Carlo Fruttero e i mondi di Urania (o il nostro ?)

Su Carlo Fruttero, scomparso domenica scorsa, in rete potete trovare di tutto. Volevo solamente soffermarmi su una “scelta di vita”, che io ritengo basilare per la dimensione di un uomo; e quando uso la parola “uomo”  non intendo il semplice sostantivo, ma il significato intrinseco che ne racchiude la grandezza. Non è un caso che lui, un giorno, andò da Gulio Einaudi dove lavorava (e qui parliamo dell’ Einaudi degli anni ’50: centro dell’ intellighenzia italiana del periodo, che gravitava intorno a Natalia Ginzburg e Italo Calvino), ebbene, andò da loro, suoi carissimi amici annunciando che lasciava la, “loro”  casa editrice, per andare alla Mondadori,  per fare Urania, un giornaletto di fantascienza con omiciattoli verdi in copertina. Come disse lui: provate ad immaginare la loro faccia (!)  E’ questo il punto, una persona inelligente con una carriera davanti, dentro al tempio della cultura italiana degli anni, che invece segue le sue passioni, la sua voglia di essere un uomo libero. Se poi a questo aggiungiamo la sua collaborazione con Franco Lucentini, sostanzialmente la sua altra metà, il resto è fatto. Con lui ha firmato quasi tutti i suoi libri, anche qui irritando la critica, la quale sosteneva che era impossibile scrivere a quattro mani, perchè in due si può essere al massimo degli astuti mestieranti in cerca di soldi; l’ ispirazione deve essere unica. Quante stronzate… loro hanno dimostrato il contrario, pubblicando una serie di libri, da A che punto è la notte  La donna della domenica (da cui Luigi Comencini ha tratto un bellissimo film) che, se qualcuno li ha relegati nella letteratura di genere come dei semplici “gialli”, invece sono degli ottimi romanzi alla fine accettati dalla “critica”.  A loro diventare ricchi non interessava, volevano seguire le loro passioni, vivere vivendo le loro passioni, e così hanno fatto, soprattutto lui: Carlo Fruttero, moralista divertente e ironico, mai sarcastico, semplice nella sua umiltà e acuto nel suo disincanto. Come ha scritto Paolo Di Stefano: quel profilo basso dei sentimenti (e della scrittura). E io aggiungerei, quel profilo autentico, che non guasta mai. Basta leggere il titolo di uno dei suoi libri: La prevelenza del cretino, già (!) quanti ce ne sono nella nostra società, e vi posso assicurare amici miei, che questa, non è fantascienza…

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