THE DREAM SYNDICATE – How Did I Find Myself Here?

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Con la band di Steve Wynn ho sempre avuto un rapporto particolare, perché in un certo senso di sogni e di sindacalisti la mia vita ne è sempre stata piena; ma in realtà c’è stato un momento particolare in cui le loro schitarrate hanno rappresentato per la mia crescita e il mio susseguente futuro, un qualcosa d’importante. Si perché, c’è stato un momento della mia esistenza dove è avvenuta una tragedia: per qualche anno non ho ne più ascoltato e ne comprato dischi. Vuoi situazioni familiari, vuoi situazioni ambientali, vuoi altri fattori e soprattutto un abbassamento della qualità musicale stessa di quel preciso momento, in cui ho avuto uno stacco radicale da questo mondo. Poi un giorno, come risvegliato da un coma profondo o da un sonno criogenico dove mie ero volontariamente cacciato, ecco che passando davanti ad una edicola, notai la copertina di una rivista musicale (la posso anche citare: l’allora “mitica”, e sottolineo ancora “l’allora” , Mucchio Selvaggio), ebbene, non so perché ma ne fui attirato e lessi l’articolo che parlava del primo disco solista, appunto di Steve Wynn, leader dei Dream Syndicate. Comprai il vinile e mi piacque moltissimo, a tal punto che mi precipitai a ricercare disperatamente tutti i precedenti lavori di questo gruppo che si era da poco sciolto, bootleg compresi. Fu proprio un’attrazione fatale! E’ vero i primi due loro album: “The Days of Wine and Roses” e “Medicine Show” sono straordinari, ma fu con il loro disco dal vivo: “Live at the Raji’s” che personalmente raggiunsi l’estasi dell’orgasmo per anni abbandonato. Impazzii letteralmente e il bell’addormentato (beh.. bello, insomma) da quel giorno fatidico non si è più fermato. Non ci sono stati baci di principesse o belle gnocche a risvegliare quel fatidico sonno, ma le note di questo gruppo californiano, alfieri del Paisley Underground.

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QUANDO LA CULTURA NON SI FERMA…

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Se in questi mesi sono mancato, lasciando libero il locale agli avventori, è perché mi sono dovuto dedicare al progetto di cui sopra: “MAI LA PAROLA RIMANE SOLA – 40 anni fra poesia e cultura”, che vuole festeggiare i 40 anni di attività del Gruppo Letterario Acàrya, un’associazione culturale della città di Como nata nel 1977, per il merito di un nugolo di appassionati di poesia, i quali, nel corso degli anni, hanno raccolto sempre maggiori adesioni ampliando la proposta contaminando l’attività letteraria con altre espressività artistiche; ma soprattutto, facendo dell’amicizia fra i suoi componenti, il valore principale  su cui basarsi.
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I TRE GIORNI DEL BARMAN

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Non sono mai stato bravo in matematica: forse sono solo tre giorni, o tre mesi che ho lasciato il Bar in balia degli avventori… ma cosa ci volete fare, se manca il proprietario con chi parlano i clienti? In fondo il bere è tutta una scusa per scambiare due parole o due chiacchiere, perché la vita si valorizza con la comunicazione verbale e con lo scambio di idee fra amici; e tutto questo viene assimilato con i riti alla vita che ogni tanto bisogna assolvere per sentirsi liberi, per sentisi in pace con se stessi. E’ vero… bastano pochi minuti (o qualche ora) per essere qualcuno: magai un eroe qualunque, tanto per mandare a ‘fanculo il mondo. Si… pochi minuti, e la nostra vita riprende vigore: un buon bicchiere, la musica giusta, una lettura ideale di cui parlare, quel poco di attualità e un pizzico di pettegolezzo lasciato al divertimento, perché sapete, d’ironia ci si nutre per mandare a ‘ fanculo il mondo una seconda volta…
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