RICHARD MATHESON – Una leggenda ai confini della realtà

richard matheson 1 Settimana scorsa ci ha lasciato uno dei più grandi autori del genere fantascientifico, o se vogliamo precisare le etichette: del soprannaturale, o di quel mondo “Ai confini della realtà”, tanto per parafrasare la sua partecipazione come sceneggiatore a quella celeberrima serie televisiva. Non è casuale infatti che la sua fama, oltre che ai suoi romanzi (non molti per la verità, potremmo però aggiungere: pochi ma buoni), vada ricercata appunto nel suo lavoro come scrittore per il cinema e per il piccolo schermo; o meglio ancora, per quanto hanno attinto tutti questi media dai suoi racconti.  Richard Matheson nasce nel ’26 rochard matheson 3ma già agli inizi degli anni ’50 si mette in mostra con i suoi scritti brevi legati indissolubilmente al classico finale a sorpresa, e nel ’54 pubblica uno dei suoi romanzi più famosi: Io sono leggenda, le cui varie trasposizioni cinematografiche hanno sempre tradito, compresa l’ultima del 2007 (l’unica versione fedele al libro è stata fatta nel ’64 dal regista italiano Ubaldo Ragona, insieme, anche se non appare negli accrediti, a Sidney Salkow, con Vincent Price nel ruolo di protagonista e intitolato L’ultimo uomo sulla terra). richard matheson 11E’ sostanzialmente il ribaltamento dei ruoli, in un’umanità che, colpita da un morbo oscuro, è tutta trasformata in vampiri, eccetto uno, il quale di notte si deve difendere dai loro agguati mentre di giorno li stana nel sonno per ucciderli. Chiaramente quando verrà catturato si renderà conto che in questo nuovo tipo di umanità, a sua volta evolutasi dentro la sua trasformazione, è proprio Lui il mostro da temere e combattere, e sopprimere, richard matheson 12e capirà che in fondo “la normalità è un concetto di maggioranza, la normalità di tanti non sarà mai quella di uno solo”, ed è proprio da questa frase che portato al patibolo dirà la successiva: “io sono leggenda”, per come verrà ricordato in questa nuova civiltà.  Fondamentalmente il ribaltamento dei ruoli è alla base della sua scrittura, come per esempio il suo successivo lavoro: Tre millimetri al giorno (del ’56), dove, per una fuga radioattiva, un uomo si accorgerà di richard matheson 6rimpicciolire sempre, per tre millimetri al giorno appunto, trovandosi continuamente a provare cosa significa essere di fronte alla realtà, preda o predatore, gigante di un mondo infinitesimo o microbo in uno spazio infinitesimale. Chiaramente, il successo dei suoi romanzi particolari non passò inosservato a Rod Serling, ideatore della fortunata e per allora innovativa serie televisiva “The Twilight Zone”; e la sua scelta non fu casuale perché le qualità di Matheson come sceneggiatore erano veramente senza tempo, per l’originalità, l’ironia, il taglio della suspense e le grosse capacità di sintesi. Potremmo fare una lunga carrellata degli episodi che hanno dato la richard matheson 8fama e che hanno portato “ai confini della realtà” delle storie  rimaste nella memoria collettiva: da A World Of Difference  a  Nick Of Time, da  Once Upon A Time  a  Nighmare At 20.000 Feet, fino a The Box, ma la lista sarebbe lunghissima.  Inevitabilmente, il suo nome è rimasto legato indissolubilmente alle fantasie di questi personaggi, anche se la sua carriera non si è fermata mai. Successivamente sono arrivati altri romanzi, altre collaborazioni con rochard matheson14nomi importanti come Hitchocok e Spilberg: chi non si ricorda il film “Duel”, per esempio, dentro a quell’eterna lotta fra uomo e macchina. Altri racconti e altre storie dicevamo, un’infinità di personaggi mai banali e mai campati in aria; non c’era nel suo modo di pensare lo spazio interstellare o mondi sconosciuti oltre i confini dell’universo. I suoi confini erano le mura delle nostre case, il suo universo la nostra quotidianità popolata dalle nostre paure, dai mostri che abbiamo dentro e che riemergono senza tregua per appannare la nostra ragione. La sua immaginazione vagava nella nostra immaginazione, analizzando tutti i contorni delle nostre reazioni. richard matheson 13La domanda che dovremmo porci è perché siamo così attratti dal soprannaturale, perché le nostre ansie si rivolgono a un mondo sconosciuto dimenticando i passi sicuri della realtà.  La risposta va ricercata andando a ritroso nel tempo, nel senso che dobbiamo percorrere in senso inverso i passi della nostra esistenza, quella veramente personale e che ci appartiene in maniera intrinseca, fino ad arrivare alla nostra infanzia dove tutto si costruiva con la fantasia e il mondo reale si mischiava con quello dell’immaginazione, senza paure ancestrali, ma con l’ingenuità che popolava il mondo circostante con i desideri della nostra anima. Con questo non voglio dire che chi ama il genere in questione sia un eterno adolescente, ma è il distaccarsi dalla razionalità per un evasione richard matheson 9momentanea, cercare nel mondo sconosciuto legato a leggi che sostanzialmente sono leggi opposte al nostro modo di penare: una normalità opposta alla normalità che noi crediamo sia quella giusta, ma che in realtà è appunto una normalità di “maggioranza”. Se invece siamo  solo delle persone che non si fermano davanti a quello che vediamo, ma che vogliono andare oltre, che vogliono credere un po’ al di là delle nostre consuetudini, o  semplicemente vogliono evadere dal mondo circostante, probabilmente cercheremo altre dimensioni, quelle  poste ai confini della realtà.

