SEABROOK POWER PLANT – “1 e 2”

seabroock power plant_NEW

Lo so! La prima domanda che vi gira per la testa è: “…ma che nome ha questa band ?…” Insomma, è anche vero che i due fratelli che la compongono insieme a Tom Blancarte al basso, si chiamano appunto  Seabrook, e per la precisione: Brandon Seabrook al banjo e Jared Seabrook alla batteria. Ma in realtà il riferimento maggiore è relativo alla famosa Centrale Nucleare di Seabrook nel New Hampshire a nord di Boston e a sud di Portsmoouth; nota alle cronache per l’acerrima opposizione della popolazione locale e per le battaglie degli ambientalisti. Un territorio statunitense questo molto nuclearizzato in cui il regista Manoj Shyamalan ha ambientato il film “E venne il giorno”, dove appunto la natura si ribella all’uomo rilasciando una tossina che innesca un irrefrenabile istinto al suicidio.  A questo punto la disquisizione delle metafore si spreca, perché oltre al riferimento omonimo e oltre a un testo che letteralmente si traduce in Centrale Elettrica Seabrook, in senso traslato si potrebbe riscrivere in: “Motopropulsore Seabrook”, sempre con la doppia valenza significativa.

Seabrook+Power+Plant+seabrookfouton_bygannushkinE arriviamo al dunque: con queste premesse esplosive legate ad una reazione a catena fuori controllo, si arriva alla conseguente conclusione che la musica di questi 3 rampolli, sia una deflagrazione di note con tutto il risvolto sociologico che ne deriva a che vuole esprimere. E infatti è proprio così! A tal punto che la critica è rimasta spiazzata nel catalogare le loro performance, definendole nei modi più disparati: jazz-punk; avant-garde-experimental; thrash-country; bluegrass-metal; hardcore-folk  e via di questo passo. E’ anche vero che questa non è musica facilmente collocabile dentro un genere prestabilito, soprattutto per le sue forme di “originalissima” e conturbante violenza.
I nostri 3 eroi hanno pubblicato due album che sostanzialmente si equivalgono, semplicemente intitolati con la progressione dei numeri “1”  e  “2”, e che esprimono uno stato d’animo di ribellione collettiva e contagiosa. Non è musica facile, bisogna immergersi nei significati emotivi che vuole trasmettere. E come se gli Stooges si fossero fusi con i Sonic Youth e avessero assoldato un manipolo di terroristi sonori a fargli da spalla, dopo essersi infilati degli elettrodi per tutto il corpo e una volta data la corrente avessero iniziato a delirare, innescando quanto più di tellurico si possa immaginare.
seabrook-power-plant-1I pezzi sono tutti costruiti su una base ritmica sincopata e martellante, in cui il basso e la batteria propongono e ripropongono alla stregua di una percussione pneumatica, mentre il banjo elettrico di Brandon li segue con schegge impazzite e dissonanze dalla spettacolarità pirotecnica, con un insieme di scatti-show che raggiungono un’overdose di tonalità indefinibili: una specie di trance dentro a un folle stato di improvvisazione, il quale ben presto si tramuta in un rumore bianco carico di sfumature post-moderne. Il banjo elettrico (a volte si vede anche una chitarra) e quello cosiddetto “tenore”, a sole 4 corde: praticamente gli manca la quinta, più corta e solitamente suonata dal pollice, che sostanzialmente serve per creare l’effetto bordone. La conseguenza è una serie di tonalità più acute, più secche e accentuate dentro ai ritmi maniacali che il leader del gruppo getta nell’aria, sopra a degli spettatori ormai ridotti allo stato di schizofrenia pura. La deriva inquisitoria che ne consegue è lancinante, mentre la tortura sonora vuole essere una lama che penetra nel cuore delle questioni, innescando nell’ascoltatore un’irritazione involontaria  idealmente ricollegabile alle posizioni militanti a cui la Seabrook Power Plant si rifà, vomitando continuamente tutte le loro pulsioni, a tal punto che, a detta dei partecipanti, quando un loro concerto supera i 30 minuti e raggiunge i 45 è già un successo, non tanto per la reazione del pubblico, ma per l’enorme fatica profusa dai nostri protagonisti. Basta leggere i loro titoli per farsi un’idea della base inspiratoria e dell’evoluzione conseguente che vogliono raggiungere: Waltz of the Nuke Workers; Occupation 1977; Base Load Plant Theme; Doomsday Shroud; Black Sheep Squadron; The Night Shift; Forcep Perfection; Sacchetto Mal D’Aria; Lamborghini Helicopter, e via di questo passo…

Eppure, dentro a questo tsunami elettroacustico, si percepisce un’ironia di fondo per niente casuale, anzi, sicuramente è voluta da questo rivoluzionario combo, il quale vuole proporre la sua deriva rumorista con la rabbia e il sorriso. Ne è testimone l’aneddoto derivato quando acquistai i loro CD direttamente per posta dal loro sito. Solitamente, per evitare i disguidi delle spedizioni, gli imballi li faccio arrivare  all’indirizzo di mia madre, così essendo in casa più di me si evitano i problemi con i corrieri. Ebbene, questi ragazzotti americani, nel vedere l’indirizzo del richiedente corrispondente a una donna di nome Maria (questo è il nome di mia madre), per di più italiana, hanno disegnato sul retro della busta con il pennarello un sacco di cuoricini, scrivendo: “Thanks Maria”; “I Love You Maria” (!!!). Simpatici… se sapessero che mia madre ha 85 anni probabilmente si farebbero una bella risata, ma in fondo, in ogni latitudine del mondo, l’amore non ha età… goodbay my friends !!!

cuoricini3


Se poi volete approfondire il discorso ambientalista per verificare di persona i problemi che la suddetta Centrale ha provocato nel territorio in questione, vi posto  questo video abbastanza divulgativo che, se anche in inglese, riesce a far capire tutti i risvolti della questione… salute !!! E se ci riuscite… buon ascolto !!!

cocktail abbinato: “Bouncing Bomb” – (l’arsenale)

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