vedrai; ma sarai sempre più “vecchio” per interagire con esso, pensando che i nuovi giovani non siano come te, relegato nella nostalgia beata in cui ti cullerai…
      Dolce riposo amico (din-don)

      • Ma infatti! Intanto io essendo vecchio non potrei essere un “nuovo giovane” e se i giovani fossero come me sarebbero vecchi, quindi qui siamo d’accordo. Che nascerà una nuova forma d’arte ne sono certo e quando mai ho detto di no? Se sarà una ribellione a crearla o se sarà la “nuova forma d’arte” a levare una ribellione lo sapremo quando verrà storicizzato. Io dico solo che attualmente i dischi possono essere belli o brutti, come è sempre stato naturalmente ma che non segnano la storia. Perché la Retromania” è una balla?

  2. Sorò irriverente a da questa bella analisi deraglio su Romero e mi appresto a gustarmi (però sempre in tema sulla vita e la morte (del rock)) LOa notte dei morti viventi!

    sheraprontahorrormentrefuoripioveancoranchequi

  3. Caro Vandalo Anonimo, io ho sempre pensato proprio che i dischi devono essere belli o brutti, punto. Se poi faranno non faranno la storia, non importa; perché negli anni ’60 0 ’70 il
    concetto era lo stesso: facevano dischi solamente per guadagnare dei soldi nella speranza che fossero dei buoni prodotti, possibilmente belli, altrimenti non vendevano, Poi certo, c’era chi rischiava con lavori che andavano oltre il concetto di business e il tempo gli ha dato ragione, ma nessuno pensava di fare la Storia, se poi quelli di oggi non la faranno sarà il tempo a dirlo.
    Se poi il rock per essere vivo deve per forza fare “la Storia”, allora ragazzi qui entriamo in un discorso talmente filosofico che potremmo discorrere per ore. Ma alla fine sai qual’è la cosa buffa ? Che tutto questo discorso è nato da un autore che ha chiamato il suo gruppo con il nome di “Dinosaur Jr” (sembra proprio una presa per il culo).

    Perché la retromania è una balla? semplicemente perché non esiste. L’espressività artistica si genera sempre come riflesso della creazione precedente. Come modello intendo, o scuola, o riferimento, e nei casi peggiori come plagio. Allora tutta l’arte è una retromania. Poi certo ogni tanto nascono dei geni che inventano dal niente un qualcosa di nuovo… ma quanti ne sono nati nei secoli e nei secoli? Due? Dieci? Cento? Pochi! Troppo pochi per dire che l’arte non ha mai guardato indietro a se stessa: i Romani hanno preso spunto dai Greci (e magari i Greci erano stati eruditi dagli Dei dell’Olimpo (?)) e via così fino ai giorni nostri, tanto per farla breve. Così che per il prossimi anni 2000 e oltre saranno i nostri successori a scegliere come progredire, perché per noi il tempo è troppo breve quando si nomina la Storia…

  4. Lezione uno: conoscere la storia. Lezione due: non ripeterla.
    Non mi hai spiegato perché la Retromania sia una balla, hai parlato di altro. Capita, a una certa età. Ah ah ah! Ciao.

    (Mascis non ha niente a che vedere con la Retromania, tu hai fatto la tirata sul rock che non è morto in coda al post e io mi riferivo a quello.)

    • Mi sembra invece di averlo spiegato benissimo: non esiste e basta.
      Mascis non centra con la retromania ma è capitato in questo discorso in maniera perfetta: dicono che niente capita per caso…
      In quanto alla Storia sei tu che l’hai tirata in ballo, perché io parlavo di Arte e in senso trasversale di prodotto

  5. Pingback: I MIGLIORI DISCHI DEL 2014 per il Sourtoe Cocktail Club | Sourtoe Cocktail Club

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