LOTTA DI CLASSE

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In questi giorni successivi al voto elettorale mi sono riletto questo romanzo di Ascanio Celestini: Lotta di classe, uscito nel 2009, e devo dire che le impressioni percepite quattro anni fa sono rimaste identiche. In questo libro si raccontano le storie di quattro persone: Marinella, Salvatore, Nicola e Patrizia, a cui si ricollegano quelle di tantissime altre, all’interno di un palazzone alla periferia di Roma, vicino al raccordo anulare. Sono la storie  dei lavoratori precari dei nostri giorni, tra il Call Center e il Grande Centro Commarciale, tra una “chiamata” e un “progetto” e uno stipendio che ormai non serve nemmeno per salire le scale, anche se la rabbia e la voglia di non arrendersi mai sono le caratteristiche di una generazione che a tutti i costi vuole cambiare le cose, altro che rassegnazione… Sono le storie del nostro presente che si evidenziano sotto la penna di un maestro come Ascanio Celestini, il quale riesce a farci sorridere dentro una tragedia quotidiana dai contorni grotteschi. L’espediente è quello già collaudato da molti di raccontare lo stesso episodio visto con gli occhi di persone diverse, e dentro a questa varietà di vedute  si capisce come una realtà identica viene distorta e convertita dalle menti di protagonisti accomunati dalle stesse problematiche, ma evidentemente divergenti in base alle proprie aspirazioni. In questo caso però, si riescono a superare le facili speculazioni  in cui si potrebbe cadere con una trama simile,  ampliando il racconto nella quotidianità di ogni personaggio, per farli convergere  poi nell’identico finale, fino alla splendida poesie delle pagine conclusive. Il tutto è variegato da un umorismo tanto amaro quanto divertente, perché la sovrapposizione dei fraintesi in base alle varie interpretazioni delle scene, è tale da incuriosire volutamente il lettore.

Un esempio stupido: Salvatore, il fratello piccolo (come viene chiamato), nella sua crescita frettolosa degli adolescenti di oggi, viene preso in giro da Nicola (il fratello grande), il quale gli dice che il sesso si può fare anche da dietro, basta usare la crema Nivea; così quando Salvatore entra nell’appartamento della signorina Patrizia (così come la chiama lui) per bagnarle i fiori (incarico dato da lei per una sua assenza) e vede appoggiata in cucina un tubetto di crema Nivea, incomincia tutta una serie di fantasticherie che avranno un seguito; mentre quando si legge la versione di Patrizia, si vedrà che lei, la crema, l’aveva messa apposta in vista, perché voleva dare a un estraneo un’idea di pulizia e di ordine, insieme a l’essenza di una “brava ragazza”. Questo è chiaramente un esempio stupido, ma rende l’idea di come una commedia agrodolce può rigirarsi fra le mani dentro le sfaccettature dei vari personaggi che la popolano e che la fanno vivere, senza troppa presunzione. In fondo, tutto questo presente è una continua alterazione della realtà, e nonostante non cambi niente, ognuno di noi ha la sua versione alternativa, e con questa cerca di prepararsi alla sua idea di lotta, sia a corrente continua che alternata: ma chi ha detto che il tempo è denaro? Un filosofo, un banchiere o un orologiaio? La risposta è dello stesso scrittore perché se è vero che il tempo è denaro, il tempo di questi protagonisti dev’essere il denaro di qualcun altro…

…e passo attraverso il muro. Il primo è il divisorio di plastica tra la mia postazione e quella che mi sta davanti. E gli assistenti di sala, quelli che chiamano corvi, kapò, sciacalli, mi guardano come nel film dove si dice “non crediamo ai nostri occhi”. E invece ci dovete credere perché io passo attraverso i muri. Perché appena cerchi di fare ordine, di ristabilire una gerarchia naturale tra la vita e la morte, immediatamente scompare tutto ciò che non serve e anche i muri fanno meno resistenza all’aria. Perciò me ne vado verso l’uscita e attraverso le porte antipanico senza premere sui maniglioni rossi. Senza panico. Passo attraverso i muri di vetro antiproiettile. Scendo per strada, attraverso le recinzioni di villette antiladro controllate da allarmi antizingaro, protette da inferriate antinegro con vernice antiruggine dove antipatici padroni antisemiti con crema antirughe fanno antipasti antiallergici in bunker antiatomici. Attraverso le banche videosorvegliate. Attraverso i muri delle zecche. E fanno bene a chiamarle così perché le hanno inventate per succhiare il sangue alla gente. Attraverso i muri delle caserme, dei manicomi, delle galere. E mi viene da ridere mentre una guardia prova a fermarmi, perché attraverso anche lei con la sua divisa. Lei che si girerà verso i superiori e dirà: “Brigadiere che facciamo? Questa è stregoneria!”  E io le risponderò: “No, questa è lotta di classe”.

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2 thoughts on “LOTTA DI CLASSE

    • Celestini è un autore molto interessante che ha basato il suo stile di scrittura sul divertimento ironico (a denti stretti, perché spesso le sue storie sono anche tragedie dai contorni agrodolci). Oltre che scrittore è anche sceneggiatore, poeta, cantautore, anche se il suo successo l’ha avuto con i suoi testi teatrali. Non ha mezze misure: piace o non piace… Questo libro è, come ti ho già anticipato, divertente e amaro nello stesso tempo, anche se alla fine si ride di gusto e si parteggia completamente per i suoi protagonisti, e ognuno sceglie quello che più si avvicina al suo immaginario

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