SENTINELLA di Fredric Brown

la sentinella 2

Proprio prima delle ferie parlavamo con i miei amici di quelle antologie  che negli anni ’70/’80, per gli Oscar Mondadori, uscirono raggruppando i migliori racconti del genere fantascientifico e non (nel “non” sono intesi anche il “giallo”, il “noir” e “l’alternativo”). Così mi è venuta la voglia di andare a cercare ancora qualcosa di questo tipo, ed essendo appena iniziata qui a Como la Fiera del Libro, ho colto l’occasione di ritrovare proprio una delle sopracitate raccolte di racconti, probabilmente una delle prime ristampata in questi ultimi anni, dato che la prima edizione curata da Asimov risale al 1957 e poi amplificata da Keyes nel ’59, fino alle successive traduzioni italiane edite da Urania negli anni ’60 e ’70 di Solmi e Fruttero e poi riprese a più misure nei periodi successivi fino agli anni 2000.
La fortuna di questo successo continua ad esistere per l’estrema bellezza dei racconti inseriti e per la qualità degli scrittori che li compongono: da Wells a Sheckley, da Philip Dick a Bradbury, da Matheson a Clarke, fino a Brown. Ed è proprio con questo autore che mi voglio soffermare per sottolineare l’essenziale grandezza racchiusa nella sintesi di un colpo di scena finale.  Non dico altro… anzi, qui di seguito vi trascrivo il racconto proprio di Fredric Brown (d’altronde è soltanto una pagina) perché se avrete la pazienza di leggerlo, capirete anche la bellezza di tutto il resto del libro e la perfetta sintonia degli altri racconti, delle metafore contenute.
Se amate la fantascienza (ma è consigliato a tutti) è una garanzia assoluta.

la sentinella 1

SENTINELLA

di Fredric Brown

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.
Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento un’agonia di fatica.
Ma dopo decine di migliaia di anni quest’angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro super-armi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano fatto conoscere. E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico.  Il nemico, l’unica altra razza intelligente della Galassia… crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.
Il primo contatto era avvenuto al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito. Quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. ma i nemici tentavano d’infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.
Stava all’erta, il fucile pronto. lontano cinquantamila anni-luce dalla sua patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire.  Molti col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle di un bianco nauseante, e senza squame.

le meraviglie del possibile

 

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10 thoughts on “SENTINELLA di Fredric Brown

  1. Batticuore e tenerezza. Gli Urania e i Gialli Mondadori erano territorio di mia madre (e più in là anche mio) quando tutti arricciavano il naso! Poi furono gli Oscar.

    sherahahdinuovomoltoafosoezanzareagogo’

    • Chiaramente quando parlo di “fantascienza” intendo quella cosiddetta “intelligente”, che potrebbe senza troppa falsa modestia, uscire dalla letteratura di genere ed entrare con tutti i titoli nella grande letteratura. Ci sono scrittori come Ballard per esempio (ma la lista potrebbe allungarsi a dismisura), i quali ci hanno dimostrato come si può scrivere anche in maniera diversa (e per diversa intendo appunto il mondo del fantastico), e nello stesso tempo rimanere con i piedi ben saldi per Terra, creando delle metafore straordinarie. Chiaramente il libro sopracitato va inserito nelle lettura estive per la connotazione, potremmo dire, leggera, nel senso che i racconti brevi hanno quello spirito legato alla sintesi, anche se nonostante questo, mancando il grande respiro del romanzo, riescono comunque ha crearti quel senso di sorpresa che ti emozione. Un esempio lampante sono la famosa e fortunata serie di telefilm conosciuta in Italia con il titolo: “Ai confini della realtà”, dove, nella brevità della storia si evidenziava l’intelligenza di una sceneggiatura straordinaria.
      Si è vero… incuriosisce, e perlomeno, in un breve momento della nostra esistenza ci lascia dentro quella piccola gioia interiore, di cui, ogni tanto, abbiamo estremamente bisogno, perché sorridere con “intelligenza”, fa sicuramente bene alla nostra voglia di andare oltre alle “meraviglie del possibile”.

  2. Questa fu uno dei primissimi racconti del genere che lessi (ero una bambina, forse forse una ragazzina), non ricordo se proprio da questa antologia, ma ricordo ancora le vivide sensazioni nel percorrere ogni singola riga, come se ci fossi anch’io su quel terreno lontano a tenermi stretta la vita. Mi rimase impresso a fuoco nella memoria questo finale, lo stupore sordo e inaspettato del trovarsi “dall’altra parte”… e così il giorno dopo, e dopo aver riletto questo brano altre decine e decine di volte, andai in biblioteca e mi portai a casa mezzo scaffale di altre simili pagine. 😀

    • direi che abbiamo fatto un percorso parallelo: anch’io lo lessi da ragazzo e rimasi sorpreso dal colpo di scena, il quale mi convinse e mi invogliò ad andare a leggere altre storie del genere e non, continuando a ricercare “finali di partita” convincenti e inaspettati per un lettore “di corsa”. In fondo, quando nella sorpresa troviamo numerose metafore per il nostro pensare, riusciamo ad assimilare sapienza e gioia, cultura e divertimento nello stesso tempo.
      E grazie del passaggio…

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