richard matheson e serling ai confini della realtàRod Serling

Ritornando a Richard Matheson potremmo concludere  dicendo che la sua opera ha fatto da apripista per un genere spesso sottovalutato; ha posto le basi per un’interpretazione di un immaginario diverso, un immaginario che ci cammina vicino, al nostro fianco o intorno a noi, forse non ce ne accorgiamo nemmeno ma esiste, basta fare un passo più lungo del solito, basta forse chiudere gli occhi un momento e riaprirli un attimo dopo, solo un attimo, per capire che la realtà non è quella che vediamo ma che ci piace immaginare. E non bisogna andare su pianeti sconosciuti o su galassie lontanissime perché siamo noi stessi un universo, un mondo infinito da scoprire: provate solamente a rimpicciolire tre millimetri al giorno per vedere cosa esiste soltanto sotto i vostri piedi e sotto ancora.

rochard matheson 5richard matheson 10 Richard Matheson ci ha lasciato una testimonianza unica, una possibilità di entrare dentro ad altre dimensioni  senza dimenticare il nostro presente, senza allontanarci dalle nostre più semplici abitudini. Ci ha solamente fatto capire che esiste un mondo parallelo al nostro dove tutto è possibile, dove tutto si trasforma in maniera inevitabile, perché la nostra “normalità” non è quella che crediamo pigramente legata al nostro presente. All’improvviso tutto può cambiare !!!   Soltanto allora ci renderemo conto che la realtà non è quella che credevamo di vivere, ma quella che noi vogliamo che sia, fatta a nostra immagine e somiglianza. Invece basta un piccolissimo particolare per cambiarla radicalmente, o per assurdo, cambiarla di quel poco per annichilire la nostra psiche: un piccolissimo particolare, ma sostanziale per cambiare una vita intera. Sta a noi capire intelligentemente se siamo ancora in tempo…


Volevo solamente porvi una domanda: se un giorno qualcuno bussasse alla vostra porta presentandosi con una scatola semplicissima avente solo un piccolo bottone sopra di essa, e costui vi dicesse che basta premerlo per vincere un milione di dollari, però premendolo, in una qualsiasi parte del mondo qualcuno morirebbe, qualcuno che voi non conoscete… voi cosa fareste ?!!!

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14 thoughts on “RICHARD MATHESON – Una leggenda ai confini della realtà

      • Prima voglio vedere il cammello. Guarda che è un pezzo che giro per i bar, ne ho visti di barman che imbrogliano poveri avventori sbronzi. Certo che un milione è un milione e di persone ce ne sono così tante… Tornando però a chi i milioni li valeva davvero -in tutti i sensi- chi rimpiangi di più, come autore fra Matheson e Bradbury?

  1. The Box lascia una sensazione di disagio nel corso del film veramente profonda. Riesce a farti calare nella difficoltà della scelta, nell’angoscia con quelle atmosfere veramente particolari e l’attore che porta la scatola con il phisique dú role. In Italiano anche la voce é molto bella.
    Io non lo premerei, una vita non ha valore.
    Ps. Bella la chiave di lettura di Io sono leggenda, nella versione 2007 proprio l’avevo persa. Molto acuta.
    (Hai risparmiato 1 milione)

    • Purtroppo nella versione del 2007 hanno travisato tutto il finale, cambiandolo completamente, alterando tutto il significato del libro. La trasposizione cinematografica di “The Box” invece non l’ho vista, e non posso dirti come l’hanno interpretata, mi ricordo comunque l’episodio trasmesso nella serie di “Ai confini della realtà” (quella degli anni ’80, a colori, che però avevano perso l’immediatezza della serie originale), che manteneva la trama del racconto con il finale a sorpresa, anche se gli interpreti non erano all’altezza… ma tant’è !
      (grazie per avermi fatto risparmiare il milione… una vita non ha prezzo, perché un domani potrebbe sempre servirti. Siamo tutti collegati, in una maniera o nell’altra… prova a guardarti il film “Babel” di Alejandro Gonzàlez Inàrritu.
      Ciao…

  2. Per Stan:
    Mi piace quando una persona risponde a una domanda facendo un’altra domanda (comodo sviare il discorso). Comunque in qualsiasi caso è una domanda a cui non è facile rispondere: probabilmente Bradbury era più bravo come romanziere perché
    Fahrenheit 451 è un capolavoro inarrivabile; mentre Matheson era più portato a fare lo sceneggiatore, infatti lo preferisco nei racconti brevi. Ma se proprio devo scegliere, alzo la mano per il secondo e lo rimpiango per come è riuscito a interagire con il mezzo tecnologico. Bradbury era più puro e Matheson più contaminato, uno è rimasto più fedele alla scrittura, l’altro invece non ha avuto problemi ad interagire con la sua metà oscura, e forse ha avuto più coraggio… milioni a parte (!)

