PRIMA CHE ARRIVI L’URAGANO di James Lee Burke

Burke-uragano

Questo libro non l’ho scelto a caso, perché nonostante sia stato scritto da James Lee Burke nel 2006 e pubblicato in Italia da Meridiano Zero nel 2008, conserva nel titolo: Prima che l’uragano arrivi, tutta la potenza di una metafora inquietante e bellissima al tempo stesso, anche perché, dal mio punto di vista, per iniziare a intraprendere una lunga serie di recensioni musicali, bisogna per forza scomodare l’uragano, e questo libro ne è la splendida conferma.
Questo noir è l’apice sulla serie del detective Dave Robicheaux, ambientata nella Louisiana e precisamente nei dintorni di New Orleans: terra di contrasti stridenti e oscuri, di blues e di jazz, di colori accesi e paludi plumbee, di follie e redenzioni, gioie e ossessioni, riti voo-doo e perbenismo, droga, alcol, schiavismo. Preceduto dal romanzo Pioggia al neon (altro titolo bellissimo), continua la saga di questo personaggio che si inserisce a pieno merito nelle storie hard-boiled di un’America contorta su se stessa, e proprio con questo romanzo sembra aver raggiunto il suo punto di non ritorno. Chiaramente come spesso succede c’è sempre un sequel anche dopo l’apocalisse, perché se niente può fermare la morte, è anche vero che niente può fermare la vita, ed è giusto che sia così. E’ anche vero che dentro a queste pagine sembra che il nostro eroe o anti-eroe che dir si voglia, entrerà nelle orge perverse dove il male è la massima espressione di una trama allucinata in cui, il perdurare di una ingiustizia sociale impossibile da sradicare, lo sconvolgerà come sconvolta è la psiche umana precipitata nei suoi abissi più oscuri. Non è causale che un’indagine  complicatissima, lo porterà oltre i confini della ragione in cui tornare indietro sarà come fare un viaggio all’inferno, nell’impossibilità di eliminare quella puzza di zolfo che lo perseguiterà senza remissione. E sopra tutto e tutti quel senso di fatalità imminente che, con l’arrivo dell’uragano Katrina, spazzerà via tutto con la sua furia e la sua distruzione.
Burke non ha certo la potenza espressionista di un Ellroy e neanche la teatralità quotidiana di un McCarty, probabilmente neanche la visione immaginifica di un Lansdale, ma è comunque efficace per la dimensione cinematografica delle sceneggiature le quali non perdono un colpo, e il successo dei suoi personaggi e delle sue storie si cala senza ombre nella cerchia degli autori di culto che, un’America moderna, ha saputo generare.
Ora, se da una parte la devastazione è stata concepita come una metafora per sottolineare le miserie degli uomini, dall’altra parte l’avvento della musica moderna legata al rock’n’roll, possiamo vederla come l’apoteosi di una forza distruttrice verso tutti i tabù che, dagli anni 60 in poi (anzi dal ’56), ha cambiato per sempre la nostra società.
E allora, apriamo le porte all’uragano !!!

elvis album

 

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8 thoughts on “PRIMA CHE ARRIVI L’URAGANO di James Lee Burke

  1. … non a quello di Genova perchè noi non abbiamo così tanti attori dalla nostra.
    Detta la mia scemenza ammetto che molto casualmente ho conosciuto questo autore senza averlo mai letto dal film di qualche anno fa di Bernard Tavernier Nell’occhio del ciclone tratto da un suo romanzo.

    sheraconuninchinomentreagenovancorapiove

  2. ciao barman,
    questo libro mi interessa, su “Katrina” ho scritto un articolo feroce ipotizzando un patto tra Bush e il demonio per spazzar via definitivamente il French Quarter di New orleans (considerato da molti la vergogna degli USA), possibilmente con tutti i suoi abitanti, gli unici a non essere stati tratti in salvo.
    Sei un Signor recensore.

  3. tieni presente che dell’uragano si parla solo nelle ultime pagine, proprio per dare quel senso di teatralità imminente alla tragedia che tutti conoscevano e di cui nessuno ha fatto niente, soprattutto come valore metaforico, perché in fondo è sempre un “noir”.
    A livello sociologico invece ti consiglio il libro di Mario Maffi: “MISSISSIPPI – il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America”, un esauriente viaggio all’interno della storia degli Stati Uniti in cui, proprio percorrendo il corso di gesto maestoso corso d’acqua, dalle sorgenti alla sua foce, si entra in tutte le contraddizioni di questo grande paese e dove, attraverso la storia, la geografia, l’arte, la politica, l’attualità, la cronaca e la poesia, si ripercorre e si evidenzia un’altra metafora: quella dell’immagine di un grande fiume idealizzato come una grande ferita che da sempre, e sempre a livello metaforico, ha diviso in due una grande nazione in cui i “buoni” sono sempre separati dai “cattivi”, infatti, l’epitaffio finale è proprio dedicato all’uragano Katrina e a tutti i suoi risvolti politici che tu hai citato.
    A proposito, mi andrò a leggere il tuo articolo…
    In riguardo al recensore cerco solo di divertirmi, grazie comunque… Ciao !

    • ho appena fatto asciugare l’impermeabile, poi le ossa, poi la biancheria intima… non che sia bastato, ma tant’è, le parole arrivano dopo, un attimo di pazienza e arriverà anche la recensione… Dimenticavo, anche le orecchie !!!

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