L’ EROTISMO DI OBERDAN BACIRO di Lelio Luttazzi (Einaudi)

Qualcuno di voi più malizioso potrebbe supporre che la recensione di questo libro (e chiaramente anche il suo precedente acquisto) derivi dalla innata curiosità maschile verso “certe tematiche” che, inevitabilmente, attirano e seducono da quando sono nati gli uomini (e le donne). Se poi in copertina vengono messe, non un paio, ma ben tre paia di gambe femminili, beh… il gioco è fatto, non si può che cadere nella trappola, o almeno, nella voglia di sfogliare queste pagine.  In realtà (magari non ci crederete) sono stato attirato dal nome dell’autore: Lelio Luttazzi appunto. Io me lo ricordo appena, ma negli anni ’60 era una sorta di re  italiano dello swing; fu lui a sdoganare il jazz al grande pubblico televisivo nel nostro paese insieme ad Arbore e Boncompagni. Protagonista delle trasmissioni del sabato sera insieme a Mina, Sylvie Vartan e altre soubrette dell’epoca. Autore di famosissime canzoni e di duetti dal vivo che, per la televisione di allora, erano sicuramente innovativi, soprattutto per l’ironia e la sagacia con cui venivano proposti. Fu fatto fuori (artisticamente intendo) insieme a Walter Chiari per una mai chiarita (e scusate il gioco di parole) storia di droga, che in quel mondo girava ormai da tempo, solamente perché il successo per uno che osava fino al limite, a quel tempo (e non solo a quel tempo), dava fastidio e come sempre suscitava invidie. Tra l’altro, la stessa sorte è capitata anche a  Daniele Luttazzi (in realtà non c’è parentela ma lo pseudonimo del cognome è stato scelto da Daniele Fabbri, questo il suo vero nome, per omaggiare appunto il grande Lele), uno dei comici più abrasivi degli ultimi anni che, con i suoi monologhi, ha fatto tremare politica e religione senza mai nascondersi, senza mai tirarsi indietro (come ho già detto, se in questo paese la vera opposizione l’ha portata avanti chi faceva satira, qualche domanda dovremmo pur farcela). Comunque, stesso destino dicevo, o se preferite, la solita storia: chi da fastidio al sistema dev’essere messo a tacere. Ma veniamo al libro in questione. Con queste premesse e con le tematiche narrate, forse, le mie aspettative erano diverse e probabilmente, quest’ insieme di variabili, ha contribuito a dare una valutazione complessiva appena sufficiente al romanzo, o perlomeno, bisognerebbe dargli due valutazioni. Innanzitutto questo manoscritto è stato ritrovato dalla moglie e pubblicato postumo dopo la morte di Luttazzi avvenuta nel 2010 (era nato a Trieste  nel 1923) e fa parte di quel filone satirico che ha caratterizzato il personaggio, anche se questo è  forse l’unico suo romanzo, perché le sue opere narrative erano sempre state concepite come sceneggiature televisive o cinematografiche, e in effetti, visto da questa angolatura, si presta molto. Sostanzialmente la storia è l’iniziazione sessuale del protagonista Oberdan Baciro che, dall’infanzia fino all’adolescenza e oltre, insegue disperatamente “quell’oscuro oggetto del desiderio”, all’interno di una serie di gag e situazioni al limite del credibile, perché in fondo, sintetizza le storie di tutti i maschietti di questo mondo, con la sola differenza che questo Oberdan è proprio uno sfigato. Non gliene va mai bene una, e quando la cosa sta per mettersi come uno penserebbe, succede sempre l’inevitabile. Insomma, lo si legge con il sorriso sulle labbra: ogni tanto si ride di gusto, ogni tanti ci si annoia, e ogni tanto si rimane incuriositi dall’ambientazione circoscritta nell’Italia fascista degli anni ’30 fino all’inizio della seconda guerra mondiale. E in effetti da questo punto di vista viene messo in evidenza il puritanesimo e il bigottismo (di facciata) solitamente nostrano, accentuando il situazionismo di quei tempi che, per il povero Baciro, assume toni paradossalmente divertenti, per lui e per il suo “chiodo fisso”.
Due valutazioni dicevo, perché se lo leggiamo dal punto di vista della scrittura, qualcosa andava corretto (anche se sono da elogiare i dialoghi in dialetto triestino che rendono molto credibile e comico lo svolgersi delle vicende); se invece lo guardiamo dal punto di vista satirico, lo si brucia in poche ore come una commedia leggera, e si rimane soddisfatti. In fondo, fra desideri, erezioni e illusioni quanti di noi farebbero il tifo per Oberdan Baciro ? Beh… penso proprio tutti !
Concludo con due battute dell’altro Luttazzi, perché in fondo diceva che gli uomini hanno solo due sentimenti: arrapato e affamato. Per cui, donne, date un’occhiata al vostro partner: se non è in erezione, fategli un toast !  
E la seconda... da una statistica è risultato che il 50% degli italiani ha una relazione extraconiugale. Sapete che cosa significa ? Che, se non siete voi, è vostra moglie !
E Oberdan Baciro aggiungerebbe qualcosa? Nulla…  lui era solamente arrapato, perché da mangiare, allora, non c’era neanche il pane, figuriamoci un toast. E le relazioni extraconiugali? Beh… lasciamo perdere. Ciao… buona lettura.

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10 thoughts on “L’ EROTISMO DI OBERDAN BACIRO di Lelio Luttazzi (Einaudi)

    • dipende qual’è l’esagerazione che intendi tu. Intanto lo hanno messo a tacere (e non solo in televisione, perché fa anche fatica a trovare i teatri dove esibirsi); prova a cercare in rete, che ne so, le sue frasi celebri o i suoi monologhi…

  1. anyway, a tutti questi luttazi va la nostra simpatia spontanea perchè hanno portato dubbi/questioni/satire/agrodolce in quantità massiccia e per questo non sono piaciuti…anche minimi dilemmi creano scombussolamenti ….lode lode lode

  2. Bisogna fare una precisazione importante: nel post ho parlato dell’arresto di Lelio Luttazzi avvenuto nel giugno del 1970, per spaccio e detenzione di stupefacenti. Accusa da cui venne prosciolto completamente dopo un periodo di detenzione. Ma da quell’esperienza non si riprese più, perché il mondo dello spettacolo ti crea e ti distrugge nello stesso tempo. Gli squali sono sempre intorno a noi, per questo motivo ripeto la frase di prima: speriamo che di Luttazzi, ne arrivino altri… tanti, soprattutto in questo momento…

  3. interessante mettere in relazione i 2 luttazzi… uno un grande della musica e dell’intrattenimento… l’altro geniale satiro… ma dove è finito daniele? abbiamo bisogno di lui… saluti.

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