    Ma a proposito di milioni… LO SCHIACCI QUEL PULSANTE, O NO ?!!!

  3. No ! Il pulsante non lo premo.
    La vita di chiunque non ha prezzo.
    The Box mi ha lasciato una certa amarezza in quanto, forse, mi aspettavo un colpo di scena che non c’è stato.
    Direi abbastanza piatto.
    I romanzi da cui vengono tratti i film di fantascienza, sono decisamente più coinvolgenti… Ci mettiamo la nostra interpretazione di lettore ! Anche il film io sono leggenda, rispetto a ciò che hai documentato nel post, è solo un esercizio cinematografico ! Nulla di che !

    ciao.

    • come ho già risposto in un intervento precedentemente, la trasposizione cinematografica di The Box non l’ho vista, di conseguenza non posso relazionare in questo caso. Il racconto però mi è piaciuto molto, e c’è il colpo di scena che caratterizza il finale, ma come sempre, compreso “Io sono leggenda”, quando non hanno chiamato Matheson a fare da sceneggiatore, le cose sono sempre andate in un’altra direzione, e come dici tu, sono state soltanto un esercizio di stile. Chiaramente libri e film sono due cose completamente differenti, e difficilmente da un bel romanzo hanno tratto una buona pellicola, e ognuna delle due parti ha i suoi estimatori. Direzioni diverse per strade diverse, soltanto ogni tanto convergono fra di loro…
      Ciao !

  4. The box devi vederlo. Cmq io sostengo che nessun film a mio parere può incontrare le aspettative che ognuno di noi si crea nella sua libertà del libro di interpretare, anche gli odori e i suoni.
    Proprio l’altra sera hanno trasmesso Io sono leggenda quello del 2007 diretto da Francis Lawrence con un giovanissimo (e tutto sommato bravo) Will Smith.
    In questi primo dieci anni del nuovo secolo abbiamo assistito e assistiamo alla scomparaso di grandi personaggi – tantissimi – che hanno lasciato segni indelebili che ci hanno arricchito.

    sheramentrediluviaetuonaspettaperuscire

    • Hai perfettamente ragione perché libri e film sono due cose molto differenti, e quello che riesce a darti un libro (mi è piaciuta molto l’interpretazione dei suoni e degli odori… ma è proprio così) non riesce a trasmetterti un film; d’altro canto le emozioni visive e la
      dinamica di un film non si può trasportare in un libro. E’ sostanzialmente un dare-avere che ognuno di noi, in base alle sue aspettative e il suo carico emozionale, assimila per quello che vuole ricevere: chi preferisce leggere e chi vedersi una buona pellicola, o tutte e due le cose insieme. Io penso che Matheson sia una di quelle persone che sia riuscito a far convergere le strade delle rispettive arti, e come dici tu, ci ha arricchito sia dal punto della scorrevolezza più semplice, sia verso piani culturali più alti, e in fondo noi siamo contenti per ciò che ci ha lasciato…
      Grazie del tuo passaggio !

      P.S. – Se fuori piove e tuona, esci tranquilla… te la ricordi la canzone ?!!

      • fermo restando che film e libro (stesso soggetto) non saranno la stssa cosa: nel libro il lettore diventa coopartecipe ed anche nella più minuziosa descrizione trova spazio per inserirsi, il film “è” autonomamente. Leggendo un libro viaggi, un film ti inchioda alla poltrona.

        sheracheamaentrambimainmodiversigrazieate 🙂

  5. un libro è il lavoro di un singolo, un film è il lavoro di un gruppo di persone: dal regista allo sceneggiatore, dal direttore della fotografia al compositore delle musiche fino all’interpretazione degli attori, di conseguenza, inevitabilmente, sono prodotti differenti che rispondono a dinamiche differenti, ambedue godevoli. Sono due cose diverse e come tali devono restare… E allora amiamoli entrambi, vivremo sicuramente più felici !!!

    • probabilmente è questa la cosa più bella: lasciare un’orma incancellabile per quelli che verranno dopo. Guarda i fossili, per esempio, si lasciano ammirare nonostante siano vissuti milioni di anni fa, e ogni loro millimetro è una scoperta. Lo stesso discorso vale anche per gli artisti: meraviglia sopra un’altra meraviglia..
      Ciao!

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